I Krampus

Eppan, 3 dicembre 1805.

E’ pomeriggio, e fa particolarmente freddo. Nella casa in cui abita con suo marito Peter, Maria butta un altro pezzo di legno nella stufa economica, sul cui piano è messo a scaldare un pentolino con il latte per il piccolo Florian.
Maria si occupa della casa, da brava moglie, e cerca di amministrare al meglio lo stipendio che Peter guadagna col suo duro lavoro nell’azienda vinicola Brigl. In questo momento lui non è in casa: Maria gli ha dato quanto basta per andare a comprare pane, latte ed uova.

E’ sera, fuori fa freddo, ma Peter sta al caldo, tra le braccia (e tra le gambe) di Katharina, la giovane figlia di un suo collega vignaiolo: dopo aver speso in alcool tutti i soldi che la moglie gli aveva dato (“me li sono guadagnati io, diavolo, potrò spenderli come voglio!”), era andato a trovare la giovane amante, ben conoscendo i turni di lavoro del padre di lei, e sapendo che la madre era morta da anni. Ed ora, stordito dall’alcool, affoga dentro di lei quasi incosciente, una bestia che placa il suo appetito.

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Bozen, 6 dicembre 1805.

Alexandra, appena sveglia, salta fuori dal suo lettino e scende di corsa le scale, correndo verso il soggiorno.
«Mamma! Papà! E’ passato San Nikolaus? Cosa mi ha portato?»

Il padre, Josef, siede in poltrona fumando la pipa: tra meno di un’ora andrà ad aprire la sua bottega di calzolaio, ma per nulla al mondo si sarebbe perso la gioia della figlia minore nel trovare i regali davanti al caminetto.
Certo, la giornata di festa sarebbe stata completa se anche suo figlio maggiore, Peter, avesse potuto essere presente, magari con Maria, la giovane nuora a cui lui e sua moglie Theresa erano tanto affezionati, ed il piccolo Florian. Ma da quando si era trasferito ad Eppan per lavorare come vignaiolo non tornava tanto spesso a trovarli. Al pensiero, un velo di tristezza gli cala sul viso, facendogli appassire il sorriso sotto i folti baffi. Ma è un attimo: Mamma Theresa sbuca dalla cucina, dove stava preparando una bella colazione per tutta la famiglia.
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«Ma tua moglie non ti aspetta a casa? Non pensi che possa sospettare qualcosa?»

Gli chiede Katharina, mettendosi a sedere sul letto.
Peter la osserva. Non risponde subito: l’assapora ancora una volta con gli occhi: i capelli castani arruffati, più scuri e più lunghi di quelli di sua moglie. Le lentiggini sugli zigomi. Il seno rosa e pieno. Non scarno come quello di Maria, che non ha nemmeno il latte per il loro piccolo Florian. Poi, riabbottonandosi i pantaloni:

«Le dirò che il negozio era chiuso e che sono dovuto andare a cercarne un altro. O che mi sono trattenuto con tuo padre per affari di lavoro. Insomma, prima di arrivare a casa mi sarà venuta in mente una balla buona.»

Ora è il turno di Katharina di osservarlo in silenzio. Non lo giudica, non le importa in realtà. Forse un giorno sarà gelosa, e lo vorrà tutto per sé. Forse invece si stancherà di lui. Per ora le vanno bene quei momenti di piacere clandestino, e tant’è. Peter, quasi parlando più con sé stesso che con lei, aggiunge:

«Tanto ci crede sempre, alle mie storie…» Quello che però si limita a pensare, ma non dice, è che forse Maria voglia credere intenzionalmente alle sue bugie, per non dover affrontare la realtà.

Finisce di vestirsi, ignorando il bacio che Katharina gli manda come saluto, scivola guardingo fuori dalla porta, solleva il bavero per proteggersi dal freddo e si avvia nel buio della sera.

