Il canto delle balene

Serie: MITI E LEGGENDE D'AMERICA LATINA


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I miti e le leggende sono l'anima e l'ossatura di un continente in cui, per secoli, i popoli si sono trasmessi canti e racconti che racchiudono in sé credenze e valori, insegnamenti e paure.

Il vento gelido spazzava la costa, sollevando granelli di sabbia e sale che si mescolavano nell’aria. Sulle alture di Punta Dungeness, Kaaïn scrutò l’orizzonte con occhi attenti. Quel giorno, il mare sembrava inquieto e le onde si infrangevano con violenza contro gli scogli.

Mentre il giovane Tehuelche si riparava il volto dal sole accecante, vide una sagoma scura in lontananza. Una nave, grande e imponente che avanzava lenta, ma inesorabile.

Scese di corsa verso l’accampamento, i suoi piedi affondavano nella sabbia e il cuore martellava nel petto. Giunto al villaggio, dove le tende di pelli ondeggiavano sotto le raffiche di vento, gridò con tutto il fiato che aveva in corpo: «Una nave si avvicina!»

Gli anziani si raccolsero attorno al fuoco e il capo Nahuel, un uomo dalla figura possente e dai capelli grigi, fissò il giovane con sguardo grave. «Accade di nuovo» mormorò «le navi straniere portano morte e dolore. Ascoltate.»

Nahuel raccontò una storia che molti avevano già sentito, ma che ora risuonava con un peso maggiore. Parlò loro di quando, anni prima, altre navi erano giunte da lontano, portando con sé non solo la caccia indiscriminata alle balene, ma anche malattie e sofferenza per il popolo.

«Le balene» disse Nahuel «sono più che semplici creature del mare. Esse sono la voce della Pachamama, la Madre Terra, e le loro canzoni parlano al cuore degli uomini, portando equilibrio e armonia.»

Kaaïn ascoltò, sentendo crescere dentro di sé un misto di paura e rabbia. Il mare, che avevano sempre considerato un alleato generoso, diventava la via d’ingresso per uomini pericolosi che venivano da lontano.

I saggi Yechán intonarono canti antichi per invocare protezione. Le donne prepararono offerte di piume e conchiglie, lasciandole sulla spiaggia per placare gli spiriti del mare.

All’alba, la baleniera aveva già issato le vele e si avvicinava a Cabo del Espíritu Santo.

Il capitano Inoue, un uomo austero e determinato, osservò il mare con il suo cannocchiale. «Laggiù!» Esclamò, indicando una balena franca australe che emergeva maestosa dalle acque. Il suo dorso lucido scintillava sotto i primi raggi del sole.

I marinai si misero in movimento, preparando gli arpioni e le lance esplosive. Inoue diede l’ordine, e il primo arpione si conficcò nel corpo dell’animale. La balena si dimenò, spruzzando acqua e sangue mentre cercava di liberarsi. Ogni volta che si immergeva per sfuggire alla nave, riemergeva poco dopo e il mare attorno si tinse di rosso. La nave la inseguì senza tregua, guidata dal capitano che non voleva lasciarsi sfuggire la sua preda.

Sulla riva, la tribù assistette alla scena con orrore. Gli anziani intonarono canti funebri, le donne mormorarono preghiere agli spiriti marini. Kaaïn strinse i pugni, desiderando poter fare qualcosa, ma sapeva che la forza del suo popolo non poteva competere con quella degli uomini venuti da lontano.

Mentre la caccia continuava, il cielo si oscurò improvvisamente. Nubi nere si addensarono all’orizzonte e il vento si fece più feroce. La tempesta si scatenò con una furia che sembrava uscita dai racconti degli spiriti. Le onde si sollevarono, facendo oscillare pericolosamente la nave. La balena, ormai esausta, trovò la forza per immergersi un’ultima volta, colpendo lo scafo con la coda.

La baleniera, ferita dalla potenza delle onde e dell’animale, iniziò a inclinarsi. Inoue gridò ordini ai suoi uomini, ma era troppo tardi. Una raffica di vento spezzò l’albero maestro, e la nave fu trascinata verso gli scogli, infrangendosi contro le rocce. I marinai cercarono di salvarsi, ma furono inghiottiti dal mare.

Quando la tempesta si placò, il relitto giaceva sugli scogli come un monito silenzioso. I Tehuelche si avvicinarono con cautela, raccogliendo ciò che poteva essere utile. Trovarono pochi sopravvissuti e li aiutarono, offrendo loro cibo e riparo.

