
Il bosco
Serie: Hidden
- Episodio 1: Fine settimana
- Episodio 2: L’incontro
- Episodio 3: C’è un uomo là fuori
- Episodio 4: Miguel
- Episodio 5: Il bosco
STAGIONE 1
Camminavo da quasi un’ora e mezzo quando arrivai a un bivio. Il rifugio si faceva notare, sulle montagne, per la luce che trapelava dalle finestre e si rifletteva sul manto innevato. Mi avvicinai al cartello e con la punta delle dita scansai la neve che gli si era depositata sopra. Entrambe le vie portavano al rifugio, ma quella di sinistra era più veloce di due ore e mezzo. Quella di destra, però, era più bella. O almeno così avevo dedotto leggendo la scritta sotto al cartello che puntava a destra, strada panoramica. Scelsi la seconda via.
“Ehi, Clay!” Chiamai il mio cane, che come altre volte durante il tragitto si era addentrato fra gli abeti ai lati del sentiero. Rimasi ad ascoltare. Gli unici suoni erano il boato dei venti ad alta quota che echeggia per la valle, e i lievi tonfi dei cumuli di neve che cadevano di tanto in tanto dai rami degli alberi. Unii le mani sulle labbra, a comporre un megafono di fortuna.
“Clay! Torna qui!”
Ancora il vento. Ancora la neve che cadeva dai rami. Scricchiolii, schiocco di legni spezzati. Mi voltai per guardarmi attorno, e il rumore secco prodotto dalla neve ghiacciata sotto i miei scarponi mi fece trasalire. Stupido cane, dove ti sei cacciato?
“Clay! Clay! Dove sei…” dissi, l’ultima frase quasi sussurrata, per lo sconforto. Con la mano destra sollevai il polsino della giacca e controllai l’ora. Le tre e un quarto. Il sole stava già scomparendo dietro alle cime frastagliate delle montagne. In quel momento realizzai quanto fossero imponenti. I crepacci, sui cui tratti più ripidi si scorgeva la roccia nuda e spigolosa, si stagliavano altissimi nel cielo, proiettando le loro ombre minacciose lungo la valle. Ancora nessuna traccia di Clay. Stava facendo buio.
“Claaaaay! Torna subito!”
Vento. Neve. Mormorii del sottobosco.
Mi voltai di scatto, scrutando tra i tronchi rugosi, ma vidi nulla. Ancora una volta, provai la sensazione di essere osservato. A differenza dei giorni precedenti, tuttavia, non provavo un semplice disagio. Se la domenica ero chiuso in casa con Clay, in quel momento ero nel bel mezzo di una foresta, da solo, e probabilmente le persone più vicine erano a quasi due ore di cammino. E le tenebre stavano avvolgendo la valle. Controllai l’ora: tre e quaranta.
Un altro schiocco mi fece trasalire. Forse era semplicemente per via della luce solare che se ne andava, ma in quel momento avvertii un freddo che lungo la strada fino a quel punto non avevo provato. Non potevo aspettare a metà strada, le tenebre mi avrebbero inghiottito, e non avevo nulla con cui far luce… allora mi accorsi del cellulare. Sfilai lo zaino dalle spalle e lo appoggiai a terra, continuando a lanciare occhiate tutto attorno.
In fondo allo zaino trovai quello che cercavo. L’indicatore della batteria era rosso. Non ho idea di come feci ad evitare di cadere nel panico. L’unica cosa che riuscii a pensare, era che dovevo muovermi; ma non potevo lasciare Clay. D’altra parte, non avrei nemmeno potuto mettermi a cercare nella foresta. Decisi che avrei avvisato le autorità non appena arrivato al rifugio.
Chiamai un’ultima volta, prima di partire: “Clay! Dobbiamo andare!”
Se dal mio salotto, domenica, avevo visto qualcuno, quel pomeriggio udii la sua voce. Un urlo squarciò il silenzio, ed era vicinissimo. Mi voltai e iniziai a correre più veloce che potevo.
E più correvo, più l’aria gelida mi entrava nei polmoni, e il fiato si faceva sempre più corto. Volevo fermarmi e riposare, riprendere fiato e magari bere un goccio di the, che nel termos doveva ancora essere caldo. Ma non ci riuscii. Non potevo fermarmi, perché lui era alle mie calcagna. Lo sentivo muoversi nel bosco, ansimare per la fatica e gemere, quando un ramo gli finiva negli occhi, e le foglie e i rami che venivano calpestati dalle sue scarpe emettevano rumori assordanti, come tante esplosioni e spari durante una battaglia.
