Ieri è oggi

Oggi mi sento un po’ come il Dottor Manhattan, vivo in un eterno ed inesorabile presente.

Adesso riesco a bloccare il momento esatto in cui lo vedo per la prima volta. É il 2011 e siamo giovani. Il nostro primo anno all’Accademia di Belle Arti. Lui entra in classe, di Anatomia I, in ritardo, come farà sempre poi. Non presto attenzione a lui in questo momento. Qualche mese più in là, siamo inseparabili e siamo amici. Lui mi racconta della sua ex, che lo ha mollato per rimettersi con l’ex di prima. Lui mi fa vedere le foto di lei, dice che è bellissima. É vero, lo è. Io gli parlo delle mie solite sfighe con le mie uscite che vanno sempre peggio. Ma vorrei dirgli che sono innamorata di lui. Non lo faccio, penso che rovinerei tutto. Penso che è bello passar del tempo con lui, mi faccio bastare questa cosa. Come quando siamo vicini, in una via vicino a Ponte Vecchio, a mangiarci una granita tremenda ed ascoltare Yesterday, vicini, con un paio di cuffiette da dividere. Siamo così vicini, che sarebbe il momento perfetto per dirgli tutto. Ho il cuore in gola, non lo faccio. Sono codarda. Meglio così.

Un giorno ci scambiamo i nostri taccuini dei pensieri. Lui scrive bene. Io scrivo le solite cose depresse da ragazzina appena uscita dal liceo. Scrivo cose depresse forse perché sono depressa. Scrivo che vorrei provare l’ebrezza di spalmarmi al suolo dal mio quarto piano, amalgamarmi insieme alla foglie, sull’asfalto rovente di Agosto.

Leggo Cioran, la sera, prima di dormire. L’ho scoperto perché Francesco, uno dei ragazzi con cui uscivo, studia Filosofia e mi ha parlato di lui, son da subito curiosa. Leggerlo é come una carezza lontana, la sento sulla mia pelle, senza che mi dia fastidio. Non amo il contatto fisico. Non sempre.

Lo vedo per l’ultima volta, con il suo nuovo giro di amici. Non passiamo più tempo insieme, mi manca. Ma lui sembra felice o forse sta fumando solo troppe canne.

C’è una ragazza poi che sta sempre vicina a lui. Forse stanno insieme. Mi fa male pensarli insieme. Lei bionda, magra, esile. Penso di essere un po’ snob con alcune ragazze bionde. Mi correggo con alcune ragazze e basta. Con le ragazze che vengono considerate belle dalla società.

Il mio essere brutta, ha fatto in modo che credessi di essere migliore, interiormente. Invece scopro che interiormente ho solo organi, interiora, grasso e sangue, come tutti, a parte il grasso, forse. Che noia. Che rabbia. Che menzogna la mia vita.

Per un’intera vita mi hanno riempito la testa di fandonie. “Non sei brutta, sei diversamente carina, ma puoi puntare su altro.”

Poi scopri che quell’altro non esiste. Un’invenzione creata a tavolino per darti l’illusione di poter essere migliore degli altri. Essere belli non ti rende migliore, ma nemmeno essere brutti lo fa.

Lo ammetto, è stato faticoso, costruirsi una sottospecie di integrità in questa società. Tenere a bada certi comportamenti, certe parole, censurarmi perché certe cose non posso permettermele. Cazzo, voglio tornare a quel momento e urlargli che lo scoperei senza pensarci troppo, che a conti fatti non mi importa nulla della nostra amicizia, che sono una bugiarda, non mi interessa leggere i suoi pensieri da ventenne, sono stupidi, lui è stupido, che non mi importa sentire la manfrina sulla sua ex che lo ha lasciato per l’ex, di prima, coglione, che farsi le canne dalla mattina alla sera non lo rende interessante, che ha gli occhi più belli del mondo. Voglio tornare indietro e dirgli che mi manca non sentirlo più, non sapere che cosa stia facendo della sua vita, che vorrei sapere se è vivo, che vorrei sapere quali sono i suoi pensieri da trentenne e se porta ancora i capelli sulle spalle, se i suoi capelli sono ancora nero corvino? Mangia un po’ di più? Si ricorda di me? Continua a disegnare? Ha smesso di ascoltare i Beatles? Perché io, sì, ho smesso.

Che malinconia rivivere parti della mia vita con così tanta nitidezza. Perché proprio ora?

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Discussioni

  1. Molto facile immedesimarsi in questo racconto, che hai scritto in maniera molto coinvolgente.
    Non mi soffermerò a ripetere le cose, assolutamente veritiere, già scritte da tutti gli altri. Pertanto, mi limiterò a darti la benvenuta e a dire che questo testo mi è piaciuto molto.

  2. Benvenuta e soprattutto bravissima! Hai dato uno scossone a queste pagine virtuali. Una specie di botta di vita che mi lancia giù in caduta su quel pavimento pieno di foglie. Uno sfogo ben condotto e scritto, che è davvero punk e anche molto rock. Da leggere di corsa fino in fondo per poi comprendere che ci si rispecchia benissimo. Brava, buttati e non avere paura di essere ‘giudicata’. Anzi, quello è il bello. Basta chiamarlo semplicemente confronto. Tu sei approdata qui molto bene, atterrata su entrambi i piedi.

    1. Grazie mille, per l’accoglienza e le bellissime parole. Non credevo di ricevere così tanti bei commenti positivi. Sono lusingata. Spero che andranno meglio i prossimi racconti. <3

  3. “Non sei brutta, sei diversamente carina, ma puoi puntare su altro.”Poi scopri che quell’altro non esiste”
    hai perfettamente ragione, il più delle volte queste sono parole vuote o, peggio, consolazioni ipocrite.

  4. Tranne per qualche eccezione io leggo le pubblicazioni in ordine di uscita, mi è bastato il tuo Nick per fare scattare l’eccezione.
    Hai scritto una pagina di diario giovanile e il pregio maggiore, almeno per quanto mi riguarda, è che il lettore può farlo suo, ci si immedesima facilmente.
    Dio, quanto sembrano poco importanti oggi le mie frustrazioni da trentenne! Eppure non lo erano e tu me lo hai ricordato.
    Benvenuta.

    1. Grazie mille, son contenta che il racconto sia piaciuto. Questo genere di racconti, a mo’ di flusso di coscienza, li sento molto nelle mie corde. Vediamo come andrà coi prossimi.

    1. Un supereroe della DC comics, della serie Watchmen. Hanno replicato un film in questi giorni.
      Nella serie di fumetti aveva il potere di manipolare la materia a livello subatomico e la capacità di vedere al là della dimensione temporale, in cui passato, presente e futuro sono tutti lì davanti. Ed è eternamente depresso.

  5. Uno sfogo in forma di racconto, un inner speaking di ribellione ed autorivelazione.
    L’abile e profonda descrizione della storia di qualcun altro, che forse non esiste o forse è un alter-ego.
    Bello, ben scritto. Mi è piaciuto.