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Alexandra si fionda con gridolino sui regali che San Nikolaus (ovvero: mamma e papà) aveva disposto per lei davanti al camino durante la notte. C’è un sacchetto di stoffa contenente frutta secca, ed una scatola di cartone al cui interno c’è una bambola di pezza. Ma a catturare l’attenzione della bimba è una grossa scatola quadrata, alta una quarantina di centimetri.

Theresa, dando di gomito al marito, gli chiede sottovoce, attenta a non farsi sentire dalla figlia:

«Ed in quella? cosa ci hai messo?»
Josef la guarda sorpreso, le sopracciglia inarcate in un’espressione interrogativa:

«Ma non l’hai messa lì tu, quella?»

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Peter cammina lungo la strada principale quasi completamente deserta nella sera della vigilia del giorno di San Nikolaus, pensando a quale storia raccontare a Maria. Si rende anche conto di non aver preso nulla per Florian e non avere più nemmeno un soldo in tasca, dopo essersi bevuto il contenuto del suo portamonete in taverna.

D’improvviso sente un bisogno fisiologico, e si infila in un piccolo vicolo isolato, per poter svuotare la vescica. Mentre sta facendo, improvvisamente sente un rumore di catene provenire dal buio del vicolo, che si fa pian piano più vicino.

«Chi diavolo…»

Rapidamente si ricompone e si volta verso la fonte del rumore: dall’oscurità avanza una creatura antropomorfa alta più di due metri, coperta di un lungo pelo fulvo. Solo il volto è glabro, e sembra cuoio invecchiato. Due occhi gialli lo fissano al di sopra di un naso adunco ed una bocca spalancata irta di lunghi denti irregolari, tutti appuntiti come zanne. Sulla testa, in mezzo ad una chioma tanto lunga quanto lercia, spuntano due corna simili a quelli di un ariete, così come caprini sono gli zoccoli che sostengono la creatura.

Attorno al petto e lungo le braccia delle spesse catene arrugginite, lunghe al punto che strisciano sul terreno, producendo un suono sinistro.
Peter rimane frastornato per l’orrore, incredulo di fronte a questa visione, e si volta per scappare, con la voce che gli muore in gola. Ma appena si volge verso la strada da cui era venuto, si trova la via bloccata da un’altra creatura simile alla prima: questa coperta di una bianca pelliccia, il volto pallido come quello di un cadavere, gli occhi rossi come sangue, e due lunghe corna da muflone che sbucano dalla fronte. In mano regge uno scudiscio fatto di rami di betulla.

Apre la bocca, e ne esce un fiato mefitico. Con una voce che sembra venire dalle stesse profondità dell’inferno, sentenzia:
«Peter! quest’anno non sei stato buono. Proprio per niente. E per questo, ora avrai la giusta punizione.»
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Alexandra ha tenuto la scatola più grande per ultima, speranzosa di trovarci il regalo più bello. Scioglie il fiocco che la chiude, mentre Josef e Theresa si guardano con aria interrogativa, chiedendosi da dove arrivi quel regalo.

La piccola finalmente apre la scatola e… sgrana gli occhi e spalanca la bocca, osservando il contenuto.

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Prima che Peter possa far qualcosa, la creatura alle sue spalle fa partire un violento colpo con la catena che lo colpisce sul fianco, spaccandogli le costole e togliendogli il respiro. Quello di fronte a lui lo sferza violentemente al volto con la sua frusta, strappandogli la pelle ed alcuni brandelli di carne dalla guancia sinistra. Peter urla di dolore, ma nessuno sembra sentirlo. La catena colpisce ancora alle gambe, spappolandogli una rotula.

Peter è a terra, faccia in giù, la frusta gli sbrindella gli indumenti e gli scortica la schiena, aprendo profonde ferite frastagliate. Il dolore è insopportabile, non riesce a reagire, non riesce nemmeno a respirare. Poi la catena colpisce un’ultima volta, violenta, sulla nuca, e tutto diventa buio.