Mi sentivo un blocco di ghiaccio nel petto. L’aria in entrata nei miei polmoni si era ridotta a un rivolo impercettibile. D’un tratto, mi sentii mancare le forze. Caddi in mezzo alla neve.
Mi misi a sedere, e cercai di capire da dove provenisse mentre provavo ad alzarmi con le poche forze rimaste. Lo vidi giungere verso di me, ma era buio e non scorsi che un’ombra, nera come il diavolo. I passi si facevano sempre più vicini, sempre più rumorosi, come se un battaglione a cavallo mi stesse per investire. Sbucò dai rami proprio davanti a me, non appena riuscii ad alzarmi. Caddi a terra per la seconda volta, e mi fu addosso.
Non era un uomo, era Clay. Il battito cardiaco si stabilizzò, e la temperatura percepita si stabilizzò. Strinsi il cane al mio petto e gli arruffai il pelo sulla testa. Lo baciai, gli urlai che era un idiota. Lui sembrava al settimo cielo, come se pensasse di essermi perso. Svanita l’eccitazione, si allontanò di qualche passo da me, e puntò in direzione del bosco, con la testa alta e le spalle allargate, in posizione difensiva. Ascoltava qualcosa, un rumore che udii anche io. Scricchiolio di legni, passi veloci che si allontanavano. Gli cinsi il petto, avvicinandolo prima che potesse tornare nel cuore di quella foresta spaventosa che ormai era completamente buia.
Fu per caso che, nell’avvicinarlo a me, gli sfiorai la bocca con il dorso della mano, accorgendomi che il pelo, in quel punto, era fradicio e appiccicoso. D’istinto ritrassi la mano, e con le dita dell’altra tastai, accorgendomi di essermi sporcato. Presi il cellulare dalla tasca, con l’intento di fare luce, sfruttando la poca batteria rimasta. Premetti due volte sullo schermo, con lo stesso dito che mi ero sporcato. Il vetro si illuminò, e lo sfondo bianco apparì sullo schermo, mettendo in evidenza la mia impronta digitale. Era rossa. Rossa come il sangue.
Urlai in preda all’orrore. Clay si avvicinò ma io lo respinsi, inorridito. La sua bocca era pregna del sangue di quell’uomo. Provò ad avvicinarsi ancora, intento a rassicurarmi, ma lo allontanai scalciando. Guardai l’ora sul Seiko, imbrattandone il vetro di sangue. Erano le sei e, secondo il cartello, avrei dovuto essere già arrivato al rifugio, contando che avevo corso e non camminato. Il gelo al petto si fece di nuovo sentire, quando mi accorsi che, terrorizzato dall’urlo, avevo preso il sentiero a destra del bivio.
Quello più lungo.
Serie: Hidden
- Episodio 1: Fine settimana
- Episodio 2: L’incontro
- Episodio 3: C’è un uomo là fuori
- Episodio 4: Miguel
- Episodio 5: Il bosco
Sono d’accordo con @cristiana , questi ultimi episodi appaiono diversi dai primi: le cose si stanno evolvendo in fretta. Spero che continuerai questa tua serie!
Leggendo i commenti, ho messo sulle spine troppi di voi, e mi sentirei in colpa troncando qui la serie! Ovviamente scherzo. La serie, te lo confermo, continuerà, anche se non prevedo di pubblicare altri capitoli nell’immediato.
“Se dal mio salotto, domenica, avevo visto qualcuno, quel pomeriggio udii la sua voce.”
Mi sfugge una cosa: come può essere certo che si tratti della stessa persona? Certo l’inquietudine continua avrà giocato il suo ruolo..
Evidentemente Vincent è convinto che si tratti della stessa persona. Chissà se ha ragione o no 😉
“Stupido cane”
Mi ha richiamato alla mente leone il cane fifone ahaha
Ora che mi ci fai pensare, sì aha
Sono molto coinvolgenti questi ultimi due episodi, diversi, sia nella struttura che nello stile narrativo. Eppure, sento che ci sono intrecci che ancora non hai svelato.
È un po’ che non pubblico episodi di questa serie, ma presto rivelerò qualcosina 😉
La scena nel bosco è al cardiopalma e, per questo, molto coinvolgente.
Rimane, però, il mistero su questa oscura presenza. Non vedo l’ora di scoprirne di più.
Ed ecco che la situazione inizia a farsi movimentata!
Mi hai tenuta sulle spine quando Clay non si trovava più, ho incrociato le dita che tornasse indietro.
Ora c’è da capire di chi è quel sangue e chi -o cosa- è quella presenza che angoscia il protagonista. 😼
Grazie davvero!
Dove ci porti? Sono veramente curioso. Bravo Nicola!