Il collante
Serie: Ad imperitura memoria
- Episodio 1: Zoe nel mondo
- Episodio 2: Infanzia e adolescenza
- Episodio 3: Il collante
STAGIONE 1
Dapprincipio, le stelle erano una cosa mia, ma diventarono una cosa nostra la sera in cui Zoe mi chiese di parlargliene. La invitai ad assistere alle lezioni con Tiberio, tuttavia lei mi spiegò che quelle storie di faccende così distanti dalla sua vita le interessavano solo perché ero io a raccontargliele. Io che della sua vita ne facevo parte.
«Vorrei che mi guardassi come guardi le tue stelle» mi sussurrò sottovoce un pomeriggio mentre ce ne stavamo davanti al braciere. Tiberio era così impegnato con uno dei suoi codex da ignorare del tutto la nostra presenza. Lei era esplosa all’improvviso, mentre guardavamo le figure di alcune pergamene che Gaio mi aveva portato la mattina. Era come se tenesse quel pensiero dentro di sé da un po’ e avesse finalmente raggiunto la forza necessaria per uscire e vedere che effetto facesse. La guardai stupito e le chiesi se c’era qualcosa che non andava. Mi disse che stava solo recitando dei versi che aveva letto chissà dove, lei che non possedeva niente da leggere né si era mai avvicinata alla biblioteca della villa.
Non sapevo da che parte prenderla in quel periodo, era tormentata da un groviglio di pensieri così fitto che non riuscivo nemmeno a infilarci le mani. Tornai alle carte per tracciare le rotte che mio padre, in quei giorni, stava percorrendo diretto in Egitto. Poi mi sentii tirare per la tunica. Zoe indicava la grande vetrata che dava sul cortile interno. Il vento faceva cadere le foglie gialle dagli alberi come fossero neve.
«Andiamo» mi incitò. Si allacciò i sandali e aspettò che facessi altrettanto.
«Su, andiamo» insistette.
Alle fine cedetti, come cedevo sempre alle sue richieste e ai suoi desideri.
Mi prese la mano e insieme lasciammo la stanza calda.
«E adesso?» le chiesi sotto il portico che girava attorno al cortile interno della villa.
Mi prese anche l’altra mano e la intrecciò alla sua. Mi portò sotto l’ultimo cono di luce che il sole formava in procinto di sparire dietro i monti.
«E adesso balliamo» disse. E prese ad agitare le spalle avanti e indietro mentre le foglie continuavano a volteggiarle tutt’intorno. Il vento era freddo, il viso di Zoe diventava rosso a vista d’occhio.
«Sei a disagio?» mi chiese alzando gli occhi verso i miei.
«Un po’» le risposi.
«E io che volevo baciarti» mi disse ridacchiando.
Premette le sue labbra sulla mia guancia. Mi disse che avevo bisogno di radermi. Tornò a fissarmi negli occhi e io le strinsi ancora di più le mani. Appoggiò la testa sul mio petto e restammo abbracciati a girare in quello spazio-tempo immutabile e lento finché Tiberio non ci richiamò dentro.
Solo quando mettemmo piede in casa ci accorgemmo di quanto fuori si gelasse davvero. Il sole era tramontato da un pezzo e noi non c’eravamo nemmeno accorti.
Ci precipitammo davanti al braciere, l’uno accanto all’altra. Sorridevamo e sghignazzavamo perché il calore ce l’avevamo dentro.
Quella sera faticai ad addormentarmi. In testa avevo ancora il calore che avevo sentito quando il suo corpo si era stretto al mio. Non volevo chiudere gli occhi su quel momento per paura che svanisse per sempre.
Serie: Ad imperitura memoria
- Episodio 1: Zoe nel mondo
- Episodio 2: Infanzia e adolescenza
- Episodio 3: Il collante
“«Vorrei che mi guardassi come guardi le tue stelle» mi sussurrò sottovoce un pomeriggio mentre ce ne stavamo davanti al braciere.”
Sembrerebbe che lui la veda come la più bella delle stelle.❤️
La sensazione é soprattutto di tenerezza verso i due adolescenti che, innamorati e felici, non sentono nemmeno il gelo nell’ aria intorno a loro. La storia continua ad essere piacevole e positiva; da adolescente in un’ epoca ormai remota, mi chiedo cosa resterà di questi momenti gioiosi, in futuro, a parte i ricordi.
Che bel racconto!
Mille grazie!