I lavori forzati

Kirill aveva le piaghe ai piedi, ma il carceriere lo picchiava con la frusta, allora raccolse la vanga e si unì al resto del gruppo di carcerati.

Su tutti troneggiava un maggiore a cavallo con accanto una clessidra. «Avanti, i francesi stanno per arrivare. Fate in fretta a mettere su questo bastione, o sennò…».

Kirill neppure disse qualcosa. Continuò a lavorare e pure gli altri carcerati si misero al lavoro in maniera energica. Anche se tutti erano stanchi, pesti e sputavano sangue per le fruste che gli martoriavano le schiene, erano decisi a salvarsi la vita.

Kirill sarebbe voluto tornare a Cheliabinsk, soprattutto per chiedere scusa al negoziante a cui aveva rubato del pane. L’aveva già fatto: gli si era prostrato ai piedi, gli aveva baciato gli stivali nonostante il fango e si era giustificato: “L’ho fatto solo perché avevo fame”, ma nulla, la legge era stata dura e un giudice aveva condannato Kirill ai lavori forzati.

Odiava lo zar e tutti gli sbirri e tutti i soldati, soprattutto adesso che era costretto ad appartenere al genio militare.

Pietra dopo pietra, i carcerati misero su un bastione sul quale i soldati disposero una batteria di cannoni, poi arrivò una compagnia di fucilieri che cantavano un inno zarista e anti-francese, soprattutto contro l’Anticristo Napoleone Bonaparte.

Kirill sospirò. «Abbiamo finito, ci siamo salvati la vita».

«Già». Un compagno accanto a lui si terse la fronte del sudore e la terra che gli si erano impastati addosso.

Nonostante fossero tutti ottimisti, i soldati erano furibondi e continuarono a menare le fruste.

«Ma perché, abbiamo finito in tempo!» protestò Kirill.

Un soldato più arrabbiato degli altri si offese per quell’appunto e lo picchiò con più forza, come se Kirill avesse osato sputare sullo stemma regale di Alessandro I.

Il maggiore sembrava un demonio. «No, invece. Avete ritardato di un minuto». Indicò verso la clessidra.

«Non è possibile! Ma…».

Il soldato continuò a picchiarlo, poi il maggiore fece un cenno. «Alle forche».

I soldati condussero i carcerati alle forche, già i primi prigionieri erano stati impiccati. Kirill odiò con più forza lo zar e sputò a terra. Era finito.

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Discussioni

  1. Giusto non dimenticare come vicende come questa non sono esclusiva del passato storico. In qualche luogo nel mondo, ancora oggi, dei Kirill vengono inviati ai campi di lavoro per motivi ideologici o per fame