Kaaïn, seduto sulla riva al tramonto, osservò il mare calmo. Il canto delle balene risuonò in lontananza, profondo e malinconico. Portava con sé una promessa di pace. Il giovane alzò lo sguardo verso Nahuel: «Proteggeremo il mare e le sue creature, come ci hanno insegnato gli spiriti. Questo è il nostro dovere.»

Il vento cancellò le ultime tracce della tempesta, lasciando la costa immersa in un silenzio solenne, rotto solo dal ritmo eterno delle onde.

***

Tanto tempo fa, le balene vivevano nel cielo. Erano spiriti luminosi che osservavano il mondo dall’alto, incantate dalla bellezza dell’acqua che scintillava sotto di loro. Sognavano di potersi tuffare tra le onde, odorare il profumo del mare e vivere libere nelle profondità degli oceani.

La Madre degli Spiriti, protettrice di tutti gli esseri viventi, ascoltò quel desiderio e, commossa dalla loro passione per il mare, le trasformò in creature marine maestose e forti. Con un battito delle mani, le balene lasciarono il cielo e scesero nell’acqua.

In cambio di questo dono, chiese loro di proteggere gli oceani e le creature che li abitano. Le balene accettarono con gioia e da quel momento, nuotarono libere, mantenendo un legame con il cielo. Si dice che le loro voci cantilenanti siano i canti nostalgici per il cielo che hanno lasciato, ma anche un inno di gratitudine per il dono dell’acqua.

Gli antichi popoli della Patagonia raccontano che avvistare una balena è segno di fortuna e di armonia. Esse sono considerate messaggere degli spiriti del mare, custodi della pace tra terra e acqua.

***

*Tehuelche, nella lingua degli Araucani, significa ‘uomini del sud’. Indica gli indigeni che abitano le terrazze patagoniche, fra il Río Negro e lo stretto di Magellano.

*Nel 1925 la Lega delle Nazioni riconobbe la necessità di regolamentare la caccia alla balena. Nel 1930 venne fondato il Dipartimento di Statistica sulla Caccia Internazionale alle Balene. Nel 1931 si firmò il primo accordo fra 22 nazioni detto ‘Convenzione per la Regolamentazione della Caccia alla Balena’. Nel 1948 venne firmata la Convenzione Internazionale per la Regolamentazione della Caccia alla Balena (ICRW). Giappone, Norvegia e Islanda non ne fanno parte.

*Sebbene il numero di parlanti sia oggi molto ridotto, la comunità tehuelche promuove un programma di recupero conosciuto come “Non mi vergogno di parlare tehuelche” (kkomshkn e wine akkwoi ‘a’ien).

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Avete messo Mi Piace11 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Cristiana! Leggerti è un continuo viaggiare! I tuoi racconti sono un carico di informazioni, emozioni, aneddoti, e mi piace questo modo unico e personale di impostare la storia, questo mischiare aneddoto, cronaca e leggenda in una specie di saggio narrativo.

  2. Le balene, che creature magnifiche! Intelligentissime, e nonostante la loro stazza hanno un canto dolce e armonico, quando nuotano sanno essere addirittura aggraziate. La leggenda è azzeccata e le descrive a pieno.
    È disgustoso che certe “””persone””” le uccidano e poi per cosa? Per il grasso? Per la carne? Povere creature…
    Per un momento ho avuto paura che il racconto finisse male, avrei fatto fatica a mandarlo giù.
    Grazie per averci raccontato questa storia e per averci fatto imparare qualcosa in più sulle balene e le tribù che le proteggono! ❤️‍🔥

    1. Grazie a te >Mary, il finale ‘incoraggiante’ l’ho immaginato trasportandomi in quei luoghi con la mente. Il sacrificio di una balena viene riscattato con il sacrificio umano, pesante. Lo sguardo del ragazzo sull’oceano è uno sguardo di speranza.

  3. Ciao Cristiana, bellissimo racconto. Tu non sai quanto mi piacciono le storie che vanno a finire nel mito e viceversa. Il SudAmerica poi credo sia una terra fertile su questo punto di vista. Rileggerò con attenzionee un pò di tempo anche le atre. Ciao

  4. Un capitolo non solo bello, ma anche estremamente significativo.
    Mi è piaciuto molto il riferimento finale alla leggenda sull’origine delle balene: è come se fungesse da punto di contatto tra il fantastico della storia iniziale e il reale, rappresentato, appunto, dalla leggenda narrata da quei popoli.

