Il Falco, l’Occhio e il Vulcano (Parte 1)

Serie: I pellegrinaggi di Fra Venerdì


La Rosemary si avvicinava lentamente alla spiaggia dell’Isola del Drago, Fra Venerdì cominciava già a sentire la terra sotto i suoi piedi dopo tutti quei giorni in mare. Le rocce scure creavano un’atmosfera tetra alla baia dell’isola, la barca si inoltrò attraverso i passaggi fra le rocce che si facevano man mano sempre più stretti mentre delle ombre volano sopra la tonsura di Fra Venerdì danzando nel vento creando una coreografia mortifera. Una piuma nera cadde sulla Rosemary, Fra Venerdì la raccolse subito, la guardò per un po’ e poi la ripose all’interno della Santa Sacca: un oggetto dato in dotazione agli emissari della Chiesa del Sole, in pratica è tipo un pozzo senza fondo e puoi metterci dentro quello che vuoi a patto che non sia più largo della sacca. Una volta Fra Venerdì ci mise dentro tutto ciò che riuscì a trafugare dalla cucina del monastero, il risultato fu che le briciole di pane attirarono due formiche che misero su famiglia creando così la prima colonia di formiche tetradimensionale. Ma adesso torniamo alla suspence.

Fra Venerdì alzò lo sguardo e li vide: Falchi Arcieri che lo puntavano con grandi archi ornati da piume rosse come il sangue, le frecce erano tese nelle cocche e i loro occhi erano taglienti come i loro becchi. La Rosemary attraccò alla baia dell’isola, Fra Venerdì non disse niente, mise le mani intorno al collo e afferrò la sua collana, i falchi erano pronti a scoccare. Fra Venerdì tirò fuori dalla tunica una medaglia lucente color oro raffigurante il simbolo della Chiesa del Sole ovvero, ovviamente aggiungerei, un sole. I falchi non si mossero, Fra Venerdì rimase scioccato ma non disse nulla, sgranò gli occhi e portò più in alto la medaglia alzandosi sulle punte quasi saltellando, poi si fermò ed indicò la mano sinistra la medaglia. -Guarda che ci vediamo benissimo, siamo falchi.- Stridette una voce. Fra Venerdì si girò verso la fonte della voce, un falcò dal piumaggio roseo come l’alba planò su Fra Venerdì. -Io sono Horus, figlio di Rah, Capo della tribù dei Falchi Pellegrini, seguì uno stridio da parte di tutti i falchi presenti. Fra Venerdì si portò le mani alle orecchie e disse -Io sono Fra Venerdì, emissario della Chiesa del Sole. Fra Venerdì aspettò qualche attimo per qualche suono. Niente. -Sono venuto per chiedere a voi fratelli qualche offerta per la Chiesa, un po’ di carità. Horus gonfiò il petto e aprì le ali avvicinandosi a Fra Venerdì. -Noi siamo i figli del Sole e tu vieni a chiedere a noi carità?- Scoppiò in un urlo portentoso seguito dagli altri falchi. -Prendetelo! -Stridette. -Facciamogli vedere il Sole.-

Così Fra Venerdì finì appeso a testa in giù su una delle tante vette delle montagne rocciose col sole in faccia. Ora, per lui che era devoto al Sole non potrebbe esserci gioia più grande ma, date le sue condizioni pietose, non era certo il massimo. Si dà il caso che un pescatore si trovasse nella spiaggia sotto la vetta di Fra Venerdì che, annoiato e giusto un po’ dolorante, si prese la briga di allestire un sermone. -Beati siano i pazienti, amico pescatore.- Il pescatore non lo degnò di uno sguardo. -Perché loro saranno i primi a vedere il Sole mio caro amico, a vedere la Verità.- Continuò Fra Venerdì. Il pescatore si girò, era un uomo molto anziano a cui mancavano parecchi denti. -Eh purtroppo. – disse allora il pescatore. Fra Venerdì era perplesso, non riusciva a capire. -Purtroppo cosa?- Chiese. L’anziano pescatore tornò alla pesca ignorandolo. Passarono due ore ed il pescatore era ancora lì, fermo, in attesa che qualcosa abboccasse. L’anziano pescatore, comunque, era l’unico umanoide, che in questo universo significa essere con fattezze umane, oltre a Fra Venerdì. Questa condizione inusuale accese in Fra Venerdì non poca curiosità, decise dunque di prendersi la confidenza di chiedere il perché si trovasse lì. -Scusi buon uomo. – Esordì Fra Venerdì che era ancora a testa in giù e sentiva uno strano odore di sangue. -Posso chiederle che ci fa su quest’isola? – Chiese. Il pescatore allora si girò lentamente e disse piano: – Eh purtroppo… Ero sulla mia barchetta – Ed indicò un punto non precisato del mare. – Quando un pesce ha abboccato. – Si fermò e tornò alla pesca. -E poi? – Chiese Fra Venerdì con insistenza. L’anziano allora si girò di nuovo. -Eh purtroppo era bello forte e mi ha trascinato fino a qui. – Detto questo tornò alla pesca. A Fra Venerdì, nonostante fosse il più tranquillo monaco del monastero scoppiò una vena. -Non può remare fino a casa? – Chiese urlando, del sangue cominciò ad uscirgli dal naso. Il vecchio pescatore allora si girò di nuovo e, tranquillamente, spiegò a Fra Venerdì che non aveva remi e che stava aspettando quel pesce per farsi riportare a casa.

