I murales
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
- Episodio 5: L’infanzia di Andrea
- Episodio 6: Chiara
- Episodio 7: Fabio
- Episodio 8: Vanni
- Episodio 9: La malagiustizia
- Episodio 10: San Marino
- Episodio 1: Vicolo Blatta
- Episodio 2: La testimonianza
- Episodio 3: Bejan
- Episodio 4: La fenice d’oro
- Episodio 5: La competenza territoriale
- Episodio 6: Il gatto
- Episodio 7: Il temporale
- Episodio 8: L’INCUBO
- Episodio 9: Aspettando il lunedì
- Episodio 10: L’avvocato del diavolo
- Episodio 1: Visita al padre
- Episodio 2: Una serata da quindicenni
- Episodio 3: Qualche giorno dopo
- Episodio 4: I murales
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
«Posso andare, commissario?»
«Non ancora. Siediti un momento.»
Mattia fece cenno con l’indice sul naso di tacere. Poi lesse quel che c’era scritto nel fascicolo. Restò un attimo in silenzio mentre si passava le mani sui capelli a testa bassa. Afferrò la cartella, si alzò e disse a Chiara di andare, invitandola, però, con un gesto a seguirlo. Uscirono in strada e si appartarono.
«Non fare più l’errore di parlare in ufficio di questa faccenda.»
«Scusi, commissario.»
«Fa niente… Qui c’è scritto che la comunità si trova nella Maremma. Beh, non è poi dall’altro lato del mondo, anzi… che si trovi in un’altra regione è pure meglio.»
Fissò Chiara.
«Ho bisogno di informazioni, di qualcuno che entri in confidenza con la Biondi e la faccia parlare, e tu sei la persona più indicata: sembri la classica mammina che pensa solo ai figli. Lo sai, questa è una mia iniziativa, non un’indagine ufficiale. Certo, potrei andarci io, però sono troppo conosciuto, tu invece no; e poi tra donne, come tra uomini, ci si lascia andare a confidenze, soprattutto se si hanno delle cose in comune: in questo post che hai stampato, lei ha una bambina in braccio e le somiglia. Potresti prenderti qualche settimana di ferie. Per tutte le spese che avrai ci penserò io. Non sei obbligata, ma… faresti un grande favore a me e a Giada.»
«Va bene, accetto.»
«Te ne sono grato, Chiara. Avrai la tua ricompensa.»
«Non voglio nulla. Lo faccio per Giada.»
Mattia sorrise di sbiego.
«Ovvio… solo per Giada. Pensavo che potresti svolgere qualche ora di volontariato in quella struttura, così da poter entrare in contatto con quella donna.»
Mattia strappò un pezzetto di carta dai fogli del fascicolo e vi scrisse qualcosa.
«Per le comunicazioni telefonami su questo numero. Non chiamarmi mai Commissario, anzi, non fare nomi di nessuno; se proprio devi precisare di chi stai parlando, usa un titolo: dottoressa, amico, eccetera.»
«Non si preoccupi, so come fare.»
«Bene. Tra dieci minuti finisce il tuo turno: vai via adesso, così puoi andare al Sant’Orsola e cercare di incrociare Giada.»
Lei non se lo fece ripetere e dopo poco era già davanti all’ospedale. Vide uscire l’amica assorta nei suoi pensieri. Le andò incontro senza fermarsi e la urtò. Giada alzò lo sguardo ed ebbe appena il tempo di riconoscerla e sentire quello che le diceva, mentre si allontanava:
«Seguimi a Quarto. Ti devo parlare!»
Giada annuì.
Si fermarono davanti alla chiesa di Sant’Andrea. Scesero dall’auto e corsero l’una verso l’altra per abbracciarsi.
«Mi sei mancata, Chiara.»
«Anche tu, scema. Ma che fai, piangi?»
«Perché, un medico non può?»
«Hai ragione, sfogati. Anche se dovrei essere offesa: combini un casino e non mi dici niente. Non potevi consigliarti con me? Neanche dopo mi hai detto nulla. Soccia, avevi paura che ti ammanettassi? Ah, ridi adesso, eh?»
