
IL CUGINO CALOGERO
Serie: L'EREDITÀ DEI RUFO-MONTE
- Episodio 1: IL CUGINO CALOGERO
- Episodio 2: QUEL TRENO PER SOLANELLA
- Episodio 3: NOTTE IN VILLA POLANO-BANCA
- Episodio 4: SEQUESTRATI
- Episodio 5: L’IMPELLENZA
- Episodio 6: LE INFORMAZIONI
- Episodio 7: VOLO MOVIMENTATO
- Episodio 8: UN VIAGGIO IN ELICOTTERO LEGGERMENTE MOVIMENTATO
- Episodio 9: IL DOCUMENTO
STAGIONE 1
Temperatura all’ombra: 39 gradi centigradi. In casa, Giovanni si stava letteralmente dissolvendo a causa del caldo, e il ventilatore, perennemente acceso, non lo aiutava minimamente a rinfrescarsi. Si sventolava forsennatamente con un foglietto, semidisteso sul divano e con lo sguardo perso nel vuoto, ragionando su come poter ottenere un po’ di frescura in più. Gli mancavano le forze anche per respirare e quel suo sventolio ritmato caratterizzava le ore della giornata.
D’un tratto sentì bussare. Sì alzò allora dal divano e si avviò, con un andamento flemmatico, verso la porta. Apertala, in men che non si dica, Giovanni si ritrovò avvinghiato da un omone alto due metri, robusto, con le spalle grosse come armadi e braccia forti come quelle di un gorilla. Aveva una barba ispida, occhi neri e capelli lunghi raccolti all’indietro in un codino.
« Cugino caro, come stai? Ti trovo bene! »
«Se non mi lasci, dovrai chiamare un’ambulanza per rianimarmi, Calogero. Altro che stare bene», disse Giovanni pronunciando parole strozzate in gola dalla mancanza di ossigeno.
Calogero, questo il nome del suo parente, aveva sempre avuto una forza sovrumana e proprio per tale motivo in famiglia, molto spesso, veniva temuto.
Subito lo liberò dalla letale presa, e con una poderosa pacca sulla spalla, Giovanni venne spostato di dieci centimetri a sinistra dalla posizione in cui si trovava, andando a colpire prepotentemente con la spalla la porta.
«Anche io sono felice di vederti cugino» gli disse.
Calogero entrò in casa e, a una certa distanza, Giovanni sbottò: «Ti possa cadere una trave addosso, razza di gorilla rincretinito.»
«Hai detto qualcosa cugino?» chiese.
«Io? No, mi lamentavo del caldo asfissiante.»
Del resto, era meglio non entrare subito in conflitto con quell’energumeno. I due si sedettero nella sala degli ospiti e Giovanni incuriosito domandò: «Come mai da queste parti Calogero?»
«Niente di importante cugino. Mi trovavo nei paraggi e ho deciso di fare una capatina qui, anche per accertarmi che stessi bene.»
Prontamente, e di nascosto, Giovanni fece uno scongiuro veloce, poi rispose: «Davvero gentile da parte tua Calogero. Un pensiero davvero gentile.»
Dalla sua faccia, Calogero fece capire di non aver percepito minimamente il sarcasmo insito nella frase pronunciata dal consanguineo e gli disse: «Ma figurati, soprattutto ora che sei il più ricco della famiglia, queste preoccupazioni hanno un senso, non credi?»
Giovanni non capiva. Faceva parte di una delle famiglie più antiche, rinomate e ricche della città e nella sua ascendenza poteva vantare conti, duchi, visconti, cardinali, proprietari terrieri e grandi industriali e, addirittura, un’archiatra di Sua Santità e un sediario pontificio, ovvero uno dei membri della famiglia pontificia incaricati del trasporto della sedia gestatoria del Papa.
Suo nonno, il conte Achille Gaetano Rufo-Monte, era padre di tre figli: Romolo, Orlando e Pietro. Alla sua morte, le redini della famiglia e la gestione delle proprietà passarono al primogenito, il quale divenne, a sua volta, il principale esponente dei Rufo-Monte. Agli altri figli toccò la gestione di alcune piccole proprietà sparse per la città, dalle quali venivano ricavate ugualmente somme di denaro capaci di sfamare interamente un nucleo familiare. Pietro, il terzogenito di suo nonno, nonché suo padre, aveva avuto dal suo matrimonio ben cinque figli: Costanza, Gaetano, Benedetta, Giorgia e Giovanni. Lui, però, a differenza dei fratelli, non aveva lucrato dalle proprietà familiari, e grazie al denaro raccolto pian piano, era riuscito a dare vita ad un sostanzioso patrimonio attraverso la compravendita di titoli azionari che, una volta raggiunti livelli di valore molto alti, venivano venduti a cifre astronomiche, fruttando così ingenti capitali con cui assicurarsi una vita agiata.
