Il Cancello

Serie: Alaros


V.

Le rispose di si, piangendo, perché era un bambino e non sapeva il significato di quelle parole.

Lei scomparve e lo lasciò a bruciarsi gli occhi nella sua candela. Pregò con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le sue forze perché s’era accorto che qualcuno, dentro al fuoco, lo stava ad ascoltare zitto zitto, e per contemplare gli chiese di rompere tutte le sue parole.

Una sera di venerdì tornò la rondine, con un rametto di quercia fra le zampe, e se lo portò nelle vie nascoste della Città oltre il Borgo degli Artisti, con addosso il suo mantello e la fedelissima spada di legno legata alla cintura.

S’infilò dietro un quadro di donna dagli occhi vivi, sconfitto dal profumo di lavanda che lasciava, e si trovò davanti tutto un mondo che lo chiamava da dietro le inferriate ed i muri scorticati a guardia di un giardino maledetto. Ci si attorcigliavano intorno tutti i rovi di un roseto con più spine che fiori, e mentre un petalo scivolava sul muretto in mezzo alle lance aguzze delle ringhiere, appassì prima di toccare terra e la rondine fischiò di un triste canto.

Dalla ruggine del cancello nero l’uccello lo invitò ad entrare.

“Sei sicura?” chiese, pieno di paura. Ma lei tornò a parlare la lingua degli uccelli, e non si capirono più.

C’era il vento forte e freddo, spinoso pure quello: soffiava da un’altra parte del mondo dov’era caduto anzitempo l’autunno, e parlava nei cigolii del cancello che s’apriva di storie andate perdute, di cose finite che non tornano, dei sogni inspiegabili che sognano i semi nella terra quando muoiono per mettere radici.

“È tardi, forse è meglio un altro giorno” disse con un piede dentro e l’altro fuori, mentre tutto intorno il mondo vorticava all’incontrario e lui pensava alle cose che pensano i grandi, appesi alle abitudini e ai vizi della vita, e pensando perse l’innocenza e divenne adulto dall’altra parte del cancello.

Serie: Alaros


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Fiabe e Favole

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Discussioni

  1. Questa storia è un racconto ma ogni capitolo è anche una storia a sé limpida e fumosa, che si segue e si perde. E ogni frase è una poesia. Lo so non sono stata chiara, ma il perdermi tra le tue parole mi fa quest’effetto.

    1. Ho voluto scandire delle sequenze e dei tempi che s’adeguassero per ogni parte della storia. E poi: ogni racconto o leggenda si marchiano a fuoco nel cuore proprio perché astratti. Ci sono delle domande che non troveranno mai risposta.

      Grazie per aver sfogliato ancora.