Il bassotto a tre teste

Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo aver sedato la rissa tra i quattro fantasmi abitanti dell'appartamento, uno di loro confessa di aver fatto un patto con la morte, se fosse riuscito ad uccidere Eugenio avrebbe avuto un posto di rilievo in paradiso.

– Questa la vorrei sentire – cominciò Maria con sguardo e voce pietosamente maligna – Perché dovreste uccidere la qui presente caciotta barbuta? –

Ivan, temendo il fucile molto più da morto che in vita, disse: Muorte promettere noi posto se avere facilitato… vecchio residente, a trapuasso. –

Eugenio stava, per fortuna o sfortuna, rischiando di prendere posto tra loro come quinto fantasma della compagnia. Lo si poteva intuire dalla malvagia e compassionevole espressione dell’affascinante veneranda donna.

– Questo… è molto interessante. – mormorò voltandosi verso di esso – sarai il mio biglietto per l’aldilà. –

In quei pochi istanti furono innumerevoli i fatti accaduti: Ivan fece il tentativo disperato di strozzarlo con un tubo del lavello; quando il viso del malcapitato divenne come un peperone per la mancanza di ossigeno una polverina dallo “stupefacente” aroma di caffè entrò nelle narici, con una forza disumana Eugenio afferrò i tubi e li dilatò dal suo collo, come questo si arrese nel suo tentativo, i pugni stessi del vecchio cominciarono a rimpastargli il viso; Eugenio si sentì trapanare il petto per la velocità con la quale il muscolo cardiaco pompava, tanto che avrebbe fatto sbiancare un colibrì, per poi fermarsi in un infarto tricardico simpatico sistemico circolatorio.

In quel momento, però, la voce di Sonia si propagò nella calca gridando: – Eugenio è mio! –

Una scossa violenta trapassò e percorse il suo petto stanco e fermo. Eugenio rantolò come un disperato cagnolino messicano di piccola taglia nell’assiderale freddo invernale. La scossa aveva provocato la ripresa impulsiva del battito. Mentre quella nuvola di caffè veniva espulsa dal suo corpo, Eugenio cadde a terra come un insetto a più zampe sul suo dorso concavo.

Eugenio ebbe l’istante di aprire gli occhi e vedere Maria, in tutta la sua grazia, fluttuare tra la nebbia puntando il pietoso fucile su di lui per la, forse, decima volta.

In quel momento, ordinare al suo cane di attaccare era l’unica speme rimastagli. Il fedele amico abbaiò come un soldato a quattro zampe. Il leggiadro quadrupede corse in soccorso del padrone, con piccoli e pur allo stesso tempo larghi balzi. L’ultimo balzo, pari a quello di un mustang tra le gole del canyon, trapassò la gentil’donna come se fosse puro ossigeno, e balzò impietoso verso il proprio padrone. Le zanne canine già sguainate e gocciolanti penetrarono nel collo del vecchio, decretando con un gorgoglio e zampillante schizzo di sangue, la sua ultima terza fatal morte.

Piccolo tuopo ha vinto nuostro puosto! — esclamò Ivan indignato dall’intervento, contrastantemente risolutivo, del cane.

Il piccolo roditore ringhiante, guaiva accanto alla salma del padrone deceduto. Mi verrebbe spontaneo prendere un secondo per congratularmi con il nostro protagonista per la sua terza morte, un traguardo che non tutti possono ambire. Solo il maestro Rasputin ed il vecchio Gerry sono riusciti a beffare la morte per più di una decina di volte. Tant’è vero che la Morte stessa aveva ritenuto necessario implementargli un pass per farli ritornare alla vita senza il suo intervento fino all’unica e vera morte, altrimenti si sarebbe sprecato del tempo, che non c’è neppure nell’aldilà.

Ad un tratto, tuttavia, il pavimento tremò, una crepa si aprì nel mezzo della cucina e tra fuoco e fiamme sortì dai sordidi gironi dell’aldilà un enorme bassotto a tre teste, con tanto di cravattino messo per storto ed il pelo tasto schizzato da sembrare reduce da un incontro con una presa elettrica.

I suoi molteplici sguardi vagarono nella cucina e, con una delle zampe, si mise apposto gli occhiali sul muso, tirando fuori un porta documenti ed una penna che tenne tra le zampe.

– Allora? Che succede qui? – disse la testa di mezzo con accento canino.

– Direi un macello. – rispose quella di destra.

– In tutti i sensi. – aggiunse quella di sinistra.

– Signor Cerbero… – cominciò la venerabile anziana Maria.

Fu la somma ex-padrona dello stabile a prendere la parola. Mentre questa esplicava con grande proprietà di linguaggio e armonia nella voce con l’intento di convincere Cerbero a consegnarle il premio ambito; il mastino degli inferi era così rapito da tale persona da tremare quasi incontrollabilmente facendosi mansueto come un qualsiasi cagnolino. E posso giurare sulla salma di mia madre che centrava poco il fucile ancora puntato verso quest’ultimo.

Nonostante il tremore ben poco latente, riprese il controllo di sé stesso e si erse fiero dichiarando con autorità ritrovata:

– Il signor Kadmon, essendo ancora un respirante, non è ancora idoneo ad attivare l’offerta, ma, in quanto vincitore, ha diritto ad uno sconto del venti per cento sulla vita, inoltre riceverà un’offerta per il posto vacante di “Assistente di Cerbero”. Congratulazioni a tutti i partecipanti –

All’istante, il nerboruto Ivan cominciò a lanciare bestemmie innominabili e in madrelingua russa, con  la cadenza di un metronomo. Sonia, invece si superò, recitando una puntata di Banco delle Bestemmie mischiando con parolacce in romanaccio. Gerry, in quanto uomo di grande cultura, sacramentò ogni sorta di caffè becero mai conosciuto ed importato in altri stati.

L’unica capace di mantenere una certa compostezza e contentezza, in barba ad ogni possibile congettura, era la temeraria Maria. Nonostante si fosse lasciata sfumare la possibilità di entrare in un paradiso a sua misura, il sogno di una vita si era finalmente realizzato nella morte, in quanto avrebbe potuto infierire su quell’ingrato barbone, fino alla fine dei tempi, godendo nel farlo. Inoltre, avrebbe potuto usare la sua autorità da poltergeist per mantenere il controllo di quei condomini insolenti.

Continua...

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