Il barone Von Cruiff al matrimonio del Licantropo (Parte 2 di 3)

Serie: Il barone Von Cruiff

Era quasi riuscito ad entrare, quando uno dei due con tutta la gentilezza che contraddistingue gli uomini lupo afferrò per il mantello il barone che, credendo di essersi impigliato in qualcosa, cominciò a tirarlo per cercare di liberarsi.

«Dove credi d’andare?» gli disse il licantropo con la sua fastidiosa voce rauca.

«E lei, di grazia, chi sarebbe?» chiese Van che, consapevole del fatto che quei due l’avrebbe sbattuto fuori senza il benché minimo problema, gli sorrise credendo così di riuscire a tenerli buoni.

«Noi facciamo il servizio di sicurezza per la cerimonia», e poi afferrando Van per il colletto e sollevandolo da terra se lo avvicinò al muso con fare minaccioso, «e tu, vampiro, chi diamine sei?»

«Se lei gentilmente mi mette giù, mi potrei presentare come si deve.» Rispose il barone, che ormai era ricoperto di sudore.

Il licantropo a quel punto si voltò verso il suo collega in cerca di approvazione e, appena l’altro gli fece un cenno con la testa, lasciò la presa facendo cadere il povero Van a terra.

«Avanti, dimmi chi sei!» disse il licantropo, guardandolo dritto negli occhi.

«Sono il barone Von Cruiff, amico fraterno dello sposo, che per l’occasione mi ha invitato.» rispose Van, mentre si sollevava a fatica, e ancora dolorante si massaggiava il sedere.

«Hai l’invito?»

«Veramente non ce l’ho con me, ma se avete una lista dovrebbe esserci il mio nome.»

«Niente invito, niente festa!» rispose il mostruoso essere con lo sguardo stupido di chi fa tutto quello che gli si dice.

«Ma mi ascolti…»

«HO-DETTO-NIENTE-INVITO-NIENTE-FESTA» ribadì alterato il suo pensiero, scandendo parola per parola.

«Va bene, ma se solo facesse venire un attimo qui lo sposo, ve lo direbbe lui.»

A quell’insistenza il licantropo non ci vide più e afferrandolo per il colletto lo portò via, mentre Van si dimenava cercando di liberarsi; mentre il piccolo ragno, vedendo che le cose non stavano andando per il verso giusto, scese dalla spalla del padrone e, non appena vide che il buttafuori lo aveva preso per il colletto, come se fosse un inerme gattino, cominciò a scompisciarsi dalle risate.

Mentre il ragno se la rideva a più non posso, Van venne trascinato con la forza a una cinquantina di metri dalla festa e, appena al licantropo sembrò abbastanza lontano, lo lasciò. Purtroppo per Van, al muscoloso buttafuori i vampiri non gli andavano a genio e, approfittando del fatto che lì vicino c’era un ponte che passava su di un fiumiciattolo, ci salì sopra e facendo pendere il barone sul vuoto, lo lasciò, facendolo cadere rovinosamente in acqua, per poi tornare indietro.

A quel punto, bagnato e umiliato per la seconda volta in una sola sera, il barone uscì dall’acqua e infuriato come non mai si diresse nuovamente alla festa; il ragno, appena lo vide, gli scoppiò a ridere in faccia. Van, stavolta non se la prese con lui, ma indirizzò la sua rabbia contro quell’essere che si era permesso di fargli tale affronto, quindi si trasformò in pipistrello e cominciò a volteggiare attorno alla sua vittima che, infastidita, sferrava schiaffi a destra e a manca con l’intento di colpirlo. Per sua sfortuna nell’intento di colpire quel moscerino, che tanto fastidio gli stava dando, colpì il suo collega che non avendo niente da fare si era addormentato.

Il collega, svegliato così bruscamente, si alzò di colpo e, una volta capito che era stato l’altro buttafuori, lo prese di petto e lo sbatté al muro, mentre l’altro cercava di scusarsi e spiegargli che non voleva colpire lui.

Mentre i due se le davano di santa ragione, il barone afferrò il ragno ed entrarono nel castello. Dopo essere giunti in un posto sicuro, tornò alla sua forma normale per poi andare alla ricerca del suo amico per fargli le sue felicitazioni.

Girò per il castello per quasi un’ora, ma del suo amico Larry non vi era traccia e, frustrato per non averlo trovato, sferrò un pugno al muro che innescò una reazione a catene. Dal muro colpito cadde un quadro che colpì un’armatura. L’armatura a sua volta cadde su di un’altra armatura e via dicendo, creando un effetto domino fino ad arrivare al salone principale. Una volta lì la lancia di una delle armature si conficcò nel sedere di uno degli invitati che era un orco. Questo a sua volta dolorante s’imbufalì, girando per la stanza come un pazzo, colpendo tutto e tutti e rovesciando la tavola con sopra il banchetto nuziale e facendo volare via la torta, che andò in faccia al ciclope. Il grosso mostro accecato sbatté contro le catene che reggevano i lampadari. I lampadari caddero dando fuoco alla lunga coda del vestito della sposa che presa dal panico incominciò ad urlare, mentre il suo futuro marito cercava una brocca d’acqua per spegnere il fuoco.

In tutta quella confusione il povero Larry, non trovando la brocca d’acqua, afferrò il bicchiere dalla zampa del drago e versò il contenuto sulle fiamme per spegnerle. Purtroppo nel bicchiere non vi era acqua, ma bensì un liquido altamente infiammabile, così che ci fu uno scoppio e le fiamme si propagarono per la sala, colpendo anche un mostro fatto interamente di capelli.

