Il Bacio del Fiore Rosso – Ora VI

Serie: SID


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Adesso giaci Alarte con il Fiore Rosso in bocca. Un fuoco divoratore ti ha baciato, imprimendoti il marchio di una morte miserabile. Ma è morte? O forse è un sogno peggiore, Alarte? Dove finiscono i frammenti della tua anima, una volta che s'è infranto lo Specchio?

Assieme al dottore accanto al letto incombeva il respiro del Lordrug. Pur affondato nel sonno della febbre e morso senza tregua da brividi feroci, sentii le loro parole in modo cristallino,e, tutto in quel luogo, Herve, mi apparve chiaro.

Il medico indugiò una volta annunziato il nome di ciò che secondo lui aveva invaso la mia carne. Il Lordrug non era un uomo di scienza, non aveva alcuna familiarità con i suoni stranieri.

-Il quadro sintomatologico è quello di Trekoma Anchillax. Quest’alieno ha la Sisfila* , mio signore.

Il viso del Lordrug s’integhì:

– Giuro, forse dovremmo aspettare le analisi del sangue.

-Le analisi sono una formalità, mio signore.

Il medico rivoltò il mio labbro superiore. L’uomo indietreggiò atterrito.

-Il Bacio del Fiore Rosso – Continuò il medico – Ne ho visti sin troppi con questa roba in bocca, mio signore. Non ha scampo.

Una sensazione d’impurità pervase il Lordrug, quando comprese cosa la sua carne avesse trasmesso all’ amante alieno.

-Per queste creature come non infettarsi non è importante, bensì quando accadrà. Ogni contatto carnale è un giro alla roulette russa. Il nostro corpo è la pistola col colpo letale. Si tratta solo di fortuna se sopravvive a due o tre contatti senza prenderselo.

Li vidi nel sogno, ancor prima dell’occhio elettronico, quei neri vermi spiraliformi contorcersi in un liquido putrescente che era il mio sangue, indescrivibile presenza della morte nella mia carne.

Il medico lasciò la cartella nelle mani del Lordrug

-I suoi intestini e il suo sistema nervoso sono zeppi di Anchillax. Non mancherà molto alla loro penetrazione nel cervello.

-Ci sono dei rimedi per ritardare questa progressione, non è vero? Ho letto qualcosa a riguardo. Giuro, farò qualsiasi cosa per alleviargli il dolore.

-Mio signore, possiamo arginare il peggio solo con qualche palliativo per il dolore e per le disfunzioni psichiche. Dal momento in cui il batterio sarà nel suo cervello, questa creatura potrà solo sperare di morire il più in fretta possibile.

-Non lo ucciderò io, lo giuro, se è questo quel mi suggerisci.

-Non vi ho chiesto questo, mio signore, ma i rimedi che vi ho descritto sono molto costosi, nella nostra regione siamo dei pionieri nella robotica medica, mio signore.

-Il denaro non è certo un mio problema, giuro.

-Allora preparo tutto.

-Bravo, non mi deludere. Lo giuro, sei il migliore in fatto di alieni; ti pagherò a peso d’oro ogni tentativo che farai su di lui per ritardarne la morte.

Ora, quelle parole mi vennero addosso come una condanna peggiore di quella che il medico aveva annunziato. Non tremai tanto di terrore quando venni a conoscenza della malattia, quanto udendo le intenzioni di cura del Lordrug. Tu, mia giovane Halima, non conosci il Fiore Rosso, perciò non capirai subito perché la promessa di tenermi in vita fu ancor più nauseante della condanna a morte. I Tre Vecchi Bambini mi hanno comandato di parlartene qualora tu mi venissi a interrogare, perché, se il tuo spirito m’ha raggiunto in questa necropoli, significa sei grande a sufficienza per reggerne l’oltraggio della descrizione.