I due esseri si avventano sul cadavere con zanne ed artigli, lacerando e strappando carne e tendini, smembrandolo completamente.

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Alexandra guarda confusa il contenuto della scatola: una pagnotta, due bottiglie di latte, una dozzina di uova ed una lettera. Josef gliela prende di mano, e la legge ad alta voce:

“Cara Alexandra,

spero che tu sia sempre una brava bambina, non come Peter: quest’anno è stato molto cattivo, ed i Krampus si sono occupati di lui, mi dispiace. Purtroppo non hai più un fratello. Ma come regalo, ti porto una nuova sorella: Maria. Prometti di volerle sempre bene, a lei ed al piccolo Florian.

San Nikolaus”

Alexandra, in ginocchio sul pavimento, guarda smarrita i genitori, che a loro volta non riescono a realizzare se il contenuto di quella scatola sia uno scherzo di cattivo gusto o cosa. In quel mentre, qualcuno bussa alla porta.

Theresa con passo incerto va ad aprire: sulla soglia, in lacrime, con in braccio Florian, c’è sua nuora Maria. 

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Discussioni

  1. Ciao Sergio!
    Conosco abbastanza bene la figura del Krampus e devo dire che mi è piaciuto molto il modo in cui hai sviluppato il racconto e come tu sia riuscito a rappresentare il ruolo di questi esseri mostruosi, che non appartengono alla nostra cultura.
    Bel lavoro!

    1. Grazie mille, Elsa! mi sono preso qualche libertà coi Krampus, ma ho cercato di non stravolgerli troppo e rispettarne “la missione” 🙂
      Grazie per la lettura e per il commento!

  2. Vorrei scrivere una cosa sull’atmosfera del racconto. Mi ha dato il respiro affannoso, claustrofobico. Sarà il ritmo, la concisione, la scelta del lessico, ma ho provato la sensazione di essere in un luogo angusto e pericoloso.

  3. Di sicuro, sapendo che non sono buona, neppure arrosto, mi guarderò le spalle in questo periodo… piuttosto rivolgo a Santa NiKolaus la preghiera di risolvere la questione con il vecchio buon, pezzo di carbone. Mi hanno sempre affascinata le leggende sui Krampus, si pensa che il nome possa discendere anche dal termine ‘putrefatto’, uno zombie alpino… Mi affascinano le leggende montane, spesso gotiche e misteriose. Grazie per avermi ricondotta lassù, nei luoghi che più mi piacciono! Spero avrai altre leggende in serbo.

    1. Grazie per questo commento, Alessandra! In tutta onestà per scrivere questo racconto mi sono documentato sulle leggende dei krampus, e poi le ho ritoccate aggiungendo qualche elemento più horror, cercando comunque di non snaturarle. E…sì, dobbiamo stare attenti, il periodo s’avvicina!

  4. Un’atmosfera bellissima per il suo genere, creata intorno alla leggenda degli esseri “purificatori”. Noto il simbolismo della Betulla come scudiscio, pianta nordica e legata al solstizio di inverno, nonché elemento di purificazione appunto. L’ho letto con interesse, calandomi in questa atmosfera affascinante e da brivido che hai creato. Molto piaciuto.

    1. Ti ringrazio per questo commento, in particolare per la tua attenzione ai dettagli! Per la betulla, ad esempio, mi sono documentato su “usi e costumi” dei krampus – anche se alla fine mi sono preso qualche libertà 😉
      Grazie!

  5. Non conoscevo questa leggenda inquietante. Racconto scritto molto bene e che tiene incollato il lettore fino all’ultima parola. Complimenti!
    P.S.: da oggi in poi cercherò di fare il bravo…

    1. ahah! giusto, meglio fare il bravo!
      In realtà la leggenda dei krampus, servitori di San Nicola, l’ho un po’ sfruttata rendendola più cruenta. Insomma, sembrano il “Babbo Nasale” di Futurama 🙂
      Grazie per essere passato!

