Il barone Von Cruiff e la strega Adriana

Serie: Il barone Von Cruiff


Era una di quelle notti estive così calde e con l’aria così afosa che anche le foglie degli alberi trasudavano parte dell’acqua che con fatica avevano risucchiato per trarne nutrimento. In questa calura, anche il povero barone Von Cruiff trovò più di una difficoltà a prendere sonno e, quando finalmente era riuscito ad addormentarsi, già si era fatta notte. Come al solito si svegliò di buon’ora, ma stavolta, il suo, non fu un buon risveglio: la sua bara era completamente piena del suo sudore e il povero barone, quasi affogando, si svegliò di soprassalto andando a sbattere con la testa contro il coperchio della bara. «Mannaggia!» e si portò la mano sulla fronte. «Prima o poi lo tolgo questo coperchio maledetto!» per poi aprire la bara e, tenendosi la parte dolorante uscire; mentre il suo servitore, sentendo tutto quel baccano si accorse con un sorriso, immaginando cosa fosse successo.

«Signore, tutto bene?» chiese il ragnetto con un sorriso beffardo.

«Benissimo…» rispose lui, ironicamente. «Non sono riuscito a dormire, ho battuto la testa sotto il coperchio e per poco non affogavo nel mio stesso sudore. In pratica sto una favola!»

«Forse sarebbe meglio spostare la bara in un luogo meno illuminato durante il giorno e togliere il coperchio almeno in estate, non crede?» propose il servitore che, porgendogli un pezzo di stoffa per farlo asciugare, tratteneva a stento le risa.

«Ah, quindi dici che sarebbe meglio fare così?» domandò prendendo il pezzo di stoffa e passandoselo sul viso.

«Sì, credo che almeno non suderebbe così tanto.»

«È ovvio che sarebbe meglio così, brutto idiota che non sei altro. Sono ormai settimane che te lo dico!» cambiò repentinamente espressione, tirandogli in faccia il pezzo di stoffa completamente zuppo di sudore; mentre il povero ragnetto, da bravo servitore quale credeva di essere, subì in silenzio consapevole d’aver mancato ai suoi doveri.

«Comunque, quali sono i miei impegni per stasera?» proseguì il barone, che uscendo dalla bara si diresse davanti allo specchio e cercò di darsi una sistemata.

«Dovrebbe andar…» e vedendo lo strano comportamento del suo padrone, si fermò di colpo.

«Andare dove?» chiese lui, mentre continuava a specchiarsi.

«Signore, ma cosa sta facendo?»

«E secondo te, davanti allo specchio che posso fare? Mi sto dando una sistemata, no?!» rispose Van sempre più infastidito.

«Sì, ma come fa? Lo specchio non riflette il suo riflesso!»

«Ah già, me ne ero dimenticato!» rispose il barone, portandosi la mano sulla testa. «Ma guarda che sbadato che sono. Se non ci fossi tu… Brutto idiota, lo specchio non riflette me ma i vestiti che ho addosso sì però.»

«Ah, è vero!»

«Ecco, appunto. Comunque, mi dici che cosa c’è in programma stasera?»

«Dovrebbe far visita alla strega Adriana.»

«Ma chi è quella che non si lava da una settimana?» ribatté il barone sghignazzando.

«Signore…» lo guardò male il suo servitore. «Beh, però in un certo senso…» e scoppiò a ridere.

«Ahahah… Ma la strega Adriana è pure quella che ha folti baffi?»

«Ahahah… Ma non è vero. Diciamo che ha solo un po’ di peluria.»

«Ma quale peluria e peluria, quelli so’ proprio baffi… Ahahah… E vogliamo parlare delle basette e del pizzetto a modi capretto?»

«Ma siamo sicuri che sia una strega?» ribatté il ragnetto che intanto cominciava ad avere i crampi allo stomaco per il tanto ridere.

«Ahahah… Così dice lei!»

«A quindi io non sarei una strega, vero?» si sentì una voce provenire da fuori alla finestra.

