Il figlio di Matthew 

Serie: Una nuova Terra


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Matthew ritrova Lura. Ella gli dice che Trevor è morto undici anni fa e gli racconta i fatti accaduti sul pianeta dopo la sua partenza, prima e dopo il ritorno dei coloni terrestri.

Era riuscito a tornare su quel pianeta. Si era meravigliato di arrivare a pensare che Nuova Terra fosse meravigliosa quindici anni fa come lo era oggi. Le popolazioni autoctone, certo, avevano sofferto le prepotenze dei coloni della Terra. Soltanto adesso, gli aveva raccontato Lura, le cose stavano lentamente iniziando a cambiare. Era riuscito a ritrovare lei ma non Trevor, il quale era stato ucciso non dalle ingerenze dei coloni ma ancor prima da un’assurda guerra fratricida tra i popoli originari del pianeta e, sì, da una grave malattia. Si era recato al cimitero della città. Il loculo che ospitava il feretro di Trevor si trovava in una seconda fila. Sulla lapide vi era scritto semplicemente Trevor, Sindaco di Espero: “Il Popolo Rotikawa ti ricorda”. Avrebbe voluto chiedergli tante cose e tante altre raccontargliele ma era tornato troppo tardi!

Lura arrivò al “Verdhana Park” insieme ai suoi due figli. Vi era anche Matteo. Matteo era la traduzione in italiano di Matthew, Lura gli aveva detto che gli somigliava molto e che avrebbe desiderato farglielo conoscere. Un inaspettato pensiero gli balenò in testa! Matteo si presentò: «Tu saresti quel famoso terrestre? Peccato che non potrai leggere il tuo nome sui libri di storia perché hanno deciso di cancellarla in nome dell’unità del pianeta. Qui siamo tutti terrestri, hanno detto!»

Era ovvio che anche solo pensare di recuperare un rapporto padre-figlio dopo quattordici anni, non era possibile. Matthew pranzava a casa di Lura e Saníco ogni domenica e spesso andava a casa loro nei giorni infrasettimanali; con il trascorrere del tempo Matteo si dimostrò più malleabile o comunque meno freddo e sarcastico. Un giorno chiese a Matthew: «Senti Matt» non lo chiamava papà ma Matthew non lo pretendeva «ti andrebbe di venire con me e Santi a fare un’arrampicata sulla roccia questo fine settimana»? «Mai fatto niente di simile in vita mia, ma se tua madre è d’accordo e non è pericoloso, volentieri!» gli aveva risposto Matthew. 

Raggiunsero a piedi le montagne rocciose di Kauramel; poco più in là a ovest si vedevano le ruspe e gli escavatori utilizzati nella miniera a cielo aperto per l’estrazione del “kolban”. Matteo tirò fuori dallo zaino corde, imbracature, nut, friend e rinvii. «Ora ti spiego come si fa!» disse a Matthew. Salirono fino alla cima e riposarono sulla sommità di una roccia. C’era un po’ di vento e l’aria era fresca. Matthew chiese a Santi: «Da dove provieni»? «Da Parigi» rispose lui «mio padre è un detenuto, deve scontare gli ultimi due anni di carcere lavorando nella miniera» indicò con il dito «quella là!» «Perspicaci!» farfugliò Matthew. «E tu con chi vivi?» gli domandò. «Con lui e mia madre.»

Santi era compagno di scuola di Matteo. Frequentavano entrambi la prima classe di un Liceo Tecnico. L’istruzione della colonia aveva deciso di poter fare a meno dell’arte, della letteratura e della storia. Tali materie venivano insegnate solo nei bienni delle scuole medie superiori, che erano tutte dei licei tecnici. «Adesso, dovremmo iniziare a pensare di scendere. Spero sia come salire!» disse Matthew.

Dopo aver accompagnato Santi rientrarono. Saníco era tornato a casa dopo il suo turno di lavoro in miniera. «Allora, come è andata?» chiese Lura. «Faticoso ma divertente!» rispose Matthew che poi si rivolse a Saníco. «Ho conosciuto Santi, l’amico di Matteo. Mi ha detto che anche suo padre lavora in miniera, credo che tu lo conosca!» Saníco aveva raccontato a Matthew che Michel, il padre di Santi, era stato condannato a sei anni di carcere per spaccio di droga, prostituzione e per aver ferito un poliziotto durante una sparatoria. Era stato spedito, per buona condotta, su Nuova Terra dove doveva scontare gli ultimi due anni di detenzione lavorando nella miniera, con vitto e alloggio gratuiti e un salario minimo per il mantenimento del figlio. In pratica, Michel era agli arresti domiciliari, tradotto, significava che non poteva lasciare la colonia. Sua moglie, invece, che lo aveva raggiunto su Nuova Terra lavorava in una industria agroalimentare nella vicina città di Georgia.

Si era fatto tardi, Matthew disse di voler rientrare al residence dove alloggiava. Avrebbe preso l’autobus. Salutò Lura, Saníco, Matteo e il piccolo Alex. Saníco gli chiese se poteva accompagnarlo alla fermata, così avrebbero fatto due passi insieme. Matthew acconsentì. Durante il tragitto disse a Saníco: «Non sono tornato su Nuova Terra per portarti via Lura. Non sapevo neanche che stavate insieme, ma non è questo il punto. Ho un contratto con l’Astra Space Agency di permanenza qui della durata di un anno, tra meno di nove mesi dovrò ripartire e questa volta non per una mia scelta» dei droni stavano sorvolando il cielo ancora terzo di New Rome «vorrei chiederti di continuare ad amare Lura e di avere cura di mio figlio Matteo, come hai fatto in tutti questi anni!» Saníco gli mise una mano sopra la spalla. «Trevor aveva una grande fiducia in te. Diceva che eri come uno di noi, sebbene tu non lo volevi ammettere. Aveva sempre detto a tutti i Rotikawa di fidarsi di te. Sono passati tanti anni e sin troppe cose sono cambiate da allora ma io, oggi, continuo a fidarmi di te!»

Erano ormai arrivati alla fermata dell’autobus. Si abbracciarono. Avevano impiegato tre mesi di tempo per farlo, da quando Matthew era tornato su Nuova Terra.

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