  6. Ciao Sergio. Sto trovando un po’ di tempo per leggere qualche librick che avevo “messo in conto”, e meno male ho recuperato il tuo “I Krampus”. Il tema “natalizio” non è proprio tra i miei preferiti, ma prima di iniziare a leggere sapevo già che mi avresti sorpreso in positivo, come sai sempre fare. 🙂 La leggenda friulana (e non solo, ovviamente) la conosco molto bene – anni fa mi sono ritrovato ad assisterne qualcuna -, mi ha sempre affascinato per diversi aspetti, aspetti che tu hai richiamato in modo “alternativo”. La tua scrittura poi ha reso il tutto ancora più godibile. Grande!

    1. Ciao Giuseppe!
      Già, ammetto di essermi preso qualche libertà per quanto riguarda la leggende dei krampus, adattandola alla vicenda che avevo in mente 🙂
      Ti invidio, io non ho mai assistito ad una parata dei krampus! fino ad ora, almeno, spero ci sarà occasione in futuro (e dovrò assolutamente fare il bravo, prima….)
      Grazie per avermi dato fiducia ed aver messo questo racconto nell’elenco di quelli che volevi recuperare!! 😀

  7. Meglio tardi che mai sono arrivata e meno male! Hai gestito la leggenda in maniera davvero originale, riuscitissimi e salti di narrazione e le descrizioni (soprattutto quelle delle creature malefiche ma giuste😉) Bravo Sergio, davvero un bel Lab!

  8. Ciao Sergio, ci credi se ti dico che mi brillano gli occhi? Ecco, questo sì che è un regalo ( per mio gusto preferibile alla lingerie color glicine) 😀 Bella la leggenda dei Krampus, che ho conosciuto proprio su Edizioni Open.
    Un lab di controtendenza molto originale: i bambini cattivi devono guardarsi le spalle ;D

    1. A ciascuno il suo! 🙂 beh, anche io preferire un krampus al mio servizio, piuttosto che un babydoll color glicine! XD
      Scherzi a parte, io conoscevo la tradizione dei krampus – ma non nel dettaglio a dir la verità: ho dovuto documentarmi per scrivere il lab, e ciò nonostante mi son dovuto prendere qualche libertà rispetto alla tradizione, necessità narrativa 🙂
      Come ho detto ad Ale, i buoni sentimenti li ho messi nella raccolta, qua ci serviva qualcosa di diverso! 😀

  9. “Rapidamente si ricompone e si volta verso la fonte del rumore: dall’oscurità avanza una creatura antropomorfa alta più di due metri, coperta di un lungo pelo fulvo. Solo il volto è glabro, e sembra cuoio invecchiato. “
    Il Krampus!

  10. Bello! Mi piace molto la tecnica che hai utilizzato nel continuo cambio di scena. E hai scelto una leggenda che, come sai, ha particolarmente colpito anche me. Ottima la trama col buon Peter che se l’è decisamente cercata 😉

    1. Eh si, ho notato che ti piacciono le leggende, ed anche tu hai citato questa dei Krampus!
      Il salto di scena ripetuto ho dovuto usarlo per mantenere la curiosità fino alla fine, e far convergere le due storie verso la conclusione unica 🙂
      Grazie per la lettura ed il commento!

    1. Grazie Cristina! 🙂 Eh, Peter, accidenti a lui, quest’anno non è proprio stato un bravo bambino. E chi è causa del suo mal…
      Mi piace il paragone con un film, ti ringrazio davvero! ho pensato di spezzare la vicenda per tenere alto il ritmo e non rivelare tuttotuttotutto fino alla fine 🙂
      Grazie!

  11. Bella quest’idea dei Krampus per un lab che all’apparenza avrebbe dovuto essere pieno di buoni sentimenti. Mi è piaciuta soprattutto l’atmosfera “vecchia e polverosa” che hai saputo rendere.