Il bello e il cattivo tempo
Serie: La doppia lettera
- Episodio 1: Sorrisi negati
- Episodio 2: Scomodità
- Episodio 3: La lavagna delle remore
- Episodio 4: Punti profondi e spazi indefiniti
- Episodio 5: Sette meno dieci
- Episodio 6: Il bello e il cattivo tempo
STAGIONE 1
Si dice che nella mia città quell’uomo sia dietro a tutto ciò che di rilievo succede. E anche a quello che non succede.
Si dice che non ami la folla, il rumore, le manifestazioni di piazza.
Si dice che faccia il bello e il cattivo tempo, nel vero senso della parola. Che ci sia lui dietro la chiacchierata decisione presa l’estate scorsa dalla nostra Amministrazione Comunale, diventata argomento fertilissimo che ha corretto innumerevoli caffè post-prandiali e insaporito infiniti aperitivi pre-cena, consumati nelle piazze del centro.
Sto parlando della volta in cui l’Assessore alla Cultura si era dannato l’anima nel tentativo di organizzare un evento che indubbiamente avrebbe conferito non poco lustro alla collettività. Una serata dedicata al mondo del cinema il cui tema avrebbe dovuto essere “Punti di vista: l’uomo che guarda la città e la città che guarda l’uomo”.
Credo di poter parlare a nome di tutti quando dico che a nessuno era chiaro dove volesse andare a parare quel titolone siliconato, ma la notizia che un noto regista del momento avesse accettato di presenziare alla serata come ospite e di partecipare al dibattito si era sparsa più veloce di un’epidemia di mononucleosi su un pullman in gita alle superiori, e questo era stato motivo sufficiente affinché una moltitudine di gente manifestasse l’intenzione a partecipare numerosa, così come era stata invitata a fare.
L’Assessore era un tipo nuovo, oggetto di fresco rimpasto, uno di fuori provincia, che aveva fama di essere un giovane decisionista. Col senno di poi, mi viene da pensare che fosse giovane e basta. Che ancora non sapesse che certe scelte vanno ponderate di concerto. Se si fosse infatti confrontato con chi i corridoi del Municipio li conosce più a fondo dell’impresa delle pulizie che li tiene lustri, con chi su certi argomenti ha più voce in capitolo di un prete in sagrestia, di certo qualcuno gli avrebbe fatto notare che la cornice individuata per la serata era un po’ troppo vicina a casa di certuno il quale non ama gli schiamazzi notturni. A dirla tutta, se l’Assessore non fosse stato nuovo e non fosse stato di fuori, si sarebbe da tempo fatto un paio di domande sul perché in quella specifica cornice, da noi, non si tengono mai eventi di alcun tipo.
Ma l’Assessore aveva voluto muoversi in autonomia fin da subito, forse per mettere in risalto le sue capacità organizzative in vista di quando, chissà, chi può dirlo, magari, un giorno, i suoi appetiti non si sarebbero più accontentati di quanto passava la mensa aziendale e avrebbero puntato a bocconi più succulenti rispetto all’ufficio che adesso occupava.
Era stato solo a cose fatte, ad accordi presi, a manifesti stampati, a compensi pattuiti, che l’Assessore aveva comunicato al Sindaco i progressi ottenuti nell’evento sino ad allora avvolto da un alone di mistero, comunicazione in cui si svelava anche lo spazio cittadino scelto per l’occasione.
Ora, qua tocca affidarsi alle dicerie, ma i ben informati affermano che il Sindaco, messo al corrente, sia letteralmente sbiancato. Che abbia intimato all’Assessore di spostare la collocazione dell’incontro, che lì proprio non si poteva fare, che a costo di dover fare carte false risolvesse insomma l’immane bordello in cui aveva cacciato la Giunta.
Invero è noto che l’Assessore, nei giorni successivi alla strigliata, abbia bussato a tutte le porte, proposto improbabili scambi, esatto i pochi favori di cui era creditore, ma non abbia trovato nessuna sede alternativa in cui allocare l’evento.
