Il confine

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione

La pala affondò nella terra gelida.

Una fitta nebbia si era sollevata, avvolgendo tutto con una coltre grigia e impenetrabile.

Una squadra di inservienti era intenta a scavare con energia e i loro colpi poderosi rimbombavano intorno a loro, nel vuoto notturno del cimitero.

Parzialmente celati dalla bruma spettrale, Patrick Guilliman e Daniel Neri attendevano immobili la fine dell’operazione.

Guilliman ripensava al dialogo che aveva avuto con il capitano Vanhoer, poco prima di dirigersi lì assieme a Neri:

“Devo fare una cosa John…” Gli aveva detto: “E non ti piacerà.”

“Cosa?” Gli aveva domandato il capitano.

“Voglio riesumare il corpo di Robert Carlson.”

Vanhoer era scattato in piedi, gridando: “Cosa!?”

Poi, come faceva sempre in quelle circostanze, si era messo a camminare nervosamente avanti e indietro, apostrofandolo in ogni maniera e dicendogliene di tutti i colori: “Ti ha dato di volta il cervello!”, “Devo essere pazzo a prestarti ancora ascolto!” “Ho appena finito di spalare una montagna di merda alta così e tu che cosa fai? Vuoi metterti a dissotterrare i morti!”, “Se tu non avessi quel distintivo, ti avrei fatto arrestare e rinchiudere!”, “Sei matto da legare!”

“John, datti una calmata.” Replicò Guilliman cercando di smorzare i toni.

“No che non mi calmo! Mi spieghi da dove ti è uscita questa brillante trovata? Se vuoi farti internare accomodati!”

Senza lasciargli il tempo di replicare Vanhoer prese a recitare il manuale del perfetto sbirro:

“Un investigatore deve essere razionale e analizzare i fatti!”

E poi ancora:

“Trovare i collegamenti fra gli eventi!”

“John…”

“Cosa c’è?”

“Per quanto ti possa sembrare assurdo è stata proprio l’analisi dei fatti a farmi prendere questa decisione.”

“Oh ma davvero? Beh perché non me lo spieghi allora.”

“Posso parlare?”

“Sono tutt’orecchi Sherlock Holmes.” John Vanhoer si rimise a sedere, concentrandosi per soffocare la rabbia e ascoltare le parole del detective.

“Dunque…” Esordì Patrick Guilliman: “Catherine Phoenix è morta soffocata da un’oliva, come suo marito.”

“Ronald Phoenix è morto più di vent’anni fa, Patrick.” Replicò il capitano, massaggiandosi le tempie con aria esausta.

“Esatto. Ma le condizioni in cui sono stati ritrovati i corpi sono identiche. Seduti alla poltrona con un Martini che a quanto pare nessuno dei due aveva mai bevuto nella vita. Ricordi gli appunti del dottor Phoenix? Hai detto anche tu che avrebbe potuto costituire una prova contro Robert Carlson.”

“Dove vuoi arrivare?”

“Ronald Phoenix aveva intuito che qualcosa non andava e che Robert Carlson era più strano della media dei suoi pazienti. Parlava di Alex come una presenza lo possedeva costantemente, più che un disturbo della personalità e poco prima di morire, iniziò a temere per la sua incolumità, finché Alex non l’ha ucciso.”

“E poi è resuscitato per uccidere Catherine Phoenix, vent’anni dopo suo marito.” Intervenne sarcastico Vanhoer, scuotendo la testa.

“Dopo che noi siamo entrati in possesso del diario.”

“Cristo…” Vanhoer si passò una mano fra i capelli: “Sei completamente andato.”

“Maledizione John è stata trovata nelle identiche condizioni del marito!” Esclamò Guilliman: “Vorresti farmi credere che si è trattato di un incidente per entrambi? Quante probabilità ci sono che accada una cosa del genere.”

“Ci sono molti criminali a questo mondo Patrick.”

“Andiamo John, quale ladro si introduce in una casa, uccide la proprietaria e lascia tutti gli oggetti di valore? Diavolo non ha preso nulla. Nessuna impronta, nessun segno di lotta, violenza, effrazione, nulla!”

“Il mondo è pieno di pazzi Patrick, uno di questi è davanti a me proprio ora.” Replicò il capitano.

D’accordo.” Disse Guilliman, sollevando una mano: “Allora parliamo di Adam Longfellow. La sua mandibola è stata strappata con una forza sovrumana e secondo Roman Lingfield, nessun uomo avrebbe mai potuto fare una cosa del genere.”

“Te l’ha detto lui?”

“Si. Inoltre ha scoperto che sulla mandibola si trovavano due denti che non appartenevano al preside.”

“Di chi erano?”

“I nomi Ben Russel e Dustin McGregor ti suggeriscono qualcosa?”

“I due ragazzi scomparsi trent’anni fa?”

“Esattamente.” Disse Guilliman alzandosi: “E’ lui John, non so come abbia fatto ma sono sicuro che è lui.”

“Dannazione…” Vanhoer non aveva più argomentazioni.

