Il Colore Del Grano

Serie: La Piuma Nera Degli Dei


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Eira viene pervasa dallo spirito della Dea Freyja..

La mattina si aprì con i tuoni che cadevano dal cielo; il temporale aveva stretto nella sua morsa l’intero paese medievale.

Valentina aveva passato la notte insonne: le sigarette non le aveva più contate. Sul collo, dove le unghie di Eira avevano aperto i tagli, adesso c’erano cerotti bianchi.

«Eira ha detto “la donna dai capelli color grano”… Non credo che possa essere una coincidenza.»

Uscì di casa per andare al sito archeologico e passò davanti alla chiesa, quando udì il lamento profondo dell’organo echeggiare nella navata e, insieme a esso, la voce di una bambina.

«La donna dai capelli color grano è in grave pericolo.»

Subito dopo si udì lo scrocchio di una mela morsa con appetito.

Valentina si fermò, guardando il cesto di mele dai riflessi dorati che la bambina aveva di fianco a sé.

«E tu chi sei?» chiese, incuriosita.

La bambina diede un altro morso alla mela; dopo aver deglutito, poggiò il frutto sulla mano di Valentina.

«Senti questo organo? Senti questa bellissima melodia? Si chiama O Virgo Splendens; ha una luminosità melodica che richiama l’oro del grano e la luce del sole. Proprio come quella donna.»

La bambina, dalla giovinezza cristallina, prese il cesto e scappò lungo il vicolo, lasciandole la mela sul palmo.

«Idunn ti ha appena dato un prezioso avvertimento: fossi in te getterei la mela» disse la voce dello storpio.

Valentina sentiva la mano umida, viscosa e pesante. Abbassò gli occhi: la mela non c’era più, e un cuore umano le batteva sul palmo. Col passare dei secondi, dai ventricoli iniziò a uscire della sabbia, come se una duna del deserto avesse aperto il proprio ventre.

«Cristo Santo…» esclamò, vedendo il cuore pulsante che iniziava a sgretolarsi tra le sue dita; sconvolta, corse verso la macchina, con l’odore ferroso del sangue ancora sulla pelle.

Arrivata davanti al cancello del sito archeologico, vide affisso il documento di fermo dello scavo.

Valentina si introdusse nel sito attraverso lo squarcio della recinzione, a cui era appesa una camicia a quadri intrisa di sangue. Stringeva la valigetta in mano e il respiro le si faceva accelerato e pesante mentre si avvicinava all’altare di ossidiana.

«Eccolo finalmente.»

Con i guanti in nitrile prelevò la sostanza che fuoriusciva dalla crepa, riempiendo le provette sterili.

Il rumore delle frasche del bosco catturò la sua attenzione; dall’oscurità emerse strisciando una donna di mezza età con gli occhi in lacrime e la camicia strappata.

«Mi aiuti, la prego: non voglio morire così.»

La contadina aveva una gamba masticata a metà: l’osso lasciava un solco nel fango e, lentamente, il branco di lupi apparve dietro la scia di sangue.

«Dio mio…» esclamò Valentina, mentre il cuore le batteva all’impazzata contro le costole.

Le fauci del lupo nero si chiusero sul collo della donna; la testa si piegò da un lato, quasi del tutto staccata, mentre il corpo iniziava a tremare dagli spasmi. Gli altri membri del branco, assetati di sangue, iniziarono a smembrarle il resto del corpo; il suono della carne lacerata lasciò Valentina immobile, con lo sguardo terrorizzato.

«L’archeologa deve morire: porta dentro di sé la piaga del mondo divino. Io per primo pagai il prezzo del suo tradimento.»

La voce uscì dal bosco; i lupi famelici, con la bocca colma di carne, iniziarono ad avvicinarsi a verso di lei.

«Non permetterle di entrare nell’altare: Freyja non conosce pietà. Lasciala in mezzo al bosco, affinché queste bestie mordano la sua carne, prima che sia troppo tardi.»

Valentina sentiva la paura afferrarle lo stomaco; scappò di corsa, prima che una luce accecante abbagliasse gli occhi delle bestie. Arrivata al varco nella recinzione, vi si gettò attraverso; il filo spinato si impigliò nella giacca e le lacerò la pelle del braccio. In preda al panico, con la pelle sanguinante, accese la macchina; le lacrime la accompagnarono per tutto il tragitto fino alla caserma dei carabinieri. Il maresciallo, che di primo impatto si era avventato su di lei per il mancato rispetto delle misure restrittive, vide la ferita e iniziò a chiedere spiegazioni prima di indicarle la biblioteca.