Quest’ultimo, sentendosi bruciare, corse verso la finestra cercando così di buttarsi nel fossato pieno d’acqua che circondava il castello, ma non si era accorto che c’era un gigante che stava osservando tutta la scena dalla finestra. Il grosso mostro, colpito nell’occhio dal piccolo essere peloso, venne accecato e portandosi le mani al volto indietreggiò inciampando su di un grosso masso per poi cadere rovinosamente a terra, creando una forte scossa sismica, che fece crollare il tetto di una delle torri del castello, oltre che a creare ancora più scompiglio nella sala. Alla fine quando finalmente tutto era finito, il barone riuscì a trovare la sala principale.

«Auguri!» disse Van aprendo la porta con un sorriso che gli andava da orecchio a orecchio, ma davanti a sé trovò una scena apocalittica e rendendosi conto che la colpa era sua chiuse la porta e fischiettando se ne andò pian piano, poi affrettò il passo fino a mettersi correre. Gli invitati del matrimonio, capendo a loro volta che era stato lui, gli corsero dietro urlando a più non posso con in testa la sposa, che, dopo aver afferrato la spada di una delle armature, voleva farlo a fette.

«Signore, ci sono alle calcagna!» urlò il ragno terrorizzato.

«Lo so, credi che non me ne sia accorto?» e con il fiatone aggiunse, «al posto di dirmi certe ovvietà, aiutami a trovare un modo per scampare dalla furia di tutti loro.»

«Sembra facile a dirsi.»

«Certo che tu, quando c’è da mettere una buona parola, ci sei sempre.» Disse Van sarcastico.

«Faccio del mio meglio!» rispose lui.

«Ma che fai? Ti prendi anche i complimenti?» urlò il barone con quel poco di voce che gli era rimasta in corpo.

«Sì, signore, pensavo fosse un complimento.»

«Ma quali complimenti», ribatté Van, che, non essendo più abituato a correre, aveva percepito una forte fitta al fianco e, tenendosi la pancia, continuava a correre.

«Signore, tutto bene?» chiese il ragno, accorgendosi che qualcosa non andava.

«Ti sembra che stia andando tutto bene?» s’innervosì ancora di più il barone.

«Che cos’ha?»

«Non ce la faccio più. Erano tanti anni che non correvo.»

«Allora perché non vola?» chiese ingenuamente il servitore.

«Ti sembra che, se l’avessi potuto fare, non l’avrei fatto?» e aggiunse, «Non vedi che dietro di noi ci sono anche esseri alati?»

«E allora?»

«Allora a piedi posso nascondermi nel bosco, in volo sono facilmente individuabile e quegli esseri ci mettono un secondo a raggiungermi» spiegò il barone, che ormai era talmente a corto d’ossigeno che le sue pallide e morte labbra diventarono ancora più bianche. Il ragno, vedendolo in difficoltà, cominciò ad escogitare un piano e, appena vide un grosso tronco d’albero con un foro all’interno, gli urlò di fermarsi.

Il barone stranamente si fermò e si voltò verso il suo servitore con una faccia stremata, ma con ancora un velo di speranza.

«Signore, si trasformi!» gli disse il ragno, che già aveva tutto bene in mente.

«Perché?»

«Lo faccia e basta che non abbiamo tempo da perdere.» E il barone, non avendo altra scelta, fece come gli era stato detto e in un batter d’occhio si trasformò in pipistrello, per poi cadere svenuto a terra; infatti per trasformarsi aveva consumato anche l’ultimo briciolo d’energia rimasto. Successivamente il ragno lo legò con la sua ragnatela e a fatica lo trascinò nel tronco d’albero, mentre tutto intorno gli invitati del matrimonio correvano da tutte le parti alla ricerca di quel maledetto che aveva rovinato il matrimonio di Larry e dalla sua futura moglie.

(Continua)

Serie: Il barone Von Cruiff
  • Episodio 1: Il barone Von Cruiff
  • Episodio 2: Il Barone Von Cruiff al matrimonio del Licantropo (Parte 1 di 3)
  • Episodio 3: Il barone Von Cruiff al matrimonio del Licantropo (Parte 2 di 3)
  • Episodio 4: Il barone Von Cruiff al matrimonio del Licantropo (Parte 3 di 3)
  • Episodio 5: II barone Von Cruiff al compleanno del faraone Ramses II (Parte 1 di 2)
  • Episodio 6: Il barone Von Cruiff al compleanno del faraone Ramses II (Parte 2 di 2)
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Antonio, anch’io sono pronta per la prossima disavventura! Povero Barone, non riesce ad azzeccarne una giusta… Se non Larry, la moglie sarà ben felice di strappargli le budella. Spero che il povero riesca a trovare un po’ di pace.

      1. Antonio Rispoli Post author

        Ciao Micol,
        Come hai detto tu, il Barone è un pasticcione e, come tale, difficilmente riuscirà a trascorrere una nottata senza combinare guai.

    2. Antonino Trovato

      Ciao Antonio, con te e il Barone non mi annoio mai!! Non è solo sfortunato, ma pure casinista, hai creato un epocale effetto a catena, avrei voluto esserci in quel matrimonio! La lettura è scorrevole, piena di ritmo, e a parte qualche imprecisione dovuta magari ai refusi, è un episodio che non dà tregua, e questo mi piace molto, e dai miei racconti si capisce! Alla prossima disavventura!