“Ascolta…” proseguì Guilliman: “So di essere disturbato, ok? So di avere incubi e visioni e sicuramente qualcosa non va nella mia testa, ne sono consapevole. Ma devo capire che cosa sta succedendo.”

“D’accordo.” Si convinse Vanhoer: “Ma tienimi informato…”

Patrick Guilliman si riscosse dai pensieri, mentre una debole pioggia iniziava a inumidire le lapidi. La nebbia era svanita quasi del tutto.

Il detective si voltò verso Daniel Neri.

Il ragazzo fissava silenzioso l’opera degli inservienti, ma il suo sguardo tradiva una profonda agitazione.

Guilliman comprendeva il suo stato d’animo e gli si avvicinò domandandogli: “Credi che stia esagerando?”.

Neri si voltò verso di lui: “Non lo so Pat, nulla di questo ha senso, eppure sento che dobbiamo fugare ogni dubbio.” Disse tornando a guardare verso la tomba.

L’ennesimo colpo di pala emise un rumore metallico e l’espressione soddisfatta sul viso di uno degli scavatori, indicò ai poliziotti che era il momento.

I due investigatori si avvicinarono, mentre la squadra di inservienti operava al disseppellimento della bara di zinco, la quale emerse lentamente dalle viscere della terra.

Indossarono tutti delle mascherine chirurgiche e guanti in lattice, prima che uno degli inservienti iniziasse a dissaldare il coperchio del feretro e affrontare così l’inclemenza della putrefazione.

In pochi minuti completarono l’opera e il coperchio venne sollevato.

Dal suo punto di vista, Patrick Guilliman, potè notare l’espressione attonita che andava via via comparendo sui volti di quegli uomini.

Poi uno di loro sollevò lo sguardo verso di lui e disse timidamente: “S-signori…” invitandoli ad avvicinarsi, con un cenno della mano.

Guilliman e Neri giunsero in prossimità della bara.

Guardarono dentro.

“Merda…” disse Daniel Neri, sottovoce.

L’impossibile divenne di colpo reale.

La bara, era vuota.

Il detective sollevò lo sguardo verso gli inservienti: “Ci sono segni che la salma possa essere stata trafugata?”

Uno di loro si fece avanti e rispose: “Assolutamente no, signore.”

“Patrick…” Daniel Neri richiamò la sua attenzione, porgendogli quello che sembrava un piccolo foglio di carta bianco, delle dimensioni e di un biglietto da visita: “Era all’interno della bara.” Disse.

Patrick Guilliman prese il foglio, ma se lo mise in una tasca e senza esitare oltre, si avvicinò alla squadra di inservienti, dicendo: “Quello che avete visto stanotte, non è mai accaduto. Vi ringrazio per il supporto, faremo in modo di ricompensarvi per il vostro servizio. Da qui in poi è compito nostro.”

Gli inservienti si guardarono l’un l’altro, spaesati, ma Patrick Guilliman anticipò il loro diritto di replica voltandosi e allontanandosi velocemente dalla tomba.

Estrasse il cellulare e selezionò il numero del capitano Vanhoer dalla rubrica.

Al terzo squillo udì la voce assonnata di John Vanhoer: “Patrick…Dimmi…”

“E’ vuota.” Riferì il detective.

Poi chiuse la chiamata e si avvicinò a Neri.

“Che facciamo?” Gli chiese il giovane.

Guilliman sospirò: “C’è una caffetteria qui vicino.”

In quel momento smise di piovere e i due investigatori uscirono dal cimitero e percorsero l’isolato, diretti alla caffetteria all’angolo.

Solo allora Patrick Guilliman estrasse il biglietto dalla tasca e lo lesse.

Si bloccò di colpo.

“Figlio di puttana…” Sussurrò.

“Che c’è scritto?” Gli chiese Neri.

“Leggi tu stesso.” Rispose Guilliman, porgendogli il pezzo di carta.

Daniel Neri avvertì una sensazione di terrore, crescente e viscerale, che partì dallo stomaco, per poi espandersi in tutto il suo corpo.

Il messaggio sul biglietto sembrava provare l’esistenza di un’altra dimensione, invisibile e oscura, separata dal mondo reale mediante una linea sottile.

Un confine tra la luce e il buio, tra la vita e la morte, tra la certezza e l’imprevedibile.

Un confine che, in quel preciso istante, entrambi avevano superato.

Patrick Guilliman rilesse quelle parole e immaginò il ghigno beffardo di Alex.

Il messaggio era rivolto a lui.

Semplice e diretto come come una lama affilata:

Acque profonde, detective.

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione
  • Episodio 1: La prima volta
  • Episodio 2: Cenere alla cenere
  • Episodio 3: Il mestiere dell’investigatore
  • Episodio 4: Uno sfortunato incidente
  • Episodio 5: Vecchi amici
  • Episodio 6: Messaggi dal buio
  • Episodio 7: Il confine
  • Episodio 8: A caccia di fantasmi
  • Episodio 9: Dall’altra parte
  • Episodio 10: Il circo dei mostri
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