    1. Grazie Giuseppe. Ho voluto, in questo caso, unire narrazione e leggenda, questa volta ribaltando le carte. La realtà sta in una situazione attuale che assomiglia tragicamente a quella di secoli fa.

  5. Uno dei miei CD musicali acquistato negli anni novanta si intitola The sound of whales. Questo tuo racconto mi ha spinto a riascoltarlo. Come disse Nauhel«Le balene sono più che semplici creature del mare. Esse sono la voce della Pachamama, la Madre Terra, e le loro canzoni parlano al cuore degli uomini, portando equilibrio e armonia.»
    Creature che da sempre intimorisconi e affascinano l’ uomo, ispirando musicisti, registi, romanzieri e scrittori vari. Stimolando la fantasia e creando miti anche tra le costellazioni stellari.. Ancora una volta hai scelto un bel soggetto, con riferimenti ad alcuni temi importanti, attraverso la tua narrazione sempre chiara di questa serie molto interessante, tra realtà e leggenda.

    1. Grazie Maria Luisa perché tu sai sempre trovare affinità e corrispondenze che danno maggiore valore a un testo. Felice che il soggetto ti sia piaciuto e ti abbia stimolato un ricordo. Un abbraccio

  6. Cresciuto negli anni ’70, per me la caccia alle balene è sempre stata una sorta di rito orribile di sacrificio inutile e sacrilego, in onore del dio denaro, e una forma di hybris contro la Terra e il suo mare. Ho sempre avuto una istintiva antipatia per la Norvegia e il Giappone che consideravano (e considerano) legale la caccia alle balene e letto e riletto Moby Dick. Tutto questo si combina in questo bellissimo “cuntu” (racconto) che è anche un “canto”, e che proviene da uno dei luoghi più affascinanti del mondo. Che bello leggerti, Cristiana.

    1. Grazie Giancarlo, veramente. Hai espresso una visione lucida e attuale di un problema vecchio di secoli, mai risolto e nemmeno realmente regolamentato. Per scrivere bene questo racconto, ho pensato alla letteratura ecologista di Sepulveda che le balene e quel mare me li ha fatti amare.

  7. Non solo il racconto, che ci ricorda i metodi invesivi di noi occidentali verso le altre civiltà, verso ciò che per loro era sacro. Non solo quello, ma la leggenda e la storia attorno a essa sono interessanti. Leggi queste cose e ti vai a cercare le notizie a riguardo. La tua raccolta di leggende è molto utile. Spero che tu ne abbia ancora parecchi di colpi in canna.

    1. Ciao Francesco e grazie. In realtà, vivo alla giornata. Quando mi tornano in mente, approfondisco la ricerca e poi scrivo. Chiamiamoli ‘colpi a salve’ 🙂 🙂 🙂
      In ogni caso sono davvero tanto felice che queste storie antiche suscitino curiosità.

  8. Il racconto è evocativo e ben scritto, con una forte componente atmosferica e una trama che intreccia mitologia, natura e conflitto culturale. La descrizione della costa battuta dal vento e del mare inquieto crea un’ambientazione potente che immerge subito il lettore. Mi piace

  9. Mi piace tantissimo la divisione del racconto in due parti. Prima un episodio narrato, e poi la leggenda vera e propria. Rimango rapita da come i confini tra realtà e invenzione si mescolino, in quel punto magico dove non è più importante, e neppure interessa più, capire cosa sia vero e cosa sia inventato. Perchè in un certo senso, entrambe le cose diventano parte di un “tutto” e quel tutto è l’essenza stessa del raccontare e del nostro essere umani. E’ come se ci fosse un cuore pulsante, dietro ogni leggenda, che tocca un diverso aspetto dell’anima, e tu ogni volta ce lo vai a svelare.
    Ho riletto il racconto facendo risuonare in sottofondo il canto delle balene, e il risultato è stato disarmante. Ho sentito la pace, la bellezza di spiriti luminosi di cui parla la leggenda, quella che le balene sono venute ad assaporare, a portarci dal cielo. Davvero bello. Mi sono commossa 🙂

    1. Ciao cara Irene. Il racconto è, come dici tu, diviso in due parti perché, ancora una volta ho voluto sperimentare. Non voglio che la serie risultasse noiosa e così cerco di scovare modalità più originali di narrare le leggende.

    2. Il canto delle balene emoziona tanto anche me e pensare che una volta ‘volavano’ ha il suo fascino. Il cuore, dietro alle leggende, di qualsiasi Paese siano, c’è davvero. Come potrebbe essere diversamente? Grazie Irene per la tua lettura e le bellissime parole.

