Il fiore del crimine

Serie: Nero Dharma


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Continuano le avventure di Adriano, affiliato alla Dharma

La rabbia era palpabile.

Il covo nei sotterranei dell’albergo era come un labirinto popolato da serpenti.

Adriano era pronto all’azione.

Quel giorno sarebbe scorso molto sangue.

Davanti a lui Marcello faceva dei calcoli al cellulare.

Adriano gli picchiò una gomitata allo sterno. «Fa’ attenzione».

Il capo di Dharma era appena entrato: il signor Vitale aveva tatuaggi e baffi spioventi, però si vestiva come un grosso imprenditore. Non era un caso fosse un ereditiere del crimine. «Hanno fatto una cosa che non mi è piaciuta, è ora che la paghino».

L’annuire fu collettivo.

«Le automobili davanti al tribunale sono pronte, manca soltanto il gruppo di fuoco».

Gli uomini seduti nella stanza si scambiarono delle occhiate: la paranza mancava solo delle armi, poi ci sarebbero stati i fuochi d’artificio.

Marcello smise di essere distratto. «Noi andiamo quando vuole, signore».

«Ed è ora che lo voglio».

Fecero tutti delle smorfie. Corsero all’armeria, indossarono passamontagna e giubbotti antiproiettile, gli anfibi li avevano già, imbracciarono gli AK e corsero fino al parcheggio sotterraneo. I furgoni li accolsero aprendosi come prostitute.

In pochi minuti lasciarono l’albergo mentre una troupe girava un film in cui un uomo sodomizzava a turno due ragazze: Porsche e Ferrari. A missione conclusa avrebbero festeggiato con le attrici: cocaina e sesso.

I furgoni arrivarono nei pressi del tribunale, covarono come alligatori nelle paludi.

Marcello controllava il cellulare.

Si udirono delle esplosioni, i vetrini del furgone tremarono come ballerine di lap dance fatte di coca.

Aprirono gli sportelli, scesero sull’asfalto e corsero come uno squadrone della morte. Adriano era troppo giovane, ma Marcello gli aveva raccontato delle sue esperienze con i paramilitari colombiani, ricordi che risalivano a vent’anni prima.

La zona del tribunale era un inferno, eppure in mezzo a quel caos di relitti ridotti a sepolcri fiammeggianti c’era un gruppo di carabinieri che si chiudevano come petali di un fiore su un individuo patetico: un poliomelitico che aveva dato molte condanne ai bravi ragazzi di Dharma.

«A nessuno è piaciuto il sequestro del carico di droga» considerò Adriano.

«Parla meno, spara di più» reagì Marcello.

Si erano dispiegati a ventaglio, tirarono il grilletto degli AK.

I colpi grandinarono tranciando in due gli sbirri e il poliomelitico esplose come se fatto di tante bollicine di sapone, se non di sangue.

Rimase la morte. Altro che Scarface! La paranza fuggì.

Serie: Nero Dharma


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Si udirono delle esplosioni, i vetrini del furgone tremarono come ballerine di lap dance fatte di coca.”
    Certe metafore dei tuoi racconti sono eccezionali. Questa e` una delle tante.