«Mi spieghi cosa vuoi dire con questa frase?» chiese curioso.
«Non sai nulla?» rispose il cugino. «La prozia Chiara è morta e ha lasciato tutta la sua ricchezza a te.»
Sulla faccia di Giovanni si dipinse un’espressione sorpresa e incredula: Chiara, la sorella più piccola di suo nonno Achille, gli aveva lasciato in eredità tutto il suo denaro e tutte le sue proprietà.
«A me? Ma se l’ho incontrata una volta, massimo due, in tutta la mia vita. Probabilmente non conosceva neanche il mio nome.»
«Sta di fatto che ha scritto sul testamento testuali parole». Tirato dalla tasca destra dei pantaloni un biglietto, iniziò a leggere:
«Con tale atto dichiaro, in presenza del notaio, di lasciare tutta la mia eredità, composta da titoli nobiliari, proprietà immobiliari e terriere, e quant’altro in mio possesso, all’ultimo figlio del terzogenito di mio fratello Achille.»
«Non conosceva il mio nome, è appurato.»
«Poco conta, ora, cosa sapesse la prozia» disse Calogero infilando nuovamente il biglietto nella tasca destra dei pantaloni. «Ora sei l’erede di un patrimonio milionario, a patto che…»
I due si guardarono dritti in faccia e per alcuni secondi restarono in silenzio.
«Devo presentare una pubblica richiesta in municipio per farti completare la frase?» commentò Giovanni leggermente irritato da quella inutile suspense.
«La concludo subito cugino. A patto che tu firmi il testamento entro trenta giorni dalla morte della prozia, e in presenza del notaio presso cui lo ha redatto, ovviamente.»
«E quanti giorni ho a disposizione?»
Calogero alzò gli occhi al cielo e iniziò a pensare attentamente. «Cinque giorni.»
«Che cosa? Cinque giorni? Ma non so nemmeno in quale città viveva la prozia e in quale studio notarile devo recarmi.»
«Solanella, presso il notaio Ciarpame.»
«Il notaio è un ciarpame?»
«No, Ciarpame è il suo cognome» precisò Calogero.
«Ah scusami, non avevo capito» si giustificò Giovanni. «Che strano cognome.»
«Vuoi andarci?»
«Certo che ci andrò. Non posso rinunciare all’eredità della famelica prozia Chiara.» Risero entrambi. L’unica sorella di suo nonno non era amata da molti. Anzi, forse da nessuno.
«Già, era veramente famelica quella donna. Ricordi cosa combinava? Ai parenti che le facevano visita chiudeva la porta in faccia, oppure prendeva uno dei suoi tanti fucili, sparava un colpo in aria e poi lo puntava su di loro per spaventarli.»
«Ricordo. Pretendeva anche di essere chiamata ”Contessa Chiara Giada Adelaide della famiglia Rufo-Monte”, altrimenti non avrebbe rivolto la parola al suo interlocutore e lo avrebbe fatto cacciare in malo modo.»
«Quella donna era superlativa. Ripensandoci, mi vien da ridere” disse Calogero pronunciando un leggero sorriso.
«Ma tu come fai a sapere tutti questi dettagli, cugino?»
«Semplice», rispose lui «all’apertura del testamento ero presente anche io. Anzi, per la precisione erano presenti tutti i nipoti e i pronipoti, tranne tu.»
«Non sapevo nulla della sua dipartita, come facevo a presentarmi all’apertura del testamento? Mi collegavo mentalmente con voi?»
«Per questo motivo sono venuto ad avvisarti, cugino adorato.» Calogero sorrideva sornione, ma quel sorriso non convinceva affatto Giovanni della buona fede del suo parente, così cercò di capirci di più al riguardo.
«E tu saresti venuto fin qui solo per avvisarmi di tutto questo?» Assottigliò gli occhi guardandolo con fare indagatore, cercando di carpire qualche informazione dalla sua espressione facciale o da qualche suo movimento nervoso. Poi crollò.
«Va bene, lo ammetto, non sono venuto qui solo per darti la notizia dell’eredità. Voglio aiutarti.»
«Aiutarmi? E in che modo? E per quale motivo soprattutto? Devo solo recarmi dal notaio Schifo…»
«Ciarpame», puntualizzò Calogero interrompendolo.
«Ciarpame giusto, e firmare il documento. Nulla più.»
«E qui casca l’asino cugino caro» disse il parente.
«Una clausola del testamento prevede che se non lo firmerai entro le 23.30 del trentesimo giorno dalla morte della prozia, tutto il suo patrimonio sarà diviso tra tutti gli eredi. E questi ultimi, come puoi immaginare tranquillamente, vogliono impedirti in qualsiasi modo di andare a Solanella e apporre quella benedetta firma.»
