Il cuciniere

«Amici, camerati, ecco il rancio».

I commilitoni lo accolsero con dei mugugni che esprimevano tutto fuorché gioia.

Si offese. «Ehi, cos’avete che non va? È l’ora di cena, dovreste esserne felici. Vi siete battuti tutto il giorno contro i russi, avete marciato, ci sono stati feriti e morti… e adesso bofonchiate perché vi sto portando da mangiare! Ma che razza di ragazzini viziati siete!». Fece un versaccio.

Fra tutti, solo un caporale fu abbastanza paziente da dirgli quel che pensava – o che forse pensavano tutti. «Vedi, caro Fritz, il fatto è che la tua cucina… è orribile».

Dietro il caporale, molti annuirono, ci fu un mormorio di assenso, qualcuno sputò in terra.

Fritz era indignato. «Ma… ma perché? Io vi cucino con tanto amore…».

Non poté concludere che da oriente giunse un brontolio, poi una serie di urla: «Urrà, urrà, urrà!».

Tutti avevano capito cosa stesse per succedere e corsero ai Kar 98K Mauser e gli MP40.

Un’orda di soldati in pilotka corse incontro ai tedeschi e li travolse come un’ondata di marea, se non addirittura di tsunami.

Dopo che ci furono dei brevi scambi di proiettili, iniziò il corpo a corpo.

Vedendo la malaparata, Fritz recuperò la cucina da campo e fece per spostarla via da lì come se neanche fosse una carriola, poi sentì dietro di sé il terreno sollevarsi come se ci fosse un terremoto.

Trasalì e vide arrivare dei russi. Le loro brutte facce da slavo lo fissarono arcigne, quindi cercarono di strappargli via la cucina da campo.

«No, no, non ve la cederò mai!». Imprecò, allora, e cercò di scacciarli mettendo mano al fucile.

Fritz sparò qualche colpo, ma vide che i russi non demordevano, insistevano nel strappargli via la cucina da campo.

Era così assurdo… Cosa se ne sarebbero fatti di una cucina da campo? Non era mica un obiettivo militare che avrebbe condotto l’Armata Rossa fino alla vittoria!

Continuò a difendersi, Fritz, però vide che i russi erano restii a mollare la presa e nonostante gli avesse sparato e adesso si stesse battendo con il calcio dell’arma, Fritz capì che non si sarebbero mai arresi.

Allora ebbe un’idea. «Mi arrendo, mi arrendo». Gettò in terra il fucile e i russi si scambiarono delle occhiate, poi annuirono e trascinarono via la cucina da campo. Fritz venne con loro: forse i comunisti avrebbero apprezzato di più la sua cucina.

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