Il bosco delle larve impiccate

Serie: Rifugi


(Immagine di copertina di Fabio Elia)

Al mattino, come ormai era quasi prassi, cercavo di sedare il mio mal di testa con un Oki. Dopo aver fatto una ricca colazione, ci siamo messi in cammino. A poche decine di metri dal rifugio, c’era una cascata con una vasca d’acqua invitante, ma avevamo una camminata da fare: destinazione lago Rosso. “Da vedere!”, diceva Favie, e così abbiamo salutato a malincuore la cascata e abbiamo ripreso il cammino.

Come in ogni nostra escursione, doveva esserci un lato inquietante. Ed eccolo subito: appena inoltratici nel fitto del bosco, abbiamo cominciato a notare degli insetti appesi a mezz’aria. Subito si è rifatto vivo in noi il tremendo ricordo del monte Momello con la sua selva di ragnatele. Ma, guardando meglio, non si trattava di ragnatele. Sembravano tante larve appese a dei fili penzolanti dagli alberi. Erano anche più inquietanti delle ragnatele del Momello. Perchè almeno, allora, sapevamo di cosa si trattava; invece, sta roba che diavolo era? Erano delle specie di processionarie, nocive al contatto? Sarebbe stato un bel problema perchè il bosco era letteralmente zeppo, intriso di queste robine penzolanti. Grazie a quella precedente esperienza con i ragni, però, abbiamo risposto con prontezza a questa grottesca situazione: con dei lunghi rami, ci siamo messi a fendere l’aria, facendoci largo tra questi vermetti appesi.

(Foto di Fabio Elia)

Il cammino in questo modo era tutt’altro che agevole. Ero davvero disgustato dall’eventuale contatto con le larve pertanto agitavo il ramo come un forsennato ed ero in tensione; sicuramente non nello stato d’animo ideale per gustarmi la natura e l’aria di montagna.

Fortunatamente, dopo una ventina di minuti, il bosco terminava e sbucavamo su degli ampi prati che costeggiavano un torrente. Finalmente, l’agitazione provocata dalle larve era cessata e ci si poteva rilassare un po’ di più. Dall’altro lato del torrente, intervallato ogni tanto da qualche ponticello di legno, si vedeva altra boscaglia fitta. Nel frattempo la ripidità cresceva e sembrava di non arrivare mai. Ad ogni altura si sperava di trovarci dietro questo maledetto lago Rosso ed invece niente, finchè…

-Ma veramente siamo arrivati fin qui per questo acquitrino?-

-Ma è una merda!-

Favie rideva, imbarazzato.

(Foto di Fabio Elia)

Era un po’ desolante. Inoltre, come se non bastasse, c’erano delle mucche che venivano verso di noi con quel loro sguardo impassibile che non si riesce ad interpretare. Arrivavano davvero vicino e non capivi cosa volessero. Tutti abbastanza inquietati, abbiamo ripiegato attraversando un ruscello. Io ho proposto di tenerle a bada simulando le grida dei pastori piemontesi:

-Ehhh…Veaa…Ndumaaaa…-

Funzionava. Venivano intimidite dalle nostre grida e si arrestavano. Solo Ele, pazzamente innamorata di qualsiasi animale incroci la sua strada, ha rischiato l’avvicinamento, accarezzando sul muso una delle mucche. Scilli, nell’attraversamento forsennato, è scivolato in acqua perdendo un calzino e ripescandolo, poi, con le mie stecche. A pochi passi da noi l’acqua del ruscello si gettava verso il basso in una vertiginosa cascata, sulla cima della quale Favie si faceva immortalare per i suoi album fotografici da collezione, rischiando di scivolare di sotto e frantumarsi nella valle sottostante. A nulla servivano le mie raccomandazioni e intimidazioni, anzi, sembravano dargli maggiore baldanza.

(Foto di Fabio Elia)

Dopo un panino ed una siesta accanto al lago, abbiamo ripreso mestamente la via del ritorno, se non che, camminando per gli ampi prati, abbiamo sentito giungere, dalla boscaglia che stava oltre il torrente, un verso strano, un lamento, che intervellato da alcuni momenti di silenzio, seguitava a più riprese. Preoccupati del fatto che si trattasse di un animale ferito, ci siamo avviati verso la direzione dalla quale sembrava arrivare, attraversando il torrente. Pareva giungere dal fitto della boscaglia che si estendeva su per il pendìo antistante.

-Sarà un orso?-

-Ma va! Impossibile! In questa regione non ci sono orsi.-

Io avevo visto da poco tempo il flim “The Revenant”, in cui un orso sbranava voracemente Di Caprio e mi immaginavo di veder correre verso di noi, giù dal bosco, un bestione simile. Non avremmo avuto scampo.

-Allora, potrebbe trattarsi di una mucca ferita.-

Ele era preoccupatissima. Le sue allucinazioni uditive in cui c’era sempre, di solito, un animale in pericolo da salvare, sembravano questa volta concretizzarsi. Però cominciava a far buio e non potevamo fermarci ancora a lungo. Tornando verso il rifugio, abbiamo incrociato il pastore e gli abbiamo detto che forse c’era una mucca ferita da qualche parte nel bosco. Lui non era molto pratico, poichè quelle vacche non erano neanche sue, ma di un amico che gli aveva chiesto il favore di portarle a pascolare per quel giorno; preoccupato da quanto gli stavamo riferendo, era deciso a tornare indietro per controllare di non averne persa una. Noi invece abbiamo proseguito il nostro ritorno verso il rifugio.

Dopo aver riattraversato il bosco con le schifose larve appese ed esserci sbracciati furiosamente con i rami per farci largo tra esse, siamo finalmente tornati al rifugio, chiedendo anche al custode un parere sul verso che avevamo sentito.

-Sono cervi in amore. Nella stagione degli accoppiamenti lanciano quel richiamo.-

Non potevamo crederci! Avevamo mandato quel poveraccio a rifarsi il tragitto per cercare una mucca inesistente. D’altronde eravamo in buona fede, non l’avevamo fatto apposta. Ciò non toglie che riuscivamo ad immaginarcelo mentre, ovunque fosse, imprecava contro di noi lanciandoci le peggiori bestemmie in dialetto.

Serie: Rifugi


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Discussioni

  1. Ormai posso dirmi appassionato a questa serie, con i suoi personaggi che ormai ho imparato a conoscere, le sue escursioni avvincenti e le sue storie di vita vissuta (e documentata con tanto di foto di repertorio). Dopo aver visto Revenant anch’io ho il terrore degli orsi.