«Senta, un branco di lupi ha fatto a pezzi una donna davanti ai miei occhi e poi c’è quel mendicante storpio che mi tampina ovunque vada.»

Antonio il maresciallo la prese da una parte e con molta discrezione sussurrò alle sue orecchie: «Si sbrighi a terminare il suo lavoro e si tolga da questo posto, adesso vada in biblioteca, chieda di Bragi: lui le darà tutta l’assistenza di cui ha bisogno» concluse l’uomo in divisa.

Valentina uscì di corsa dalla caserma e si diresse alla biblioteca.

«Signor Bragi? È permesso?» chiese, con la voce tremante.

Tra gli scaffali, un uomo di mezza età dalla barba lunghissima si presentò al suo cospetto.

«Buongiorno, come posso esserle utile?» chiese, mentre lucidava un corno da bevuta ricurvo.

«Salve, sono Valentina Albrandi, la genetista chiamata per le analisi al sito archeologico prima che venisse bloccato. Avrei anche bisogno di medicarmi il braccio.»

L’uomo scrutò i suoi occhi pieni di terrore, poi la scortò al laboratorio, dove poté darle assistenza medica.

«Albrandi… Ho già sentito questo cognome.»

«Un mio antenato, Curzio, era l’alchimista dei  Nobili Farnese.»

Bragi guardò il corno da bevuta; il bordo era rafforzato in oro.

«Curzio, certo: ho letto di lui.»

«Senta, sto vivendo una situazione al limite della ragione umana: ho bisogno di analizzare questi campioni per capire cosa c’è dentro alla reliquia dello scavo archeologico.»

Valentina, dopo la medicazione, iniziò le sue analisi al microscopio.

«Contiene proteine e materiale genetico» disse tra sé.

«Ha filamenti organici intrappolati nelle microfratture: compaiono sequenze di DNA che non riesco a riconoscere e strutture discoidali simili a cellule, con nucleo visibile.»

«Adesso vediamo la polvere che esce dalle narici di Eira.»

Appoggiò gli occhi alle lenti del microscopio, poi la voce del bibliotecario la fece sobbalzare.

«Quella non è cenere: è Freyja che sta rinascendo, e credo che purtroppo l’ospite abbia i giorni contati.» La voce di Bragi era solenne come la campana della chiesa, che in quel momento scandiva i rintocchi funebri.

«Venga con me: c’è una storia che deve ascoltare, e adesso le farà bene una bella sorsata di idromele.»

Valentina si alzò di scatto dallo sgabello, con le parole sinistre del bibliotecario che le rimbombavano nella mente.

Continua...

Serie: La Piuma Nera Degli Dei


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. “Le fauci del lupo nero si chiusero sul collo della donna; la testa si piegò da un lato, quasi del tutto staccata, mentre il corpo iniziava a tremare dagli spasmi. Gli altri membri del branco, assetati di sangue, iniziarono a smembrarle il resto del corpo; il suono della carne lacerata lasciò Valentina immobile, con lo sguardo terrorizzato.” Che sadico 🤣🤣🤣🤣. Un episodio che non tradisce le aspettative.

  2. Un episodio ricco di avvenimenti, che, come sempre, mi ha tenuto col fiato sospeso. Molto suggestiva ed originale l’immagine del frutto che si trasforma in un cuore palpitante.

  3. “«Ha filamenti organici intrappolati nelle microfratture: compaiono sequenze di DNA che non riesco a riconoscere e strutture discoidali simili a cellule, con nucleo visibile.»”
    Ammetto che qui mi serve il vocabolario 😂

  4. Trovo che in questo episodio ti sia particolarmente riuscito l’intreccio tra mitologia nordica, mistero e orrore, che conferisce alla storia un’atmosfera sempre più cupa e inquietante, sicuramente molto suggestiva.
    La tua scrittura è ricca di immagini forti e dettagli evocativi, sicuramente ben dosati entrambi, mentre il ritmo serrato accompagna efficacemente il susseguirsi degli eventi.
    Mi incuriosisce soprattutto il contrasto tra la ricerca di spiegazioni scientifiche e l’irrompere di forze soprannaturali, che aggiunge una dimensione interessante alla narrazione.

    1. Ciao Cristiana 😀 sono molto felice che stai apprezzando la serie, intrattenere la tua curiosità è sempre un onore. Sempre grato del tuo tempo e della tua attenzione ♥