Il comandante

Serie: L'isola dell'Artiglio


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Roberto trova gli abitanti dell'isola su cui è naufragato

«Non avrei mai creduto fosse tanto grande, quest’isola» confessò Roberto.

Pablo si girò a guardarlo. «Sul serio?».

«Sì, proprio».

Fece di nuovo il suo latrato, la sua risata, adesso Roberto l’aveva capito. «Ah, ma guarda, ti potrà sembrare strano ma l’Isola è divisa in tre nazioni».

Si scrollò nelle spalle, Roberto, e pensò che erano proprio i Caraibi: popoli litigiosi, che non si mettevano mai d’accordo. «Io ne ho percorso l’intero perimetro, ma non ho esplorato l’entroterra. Anzi, da quel che mi dici tu, sono secoli che l’uomo non passa da queste parti, no?».

«Esatto». Nel frattempo, stavano continuando a marciare in quella foresta lussureggiante.

«Capisco molte cose».

Fra loro calò il silenzio, sporcato solo dai suoni della foresta. Fra gli alberi, Roberto vide macchie colorate e anche delle scimmie che balzavano di ramo in ramo. Non fosse stato per la presenza degli uomini-smilodonte, ci avrebbe giurato che quella fosse una qualunque isola tropicale.

Si girò a guardare Pablo. «Ma dimmi, come si chiama questo luogo?».

«Noi la chiamiamo l’Isola». Abbozzò un sorriso di scuse. «Non abbiamo mai lasciato queste terre. Anche se sappiamo che oltre il mare ci sono continenti sterminati, ci siamo sempre accontentati dell’Isola… che poi, abbiamo altro a cui pensare che l’esplorazione delle terre oltre il mare».

Mise le mani in tasca, Roberto. «Ma queste tre nazioni… quali sarebbero?».

«Per tempo, Roberto, te ne parlerò per tempo».

Dopo un’ora di marcia con continui saliscendi, Roberto vide un villaggio. Le capanne erano in paglia, c’erano dei fuochi accesi e pensò che gli uomini-smilodonte sapevano sì il castigliano, ma erano ancora fermi a secoli fa per quanto riguardava la tecnologia.

Roberto vide altri esseri identici a Pablo. Tutti lo guardavano con interesse e curiosità, qualcuno lo indicava.

Pablo fece finta di niente. «Ti porto dal Comandante».

«Chi sarebbe?».

«Ma il Comandante, no? Te l’ho detto» borbottò seccato.

«Va bene, certo».

Dopo che ebbero percorso quella che sembrava la strada principale del villaggio, si fermarono davanti a una capanna molto più grande delle altre e il cui ingresso era decorato con ossa animali.

Pablo si rivolse a uno degli uomini-smilodonte di guardia. «C’è qui un uomo, chiama il Comandante».

«Sì, luogotenente, faccio subito». Obbedì.

«Sei un luogotenente?». Roberto lo osservò con attenzione.

«Certo, sono un luogotenente anche se non indosso l’armatura. Siamo tutti membri dell’esercito, nessuno scappa al suo dovere verso la nazione» disse con orgoglio.

Roberto si limitò ad annuire.

In quel momento, dalla capanna uscì un uomo-smilodonte grasso e che sembrava molto anziano. Indossava una corazza che Roberto avrebbe visto meglio addosso a un conquistador; ma se era per quello, anche le Guardie Svizzere erano equipaggiate in quella maniera.

«Comandante!» squillò Pablo. «Una visita dal mondo esterno».

Il Comandante si avvicinò come un gatto a Roberto e, in silenzio, lo annusò.

Roberto ebbe paura che lo volesse sbranare.

Poi, il gattone annuì. «Sei proprio un uomo, un essere umano…».

Cercò di non essere sarcastico, Roberto, doveva pur essere nell’ottica che quelle creature non vedevano un uomo come lui da più di quattro secoli. «Sì. Vengo in pace e sono un… cronista». Aveva una certa apprensione al vedere tutte quelle corazze, quegli artigli.

Comandante annuì di nuovo. «Cosa ci fa qua un uomo? Offri l’aiuto della tua nazione alla mia?».

«Spiacente». Roberto era in difficoltà. «Sono soltanto un naufrago… sono giunto fin qui per puro caso».

Al sentire quelle parole, Comandante si girò a guardare Pablo, il quale fece un cenno di assenso.

Forse Roberto stava per conoscere il suo destino, quando nel villaggio entrò un uomo-smilodonte molto giovane. «Stanno arrivando gli arsinoteri!».

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