«Scusa, ma non volevo coinvolgerti, e poi tu…»
«Io di certo ti avrei fermata, e a quest’ora sotto la luna con te, al posto mio, c’era Mattia.»
«Come sta?»
«Sta bene, non preoccuparti. Ci seppellirà tutti. Questo pacchetto me l’ha dato lui: ci sono due cellulari, uno per te e uno per me. È per farci comunicare. Sa che siamo amiche… soprattutto non vuole che tu ti senta troppo sola. Poi ti spiego come usarli.»
«Vedi che è una brava persona?»
«Giada, abbiamo già parlato di questo. Lui non è cattivo: è strano. E credimi è meglio frequentare un delinquente che un mezzo pazzo. Dal primo sai cosa puoi aspettarti, dal secondo no: può ricambiare il bene con il male e viceversa. Io a modo mio gli voglio anche bene, ma non si lascia capire e tantomeno aiutare. Non vorrei dirtelo, ma oggi l’ho sentito dire che, chiusa l’inchiesta, andrà a vivere all’estero. Lo sapevi?»
«No, non lo vedo dal giorno che ho testimoniato.»
«Sicura?»
«Perché dovrei mentirti? Ma veramente vuole trasferirsi all’estero?»
«Così diceva.»
«Forse hai ragione. Poteva darmi anche un suo numero di telefono e invece no… mi vuole tenere lontana. Però di una cosa sono sicura: mi ama.»
«E quindi vuoi aspettare che scoprano una medicina miracolosa che gli guarisca quel cocomero marcio che ha sul collo?»
Giada non rispose.
«Vabbè, lasciamo perdere. Come ti senti?»
«Malissimo. Sto bene solo quando lavoro, perlomeno posso parlare, anche se solo di interventi. A casa, al telefono, in auto mi sento prigioniera nel mio corpo. Devo stare attenta anche a come respiro. Persino il silenzio può essere interpretato male.»
«Forza, adesso non sei più sola. Ci sono io.»
«Grazie, Chiara.»
«Non mi devi ringraziare, Foschi mi ha obbligata ringhiando… perché ridi? Mica posso rischiare una sospensione. Ho un figlio da crescere. A proposito, ora devo andare, il mio pupetto mi aspetta. Tra l’altro, dopodomani parto per la Toscana: ho preso le ferie per assistere una mia vecchia zia. Non sta bene ed è sola.»
Vedere Giada afflitta le aveva fatto venire un groppo in gola, ma l’aveva resa ancora più determinata a tirarla fuori da ogni sospetto. Due giorni dopo si era già stabilita in un B&B in Maremma. Non fu difficile per lei fare volontariato: il suo diploma di liceo artistico l’aiutò a inserirsi in quella comunità e fu assegnata all’Équipe Educativa.
Passarono diversi giorni prima che si presentasse l’occasione giusta per incontrare quella donna senza forzature. Poi, finalmente, decisero di decorare la facciata della struttura con dei murales, e fu proprio Linda a farsi avanti.
«Ciao, mi chiamo Linda, sono un’operatrice peer. Tu sei Chiara e hai un diploma d’arte, vero?»
«Sì, tutto esatto.»
Operatrice peer… quasi certamente è un’ex tossicodipendente. E se Luca lo fosse stato anche lui? Forse si sono conosciuti proprio per questo motivo.
«Sai già del progetto dei murales?»
«Sì, ne ho sentito parlare.»
«Non si tratta solo di dare un aspetto nuovo all’ingresso: vogliono coinvolgere i ragazzi in qualcosa di allegro, distensivo. Tu hai qualche idea?»
Eh, una vagonata… però…
«Si potrebbe dipingere un treno che, a fari spenti, percorre una lunga galleria, poi esce alla luce del sole, e arriva in una stazione simile a questo centro… La galleria simboleggia—»
«Sì, ho capito: il loro periodo buio. Fritto e rifritto! Poi odio i treni.»
Abboccata. Al momento opportuno ti chiederò il motivo di questo odio.
«Vero, meglio dei naufraghi su una zattera sbattuta dal mare in una notte tempestosa, con un faro che indica la rotta.»
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
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