  10. Molto bella questa serie Cristiana! Mi ricorda un libro sulle leggende cilene comprato ai miei figli da un ambulante! Nulla da invidiare, anzi! Hai una invidiabile capacità di spaziare tra un genere e l’altro! Complimenti!

    1. La cosa più bella sei tu che compri un libro di quel genere, per i tuoi figli. Questo gesto non è affatto scontato e di grande valore. Io ti ringrazio molto per la tua lettura e sarebbe bello che magari, questa piccola storia, poi la raccontassi a loro.

  11. Grazie Cristiana!!! Rispetto, che non è solo dare del lei a una persona anziana, rispetto per questo mondo che ci accoglie, rispetto per gli animali e per tutta la natura… rispetto per noi stessi che abitiamo un giardino pensando ci sia dovuto senza capire che è un dono che dobbiamo meritare! 🌹🌹🌹🌹

    1. Esatto Giuseppe. Lo stesso che stai chiedendo tu attraverso i protagonisti della tua bellissima serie. Quel rispetto per la natura che diventa necessità, sopravvivenza, futuro. Possibile che si continui a sbagliare?

  12. “Tanto tempo fa, le balene vivevano nel cielo.”
    Questa frase ha dentro una poesia straordinaria, quando l’ho letta, per un attimo, mi è sembrato di sentire il loro canto nelle mie orecchie. 👏 👏 👏

    1. L’immagine è davvero poetica. Esseri così possenti che si liberano in volo con leggerezza e sinuosità. La luce del sole che riflette e luccica sulla loro pelle. Eppure, la magia del mare è incomparabile e, forse, la Madre degli Spiriti ha fatto bene a esaudire il loro desiderio. Giuseppe Serto ha suggerito il video di In the End dei Linkin Park. Io non l’avevo mai visto e sono andata a cercarlo. Il finale è proprio bello.

  13. Cara Cristiana, la cultura dei nativi americani è stupenda come sempre. Io la adoro, credo sia un qualcosa di stupefacente. Gli indiani d’America hanno quella capacità di dare anche al canto delle balene un significato così bello da suscitare ammirazione. Amano la natura e la rispettano. Complimenti!!

    1. Parliamo di popolazioni autoctone che non possono immaginare le proprie economie di sussistenza a prescindere dalla terra che considerano un dono. Pertanto, l’idea di una natura violata assume connotazioni per loro tragiche. Le leggende che si possono scovare hanno tutte la stessa radice e origine che risiede nel rispetto. Credo che abbiamo sempre tanto da imparare. Grazie Alfredo per il tuo bellissimo commento.

  14. Come accade sempre, anche quando guardo un film, nom riesco a sopportare la violenza sugli animali 🙈 ti giuro, ho avuto persino difficoltà ad andare avanti con la lettura, quando la balena (animale che adoro!) è stata colpita. Quando poi sono morti i marinai, tutto ok 😅 Stupenda la storia finale delle balene che prima vivevano in cielo ❤️

    1. I marinai li abbiamo fatti morire perché l’idea di una tempesta che scuote il mare ha significato se pensiamo alla natura che si ribella alle brutture che l’uomo compie su di essa. La leggenda sulle balene volanti è antica e ce ne sono molte di versioni altrettanto belle e più articolate. Nel mio caso, avrei purtroppo sforato il limite delle parole. Grazie Arianna.

  15. Come il precedente episodio, leggenda o realtà?
    Apprezzo il messaggio sulla connessione tra uomo e natura. In oltre le balene volanti mi ricordano tantissimo il video “in the end”

    1. Una leggenda che affonda le radici nella storia antica di quei popoli e la realtà di una terra che appartiene a popolazioni autoctone che la abitano da secoli e che subiscono una continua usurpazione. Il video di ‘In the End’ non me lo ricordavo e sono andata a guardarlo. Cavolo! Le balene alla fine volano davvero. Bellissimo. Grazie Giuseppe.

  16. Ciao Cristiana, leggendo questo episodio mi è sembrato di assistere di persona con occhi lucidi alla caccia, di sentire sul viso gli spruzzi dell’acqua e il vento freddo. Un racconto potente e visivo, grazie per averlo condiviso!

    1. Grazie a te Melania per averlo letto. Nonostante questi temi sembra stiano passando di moda, credo sia importante avere sempre gli occhi bene aperti, conoscerne almeno alcuni aspetti anche se la loro interezza sicuramente ci sfugge.