Così i giorni che mancavano all’arrivo del regista si erano assottigliati talmente tanto, e altrettanto la febbre dell’attesa era salita da parte della cittadinanza, che il Sindaco aveva dovuto pensare ad una qualche motivazione per annullare l’evento che non fosse riconducibile alla sua volontà, qualcosa per la quale nessuno avrebbe potuto addossargli responsabilità alcuna.
Ed ecco allora che a soli tre giorni dall’appuntamento, l’evento era stato annullato dal Primo Cittadino causa allerta mal tempo. Senonché i suoi consiglieri più fidati, pur nel timore di contraddirlo e scatenarne le ire, non avevano potuto fare a meno di fargli notare che non era piovuta una sola goccia da due settimane a quella parte, e che per proclamare un allerta meteo era indispensabile una previsione che si pronunciasse in tal senso, cosa del tutto mancante. Per cui, all’ultimo minuto, il Sindaco aveva sparigliato le carte giocandosi il carico da quaranta: elevato rischio di colpi di calore notturni, dei quali la nutrita popolazione anziana avrebbe potuto esser vittima.
Il regista non aveva preso bene la notizia, e a nulla erano valsi i tentativi di rassicurarlo sul fatto che, non appena il fitto calendario di eventi in città lo avrebbe permesso, si sarebbe sicuramente trovata una data (e una locazione) alternativa per riprendere il discorso morto ancor prima di nascere. Aveva preteso di trattenere il compenso pattuito che già gli era stato versato e aveva giurato che mai più la nostra comunità lo avrebbe rivisto in futuro, nemmeno in vacanza, nemmeno fossero prosciugati tutti i mari e sgretolate tutte le montagne e svuotati tutti i laghi della Nazione all’infuori dei nostri.
D’altronde, l’Assessore aveva avuto poche possibilità di rimediare alla grama figura in cui era incappato di fronte alla cittadinanza, visto che attorno a lui si era d’un tratto fatta terra bruciata in un raro esempio di perfetto multilateralismo, e non c’era voluto molto tempo perché l’Assessore rassegnasse le proprie dimissioni.
Questo si dice nella mia città di quell’uomo. E sarà forse per il fatto che io non sono un soggetto particolarmente addentro ai salotti borghesi che contano, o forse perché vivo nel mondo incantato dei boschi fatati e dei bruchi dai mille colori, sarà forse per questi motivi che io di quest’uomo, motore silenzioso di tutto questo casino, di cui tanto e sempre ho sentito parlare, incredibile a dirsi, non ho mai visto il volto.
O magari, invece, sì. Magari mi è passato davanti chissà quante volte, magari l’ho incrociato in così tante occasioni, senza mai saperlo. Senza avergli mai dato nemmeno due lire.
Serie: La doppia lettera
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- Episodio 5: Sette meno dieci
- Episodio 6: Il bello e il cattivo tempo
Un esempio all’italiana dell’espressione potteriana: “Tu-sai-chi”. 🤭Fantastiche le similitudini e allusioni che hai disseminato nella storia. Comunque, ho letto e riletto il testo dopo averlo gustato per trovare una sbavatura. Niente perfetto 💯
Ciao Roberto, l’episodio è molto scorrevole e interessante, ma aggiungo anche inquietante, se il contenuto è ispirato a fatti reali.
In ogni caso, è un piacere leggerti.
Scusa Roberto, ma quella nel disegno è il palazzo della Carovana (alias Scuola Normale) in Piazza dei Cavalieri a Pisa!
Ciao Simone, pura casualità. Sono una capra a disegnare e ho cercato un’immagine di quel tipo in rete. Ho trovato quella e mi è piaciuta. Ma mi hai fornito un ottimo spunto di riflessione, è troppo caratterizzante.
Ahah, capirai, ci sono passato davanti per 33 anni tutti i giorni e ci ho fatto pure la tesi.
Ma nella tua serie non trovavo riferimenti, stavo impazzendo. 🤣
Risolto 😉