«Me l’aspettavo, razza di serpi. Anche qualche piccolo gioiello sarebbero capaci di farti uccidere. Ma non capisco una cosa: tra i possibili eredi rientreresti anche tu, in caso di un mio fallimento. Cosa ti spinge ad aiutarmi?»
«L’eredità verrà divisa con tutti gli eredi e di conseguenza, contando nipoti e pronipoti della zia Chiara, a me toccherebbero centesimi. Ma aiutandoti, e riponendo completa fiducia in un tuo gesto di magnanimità, potrei ricevere dall’unico erede», sottolineò indicandolo, «una somma più corposa come ringraziamento. Non ti sembra logico come pensiero?»
La mente di suo cugino riusciva a generare un simile piano solo per poter mettere le mani su una quantità di denaro maggiore, non per poter aiutare, senza doppi fini, il parente.
«Cosa spinge a fare il denaro», disse a bassa voce Giovanni sorridendo amaramente. Calogero si dimostrava, in questo modo, più serpe degli altri parenti, ma era l’unico disposto ad aiutarlo davvero.
«Va bene cugino. Ti darò qualcosa per ringraziarti dell’aiuto datomi. Non preoccuparti.»
«Benissimo cugino caro. Sapevo che avresti accettato, anche perché non sei completamente idiota.»
«Grazie Calogero. La velata offesa faccio finta di non averla sentita proprio.»
Serie: L'EREDITÀ DEI RUFO-MONTE
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- Episodio 7: VOLO MOVIMENTATO
- Episodio 8: UN VIAGGIO IN ELICOTTERO LEGGERMENTE MOVIMENTATO
- Episodio 9: IL DOCUMENTO
Ciao Alfredo! Un inizio di serie veramente intrigante. Le premesse sono ottime per una commedia dalle tinte nere, in stile “parente ammazza parente per conquistarsi l’eredità”😆 Ottimo lavoro👏🏻 Seguirò fino alla fine!
È entrato nei segnalibri, grazie alle prime righe! Appena riesco a dedicargli il giusto tempo, inizio la lettura!
Ciao Loris, grazie mille, apprezzo molto 😊❤️
Le eredità possono scatenare nelle persone i comportamenti peggiori.
In questo caso, una corsa contro il tempo per evitare di essere fermato!
Il denaro, caro Nicola, spinge gli uomini a compiere misfatti impensabili. È giusto trattare questi argomenti. Grazie del commento!!
Ciao Alfredo!
Arrivo un po’ in ritardo rispetto agli altri, ma sono contenta di aver letto il primo episodio di questa serie che non mancherò di recuperare e seguire!
Mi è piaciuto tanto il primo episodio: in particolare, il contrasto tra “famiglia all’antica” e tempi odierni e quell’ironia neanche troppo velata. È accattivante, ti invoglia a continuare.
Personaggio preferito, ovviamente, la prozia Chiara con il fucilazzo in mano: potrei tranquillamente essere io! 😹
Ciao Mary, il tuo commento è sempre ben accetto, non preoccuparti ahah. Non sei l’unica che si riconosce nella prozia Chiara. Grazie ancora!!
Ciao Alfredo, mi è piaciuto moltissimo questo primo episodio ed il modo in cui è scritto, seguo te e la serie proprio volentieri.
Ciao Roberto, gentilissimo, grazie mille. Mi fa piacere che ti sia piaciuto! 😃
Bellissimo inizio! Mi è piaciuta molto la vena ironica (davvero ben riuscita) e anche la trama sembra interessante. Però quel Calogero lì mi insospettisce…fossi in Giovanni mi guarderei le spalle…ma staremo a vedere. Sono curiosa di sapere il seguito! Bravo davvero Alfredo.
Ciao Dea, grazie mille per i complimenti! Chissà cosa succederà ai cugini ahah, ma lo scoprirete nei prossimi episodi. Grazie ancora.
“«No, Ciarpame è il suo cognome»”
Fantastico😂
Mi piace l’inizio di questa serie, mi incuriosisce e mi fa sorridere. Un testo scorrevole, ben scritto, con dialoghi che danno un buon ritmo ad una narrazione credibile con i due cugini che assumono, sin dal principio, forme e dimensioni ben chiare e opposte. Una storia che rispecchia situazioni intramontabili, per l’avidità di entrare in possesso della ” roba”, che si i ripetono in vari modi, in ogni luogo e in ogni tempo e, direttamente o indirettamente, in qualche modo ci appartengono.
Ciao, grazie mille per l’apprezzamento! Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Sì, alla fine l’avidità delle persone è un tema intramontabile, hai perfettamente ragione.
Simpatico! Ti scrivo un messaggio privato
No, non ti scrivo più, non fa niente
Okok ahahah. Grazie comunque!