Il cocchio

Serie: L'imperatore dei Mari


Oxxuxo si sentì a disagio. Mai avrebbe immaginato che un essere mortale potesse trasmettergli quella sensazione. La delicata piccola mano, che spariva nella sua grinfia, gli provocò un leggero calore.

I due si incamminarono fino a una parete. Il dio del Sottosuolo si toccò la gola: si manifestò una chiave dorata dall’impugnatura a tripla volta, era molto elegante, intarsiata con pietre rosse. La infilò in un serratura invisibile a occhio umano e aprì le ante. Dal loro interno uscirono dei sbuffi di calore: due alte figure, scure come le notti senza luna, scheletriche, dagli occhi bianchi come il latte, agitavano gli zoccoli e i pelosi patagi, anch’essi neri. Il figlio di Jark fece un passo indietro.

«Non avere timore. Vieni.» Disse il dio del Sottosuolo facendogli un cenno con la mano.

Il ragazzo aggirò le creature, notò che tenebrosi filamenti collegavano i loro musi a un carro: era nero, con le ruote d’oro, due lanterne alimentate da una luce blu nella parte anteriore, la cappotta grigia era abbassata. Oxxuxo salì a bordo, tese la mano al giovane ragazzo e lo tirò a sé; diede un secco colpo di redini e le creature iniziarono a trainare il cocchio. Le ante si chiusero in automatico provocando un forte boato, per qualche attimo si spensero anche le lamentele dei dannati.

Raggiunto l’ingresso, Oxxuxo scese dal mezzo, afferrò i maniglioni delle porte, contrasse i muscoli in un’immane sforzo e chiuse le porte del Sottosuolo, infilò la chiave e diede una doppia mandata.

I guardiani lo guardavano esterrefatti. Il dio del Sottosuolo li ignorò, tornato al suo posto fece muovere gli spettrali esseri alati, che iniziarono al trotto, poi galopparono e infine presero il volo.

Il cocchio traballò, rischiando di capovolgersi: «Reggiti forte, cucciolo d’uomo. Non ho la minima idea di come si manovri, è la prima volta che lo uso.»

«Perché ce l’hai, allora?»

«Voi umani. Mi avete donato questo carro, in principio avrei dovuto girovagare per il mondo alla ricerca delle anime da imprigionare nella mia dimora, in seguito l’usanza e la credenza divennero quelle che, dopo la morte, le vostre anime sarebbero arrivate direttamente all’ingresso del sottosuolo, ragion per cui non ho mai usato questa carrozza.»

«Capisco.» Disse il figlio di Jark prima di perdersi nei suoi pensieri.

La forza trainante del cocchio volava sempre più in alto e rapida, raggiunsero la cortina nera e sparirono al suo interno. Riaperti gli occhi, Oxxuxo e il ragazzino si ritrovarono a librare nel cielo azzurro. Sotto di loro il mare si estendeva per un’infinità di leghe. Il dio respirò a pieni polmoni l’aria fresca. Come rinvigorito colpì le creature con le redini facendole galoppare. Iniziarono a intravedere i Nuovi continenti: Il Continente del Nord con la sua punta estrema completamente bianca, le foreste che ricoprivano il resto del suolo; il Continente dell’Est con i suoi rigogliosi fiumi, le valli verdi interrotte da docili colline gialle; il deserto del Continente del Sud che lo copriva in quasi tutta la sua interezza, chiazzato da piccole oasi di verde, e da una macchia bianca nella sua punta inferiore; il Continente dell’Ovest con le sue montagne e altopiani; il piccolo Mare chiuso al loro interno e l’isola che stanziava al suo centro. Il cocchio volteggiò a largo dell’arcipelago Sospeso in direzione del resto delle Isole di confine. Il ragazzo riconobbe Sospeso e disse: «Io vivevo in una di quelle isole laggiù.»

«Ma non sei arrivato da lì.» Affermò Oxxuxo.

«Già. Mio padre ci ha fatto fuggire.»

«Tuo padre deve essere uno sciocco. Ci avete creato potenti e invincibili, non potete sfuggire al volere di Xenxo. L’unico che può opporsi sei tu, non certo tuo padre.»

«Posso rifiutare?»

«Certo. La tua devozione è quello che vuole mio fratello Xenxo, ma l’ultima parola spetta a te.»

«Io non so cosa voglio.»

«Questo è un problema molto comune tra voi esseri deboli.»

«Ma ormai, che senso ha pensarci?»

«Come dici?»

«Stavo riflettendo. Sono finito nel Sottosuolo demoniaco, dunque sono morto. Nessuno può rivendicarmi.»

«In effetti, hai ragione.»

«Davvero molto bella quella chiave. Posso vederla?» Cambiò discorso il ragazzo.

«No. Non è solo bella, ma anche preziosa. Senza di essa sarei vulnerabile. Persino un umano potrebbe uccidermi.»

«Non siete immortali?»