Due Falchi volavano di ritorno da un giro dell’isola quando videro Fra Venerdì svenuto e appesa a testa in giù su una vetta. Si gettarono in picchiata su di lui, si appollaiarono sulla vetta e cominciarono a slegarlo. -Tuo figlio si è fatto prendere la mano di nuovo. – Disse il più vecchio dei due. -A quanto pare. – rispose l’altro. Afferrarono Fra Venerdì e lo portarono in volo fino alle pendici del vulcano al centro dell’isola dove c’era l’accogliente incavatura che ospitava il nido dei Falchi. Il più anziano dei Falchi aveva un piumaggio blu notte e che, man mano che si andava verso le zampe che lo reggevano, diventava sempre più rossastro. Ricordava il sole che tramonta nel cielo del deserto. – Rah, prendimi le radici degli alberi di fuoco per cortesia. – Rah era il capo della tribù dei Falchi Pellegrini, il suo piumaggio era del colore del sole a mezzogiorno, era alto e robusto, secondo le credenze del posto e, secondo le testimonianze di tutti coloro che ebbero la fortuna di vedere un suo volo, la sua apertura alare superava i 10 metri. Rah prese le radici e le porse a suo padre che le spezzò davanti il naso di Fra Venerdì che era stato messo a letto. Le radici emisero delle scintille che fecero riprendere Fra Venerdì. – Io sono venuto per le offerte. – Disse Fra Venerdì alzandosi di scatto, in stato confusionale. – Calmati giovane. – disse l’anziano Falco. – Ah, dei Falchi. – Disse cautamente Fra Venerdì. – Io sono un emissario della Chiesa del Sole. – Portò la mano alla Santa Sacca e l’avvicinò al Falco scuotendola, la Santa Sacca emise un suono di monetine. – Sono venuto per raccogliere le offerte dei fedeli. – Rah allora gonfiò il petto, il Falco anziano si allontanò velocemente. La figura di Rah si faceva sempre più imponente e la sua ombra oscurava completamente Fra Venerdì che rimase fermo, con il braccio rigido, pronto a ricevere le offerte. Rah occupava quasi interamente la stanza quando starnutì così forte da far ribaltare il letto di Fra Venerdì. Rah allora si ricompose si fece strada per quello che, ormai, era un labirinto di mobilio ribaltato e recuperò un paio di occhiali quadrati che sistemò sul becco. – Buongiorno. – Disse Rah solennemente. – Io sono Rah, capo tribù dei falchi Pellegrini, figlio di Luigi Quattordici. – Indicò suo il vecchio Falco che spuntò fuori da un set di pentole rovesciato. – Mi voglia scusare per quello che le ha fatto mio figlio, è un po’ indisciplinato. – Fra Venerdì si alzò da terra spolverando la sua tonaca. -Già, già… non si preoccupi, è fiero delle sue radici. – Disse svogliatamente Fra Venerdì. – Radici storicamente errate signor Venerdì! – Urlò Luigi Quattordici. – La traduzione è sbagliata! – Continuò. – Solo Fra Venerdì. Per favore. – Disse Fra Venerdì, le questioni sul suo nome lo infastidivano non poco ma nessuno aveva mai avuto l’interesse di chiedergli come mai. Fino a quel venerdì in cui… no, questa è un’altra storia.

Serie: I pellegrinaggi di Fra Venerdì


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Discussioni

  1. “il risultato fu che le briciole di pane attirarono due formiche che misero su famiglia creando così la prima colonia di formiche tetradimensionale. “
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