Vi fu un tempo, all’inizio della deportazione in cui sette Sciamani vennero scelti dal Duca fra i suoi migliori servi stregoni. Comandò loro di costruire una barriera invisibile che impedisse alla carne degli alieni ogni possibilità di godere della sua prigionia in mezzo agli uomini. Chiamarono Neisseria Anterutrosæ l’indegnità creata; significa Fiore Rosso nella lingua classica e il nome della Potenza che lo ha creato è Mem-Ffraim, lo Spirito Guida della congrega dei Sette Grandi Sciamani. Non ho avuto il coraggio di inserire quest’indecenza nel Manuale Nero, ma dovevo lasciarti una testimonianza.  I tentacoli sono le sue bocche, non ha occhi né altri organi di senso. Dal foro al centro della “corona di bocche”, riferiscono gli Sciamani Wan della Guerra, esce un potere, una specie di distorsione dimensionale, da cui passa fra i mondi per cacciare e saziare la sua fame. Gli Sciamani videro Mem-Ffraim attraversare diversi cieli, in caccia di prede , lo intercettarono anche nel mondo dell’Homo Sapiens, ove talora si occulta nelle forme di un albero. Spesso tra gli Avula e fra i Sapiens, gira solitario, avvolto in un mantello e un cappuccio, dove nasconde la sua corona di bocche. Sulla terra, vista la sua maschera di albero, staziona in foreste, boschi, che perlustra alla ricerca di qualche spirito che impudentemente si rivolge alle arti occulte. Contempla i feticci ottenuti con la mutilazione delle sue prede per giorni; a seguito di quest’indecente usanza, gli Sciamani addossarono all’entità l’epiteto di Monaco Immondo. La Congrega dei Sette Sciamani del Fiore Rosso, di cui parla il primo foglio che ti ho lasciato qui, è un culto interno di Mem Ffraim. Un culto interno, tienilo a mente Herve, è l’offerta sacrificale a una delle incarnazioni superiori del Duca, ché gli si fornisca nutrimento necessario per il suo passaggio attraverso le dimensioni cosmiche.

Fu l’inferno rovente della febbre, il fuoco ardente del Fiore Rosso un lungo supplizio. Non v’era un lembo di carne che le ghiere di denti nascoste nei tentacoli del Monaco Immondo non mi mordessero. Con quelle miriadi di corone irsute mi strappava la faccia e me la ricostruiva con la stessa pelle vomitata dalle bocche dei tentacoli, di continuo. Il mio volto bruciato dai continui disfacimenti e ricostruzioni era una mota grigia, informe. Non sentii più il Lordrug parlarmi. Captai il ribrezzo che gli rivoltò lo stomaco, quando mi vide l’ultima volta. Mi aveva lasciato lì. L’Anchillax si trasmette solo per contatto carnale, ma infetta con un terrore ripugnante l’anima di chi, alieno o umano che sia, incontri una sua vittima. Una macchina mi somministrava delle droghe per il dolore. Le vene si stavano spappolando, perciò, alla fine, seguendo il protocollo d’assistenza, inseriva le dosi ovunque trovasse un orifizio percorribile. Un sorso che mi bagnasse le labbra incandescenti, lo desiderai più di tutti gli antidolorifici in quel momento ma una macchina non ascolta le suppliche, perciò installò, come il suo programma aveva stabilito, una flebo nella mia carne, per gocciolare umidità in quel mattatoio che era divenuto il mio sangue. Fu nel sonno di fuoco che capii dove fossi realmente. Giacevo sullo stesso letto in cui trovai i resti di mio fratello assieme al Manuale Nero.

-Ti prego, ovunque tu sia, ti scongiuro, mio Signore, aiutami! Toglimi da questo sfacelo, conducimi a te e io ti servirò come il più fedele dei cani.

Sentii scuotere la realtà da un suono profondo, caldo, la voce di un Demiurgo.

-Hai chiesto di servirci. T’abbiamo esaudito, sei già nella nostra grazia

-Come posso servirti se giaccio in questa morte?