«Ti spiego», disse Oxxuxo riducendo l’andatura al trotto, «ci avete creato con le vostre credenze, un Dio può morire quando nessuno crede più in lui, quindi il suo potere divino andrebbe scemando fino all’esaurimento della linfa vitale, facendolo scomparire. Un altra caratteristica che ci avete dato, è stato un aspetto umano», il dio si guardò mani e gambe per un secondo poi riprese, «o comunque simile al vostro, dunque potremmo morire per cause accidentali. Nostro fratello maggiore temeva molto questa situazione di debolezza e decise quindi di sfruttare la nostra divinità per prendere delle precauzioni: furono forgiati, per ognuno di noi, uno o più strumenti, investiti da poteri divini, da portare sempre con noi, in modo da avere una protezione contro la morte.»

«La chiave è il tuo scudo quindi.»

«Possiamo chiamarlo così se…»

Oxxuxo non riuscì a completare la frase, avvertì una presenza a lui molto familiare, si sporse dal bordo del cocchio, individuò la fonte e fece virare le creature.

«Che succede?» Chiese il ragazzo.

«Mia sorella, Xaxe, è qui, da qualche parte.»

Il figlio di Jark impallidì: «Xaxe, hai detto?» Chiese con voce tremula.

«Si, dobbiamo raggiungerla.»

«Perché?»

«È affranta, addolorata, distrutta, presto quel dolore diventerà ira, furia, non ho intenzione di ritrovarmi centinaia di nuovi ospiti al nostro rientro. Devo fermarla.»

Il cocchio si fermò sulla Grotta dei delfini. La presenza di Xaxe era fortissima, non c’erano dubbi, doveva essere su quell’atollo. Le creature alate fecero perdere quota al cocchio con un’andatura al passo, lenti sbattevano gli zoccoli in aria, formavano una spirale, a ogni svolta, Oxxuxo cercava di individuare la sorella. Raggiunta la spiaggia, il ragazzino riconobbe l’isolotto, indicò la via a Oxxuxo. Il cocchio risalì la strada ripida fino in cima, raggiunsero i due tronchi appuntiti ed entrarono nel villaggio.

La gente fremeva, era successo qualcosa di grave, di triste. Oxxuxo cercava sua sorella, il ragazzo riconobbe la loro tenda. Sceso dal cocchio si avviò verso l’ingresso del piccolo padiglione, Oxxuxo, con sguardo diffidente, lo seguì. Le guardie sembravano non accorgersi dei due. Il dio del Sottosuolo gli fece cenno di entrare, fu rassicurante.

Il ragazzo vide suo padre, Jark, trattenuto da uomini nerboruti, sua madre, Yoni, accasciata a terra in un angolo, una donna vestita in bianco intenta a pregare, Zorak in piedi con le mani incrociate dietro la schiena. Il ragazzo si spostò di qualche passo e vide se stesso disteso a terra, bianco in viso, il torace fermo, sua sorella, Cassari, che gli passava la mano fra i capelli. Il giovane si voltò verso Oxxuxo: il dio stava uscendo dalla tenda, decise di seguirlo.

In lontananza si vide arrivare una donna, camminava decisa e veloce, non prometteva nulla di buono. Oxxuxo si lanciò incontro alla donna.

«Spostati, fratello.»

«Nemmeno un saluto?»

«Da quando sei diventato così amorevole?» Chiese la dea fermandosi di botto.

«Be’, a essere sincero sono qui in veste ufficiale.»

«Che veste, scusa?»

«Di carceriere e torturatore. Vorrei prendermi una pausa, quindi se fossi così gentile da non mandare troppa gente, te ne sarei infinitamente grato.»

«Non in-tral-ccia-rmi.»

«Non ti è bastato mandarmi un povero ragazzino? Dai, sii onesta.»

«Questo è un colpo basso, fratello. Credi veramente che lo volessi? È stato un incidente. L’avverti questa rabbia?»

«Sì, e mi mette anche tanta apprensione.»

«Questa è sete di vendetta. Il vero colpevole è qui, da qualche parte.»

Oxxuxo si fece leggermente da parte. Xaxe vide il fantasma del ragazzino, la rabbia si placò e corse ad abbracciarlo: «Come stai?» Chiese.

«Bene. Oxxuxo è molto simpatico.» Rispose il figlio di Jark notando che il volto della dea era esattamente come lo ricordava, ma il suo corpo adesso era adulto, non più quello di una bambina.

«Anche tu gli stai simpatico, ne sono sicura.»

«Dici davvero?»

«Certo», gli sussurrò all’orecchio, «mai nessuno lo aveva fatto uscire dalla sua dimora.»

Il figlio di Jark fece un sorriso, le prese la mano, tese l’altra verso Oxxuxo, il dio gliela afferrò, poi li portò fin davanti la tenda dei suoi genitori: «Voglio presentarvi la mia famiglia.»

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