«Che hai detto?» disse il Van rivolgendosi al suo servitore, mentre si asciugava gli occhi.

«Io, niente!»

«E allora chi è stato?»

«Sono stata io!» ribatté nuovamente quella voce.

«Ma io chi?» insistette il barone guardandosi intorno.

«Sono la strega Adriana, quella che secondo te non si lava da una settimana!» rispose lei che poi entrò dalla finestra come una furia a bordo della sua scopa, creando un vento così forte da sbalzar via il povero ragnetto; mentre il barone, spinto dal vento, perse l’equilibrio e andò a sbattere sullo specchio rompendolo in mille pezzi.

«Mannaggia, adesso sono sette anni di sfortuna!» disse il barone che non si era ancora reso conto di quello che era successo.

«Ti va ancora di scherzare?» chiese la strega che, furiosa, scese dalla scopa e si avvicinò alle spalle del povero malcapitato.

«Ma chi scherza?! Non lo sai che chi rompe gli specchi ha sette anni di sfortuna?» chiese il Van, che alzandosi, si voltò e davanti a sé trovò una bellissima ragazza con occhi verdi e capelli corvini che indossava un vestito elegante di colore nero. «E quest’angelo chi è?»

«Ancora? Ma allora la botta in testa ti ha proprio rimbambito!»

«Signorina, lei è una bella ragazza, ma questo non le permette di prendersi certe confidenze.»

«Invece tu puoi, vero? Comunque io sono la strega Adriana.»

«Ma chi? Tu?» domandò Van sbalordito.

«Sì, io…»

«Ma tu eri… invece adesso sei… cioè, non sembri… come dire…» balbettò incredulo.

«Sì, sono cambiata un pochino da quando andavamo a scuola insieme ed eri il mio fidanzato.»

«Cosa? Era il suo fidanzato?» intervenne il ragnetto che zoppicando uscì da dietro una delle armature vicino ai muri.

«Anche se è difficile da credere è così. E ti dirò anche un’altra cosa, sono stata io a lasciare lui.»

«Ahahah…» si ribaltò dalle risate.

«Non è vero!» intervenne il povero barone, cercando di darsi un tono.

«È verissimo anche se…»

«Anche se?» chiese il ragnetto, asciugandosi le lacrime.

«Capisco il perché di tutto questo rancore nei miei confronti. Lo lasciai dal giorno alla notte con un bigliettino senza nessuna spiegazione, ma la verità è che io e la mia famiglia dovemmo trasferirci in fretta e furia e non ne ebbi il tempo.»

«Quindi sei tornata per giustificarti?» domandò Van che si sentiva ancora molto umiliato da quella storia.

«No, sono tornata perché non ti ho mai dimenticato.»

«Eh?!»rimase basito.

«Sì, non ti ho mai dimenticato!» e correndogli incontro lo abbracciò e lo baciò; dopo di che, lo allontanò per un secondo e afferrando la sua scopa, gliela diede in testa.

«E adesso perché mi hai colpito?» chiese il barone confuso dal suo atteggiamento.

«Per come mi hai descritta», e gli diede un altro colpo in testa.

In seguito i due si chiarirono e dopo aver passato tutta la notte a chiacchierare il mattino seguente si andarono a coricare insieme nella bara, sotto gli occhi del ragnetto che era felice di aver assistito alla nascita di un nuovo amore.

«Buona giornata signore!» disse sorridendogli.

«Ma sei ancora qui?» chiese Van infastidito.

«Sì, le serve qualcosa?» domandò il ragno, avvicinandosi.

«Sì, che te ne vai!» e gli tirò una ciabatta per metterlo in fuga; poi abbracciò la sua amata e si addormentarono accoccolati.

Serie: Il barone Von Cruiff


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Discussioni

  1. Ciao Micol. Sì, ho voluto inserire una novità e ne ho approfittato per accontentare anche una richiesta che mi fu fatta. ?
    Rispondendo alla tua domanda: Ancora non lo so, ma credo che questa novità andrà a suo vantaggio. Come al solito d’altronde. ?