– Hai scelto tu stesso di cadere nelle mani di uno dei nostri nemici. Non lo ricordi, perché sarebbe stata un’impudenza mantenere la memoria della nostra alleanza. Nel caso il nemico avesse sospettato della Nostra presenza in te, ti avrebbe costretto a rivelare i nostri codici. Hai accettato di non ricordarci. Sei disceso nel mondo, infiltrandoti come spacciatore, per il tuo coraggio sei stato notato dai tuoi padroni umani, sino a salire nelle grazie del Lordrug che ha scoperto la tua carne. Attraverso il piacere che si è concesso divorandoti, siamo entrati in lui, abbiamo inserito codici a lui estranei, capaci di dissipare i suoi demoni interiori e sostituirli con i nostri. Con i nuovi demoni abbiamo invaso la sua anima, riprogrammandola al nostro culto. Ora colui che era un nemico è una cosa nostra, come molti altri prima di lui

-Non hai concluso la tua opera, fedele servo. 

-Cos’altro di più volete dal mio cadavere, Signore?

-Tu conosci bene il nostro desiderio. Lo hai condiviso con entusiasmo quando ti promettemmo di render prezioso il tuo talento. Sarai elevato nella tua morte, dopo aver adempiuto l’ultima volontà della nostra alleanza. 

Il dolore aveva lucidato la Visione con una chiarezza mai raggiunta prima. Guardai negli occhi di mio fratello e lui nei miei. Non ho mai avuto un fratello, mia giovane Halima. Il suo volto era un riflesso della mia anima. Un raggio nato dallo scontrarsi di riverberi in un gioco di specchi; un riflesso di riflessi. Firmando quell’alleanza col Duca, la mia anima si spezzò in miriadi di schegge, non reggendo l’inesauribile fardello dell’indigenza in cui era caduta.

Cara Herve, la via che mi condusse nelle  mani del Duca renderà la mia anima ai tuoi occhi una carcassa piena di vermi. Pur con i Tormenti che mordono alle calcagna, non ho scelta, per motivi che capirai in seguito, spero. L’ultima voglia alla quale avrei dovuto assolvere era quella di consegnare te e il tuo Codice K. a lui,

 Alarte



*ps: Sisfila, nel caso te lo chiedessi, Herve, è il nome con cui i Sapiens chiamano una  malattia particolare che colpisce solo gli Alula deportati sulla Terra. La causa è il batterio Trekoma Anchillax, mutazione di un microbiota che abita nell’Homo Sapiens e in alcune altre creature terrestri, probabilmente si tratta dell’Enterococcus faecium, ma non se ne ha la certezza. Il batterio dai Sapiens passa agli Alieni, attraverso contatto carnale  e, una volta invaso l’ospite Alula, muta e diviene TA. Non vi sono, invece, casi di infezioni di TA da alieni a uomini o ad altri animali terrestri. 

Serie: SID


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Discussioni

  1. I tuoi ultimi episodi avevano installato in me il sospetto che Alarte fosse la stessa creatura che lui chiamava fratello. Sei stata maestra a rendere la sofferenza della carne, oltre quella dell’anima.

  2. Episodio affascianante, oltre a quanto già detto nei commenti precedenti voglio farti i complimenti anche per la dovizia di dettagli e per l’accuratezza con la quale ha costruito un quadro clinico, hai creato una malattia con dettagli fantastici eppur verosimili. E complimenti anche per le illustrazioni.

    1. Ciao Sergio, anzitutto Buon Natale! ti rispondo qui per i tuoi commenti. Sì, vi è l’atmosfera pirandelliana da te captata. In un contesto come quello che vado sperimentando nello scrivere queste storie Pirandello mi sostiene molto. Come avrai leggermente notato in questo episodio uno degli argomenti che preferisco nelle mie letture è proprio quella scientifico, specialmente i libri di scienze naturali e sull’etologia (mi piace in particolare Godrey Smith) e di divulgazione sulla fisica. Un bacio grande.

  3. “Il Bacio del Fiore Rosso – Continuò il medico – Ne ho visti sin troppi con questa roba in bocca, mio signore. Non ha scampo”
    magari mi sbaglio, ma io qua percepisco un possibile omaggio a Pirandello 🙂