
Il Furto
La voglio! Vivo bene anche senza: dormo, bevo e mangio come una regina (Io Sono Una Regina), ma Fanculo! È mia, la voglio.
Al principio pensavo di averla perduta, così l’ho cercata in ogni dove. In ogni cassetto, armadio, anfratto, scartando ogni oggetto (inutile, vuoto, insulso), abito, gioiello venutomi fra le mani. Senza trovare pace, sentendo la rabbia crescere: nulla! Così ho compreso.
Me l’hanno rubata.
Sono sicura che è stata Ilana, Irina, Lanina o come cazzo si chiama la donna delle pulizie. Quella che ha preso alloggio a casa mia da un paio di mesi, che dovrebbe aiutarmi a fare ordine e preparare pranzo e cena. Non è male come cuoca. Non capivo perché sorrideva sempre come una scema, ma adesso è chiaro. È brutta come la fame, grassa, con un occhio che parte per conto suo e la pelle unta. Che cazzo c’ha d’essere felice? Prima di andare a letto prega sempre in quella sua lingua secca, ma non le ho mai visto in mano un rosario. Pensa che io sia una vecchia rimbambita. Mi è bastato guardarla mentre dorme per capire: sorride anche nel sonno, come se le si aprissero i cancelli del Paradiso. È una strega, è stata lei a rubarmela! Lo ha fatto perché era bellissima, ricordo che quando ce l’avevo ero felice. Era invidiosa e la voleva lei.
Ha pianto quando l’ho colpita con il bastone da passeggio, mi ha pregata di crederle dicendo che non farebbe mai nulla per farmi del male. Che mi vuole bene. Come se fosse possibile voler bene a qualcuno così, come niente. L’ho colpita un’altra volta ed è scappata.
Sono sicura che è andata da quello zebedeo impomatato che dice di essere mio figlio. Verrà qui con i suoi occhi tristi, da gufo, dicendomi che non mi devo comportare male. Ma questa volta non mi piegherò, a costo di bastonare anche lui. Rivoglio la mia memoria.
Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
scrivi: “ad ogni storia il suo linguaggio”. Sono d’accordo, soprattutto per quanto riguarda i racconti brevi.
Questo tuo racconto si muove sul filo di un paradosso: la protagonista cerca qualcosa (la memoria) che ricorda di aver avuto un tempo, ma ciò che ha perso è proprio quello che sta cercando.
Una realtà triste, spesso non estranea. Mi chiedo come sarò da anziana, se avrò la fortuna di mantenere la mente lucida: è una cosa che mi spaventa più della morte.
Tema sempre più attuale, doloroso e disarmante. È piacevole, se non altro, vederlo rappresetato in questa chiave tragicomica. Grazie Micol
Non ho timore di invecchiare, ma la demenza senile incarna uno dei mostri più spaventosi che popolano le mie paure. Spero con tutto il cuore che la sorte mi conceda di mantenermi stretta alla mia mente, ma, purtroppo, non è cosa che dipende da noi. Scrivere è anche esorcizzare.
Ciao Micol, ci proponi un racconto duro. Doloroso. Un’altra faccia della tua bravura.
Lo stile narrativo mi ha riportato alla memoria Dolores Claiborne.
Ciao Dario, per una volta ci siamo scambiati i ruoli 😀 Ho dato voce ad una protagonista tagliata con l’accetta, ma era lei stessa a richiedere questa scelta. Onorata per il paragone (del tutto immeritato)
Ciao Micol! Questo tuo racconto ha nel finale una perla. Solo nelle ultime parole capiamo finalmente “l’oggetto rubato” e riusciamo ad avere compassione per questa tenere anziana. Grazie per questi librick che aiutano a non dimenticare che un giorno anche noi saremo come quelli che oggi vogliamo dimenticare, e allora, la memoria dei nostri ricordi sarà l’unica cosa veramente preziosa. A presto!
Ciao Carlo. Sì, la nostra memoria è il bene più prezioso. Per alcuni la vecchiaia si presenta dolcemente, per altri è una condanna: spero di avere la fortuna di rientrare nella prima categoria.
Ciao Micol, secondo me hai un talento eccezionale per il genere narrativa, o forse sono io che lo preferisco, o magari tutt’ e due le cose. Mi e` piaciuto un sacco questo racconto che per me e` pane quotidiano, dovendo assistere un padre quasi centenario, turnando con varie badanti e Oss, e gli sproloqui di un uomo – sospettoso da sempre – acutizzati dal decadimento senile. Hai reso bene l’ idea della vecchia malfidata, con un pizzico di ironia che alleggerisce l’ aspetto grave della situazione.
Brava come sempre e meritevole di successo per il tuo ultimo libro. Auguri.😘
Ciao Maria Luisa. Prima di tutto, ti ringrazio per i complimenti (confesso che danno una bella carica alla mia scarsa autostima). Credo che in fondo qualsiasi genere permetta di esprimere l’animo umano, probabilmente ho scelto il fantastico come mia zona confort perchè mi sento bene quando mi “distacco” dal mondo di tutti i giorni. É triste pensare come alcuni mali possano trasformare le persone, renderle degli sconosciuti. Ad entrare in azione è il cervello rettiliano, quello che mira alla sopravvivenza e sguazza nel sospetto. La mente è un meccanismo complesso, spaventoso. Qui parlo di demenza senile, ma la mente può giocare brutti scherzi a tutte le età: può diventare una gabbia da cui è difficile fuggire.
Brava prima di tutto perché sei riuscita a mantenere alta la curiosità fino alla fine del racconto. La scrittura è fluida e le immagini sono chiare. La brevità è forse un ulteriore pregio, dato l’argomento: pochi colpi ben assestati.
Mi ha lasciato un po’ perplesso l’incipit, nel senso che non ho capito il perché delle maiuscole.
Bel lavoro, Micol.
Ciao Francesco, sono felice di aver ottenuto il mio scopo. Volevo che il lettore cercasse di indovinare quale fosse “l’oggetto” rubato per poi sorprenderlo. Per le maiuscole è stata una mia scelta stilistica, per enfatizzare il delirio: ha volte ho degli sprazzi bizzarri. É un’abitudine che ho anche nello scrivere i titoli.
Un colpo allo stomaco il tuo racconto, che fila liscio e velocissimo con le parole messe in fila in modo perfetto come tu sai fare. Ho ripensato ai casi capitati nella mia famiglia e mi ha preso la tristezza. Mi colpisce molto come sei riuscita con pochi flash a dare volto e sentimento alla figura dell’accompagnatrice. Mi sono sempre posta molte domande su queste persone e il loro mondo interiore, ciò che hanno lasciato nel loro paese d’origine, quello che provano, importa mai a qualcuno di noi? Oltre a leggerti molto volentieri, mi hai dato anche modo di riflettere. Grazie!
In una certa misura, credo di aver scritto questa storia per esorcizzare un male che temo più della morte. Anch’io ho pianto la perdita di persone ancora vive, rese completamente diverse dalla demenza. L’amore resta, ma è molto il dolore. Al tempo stesso, questi angeli invisibili che si occupano di molti anziani sono considerati una necessità e non una grazia. Avevo paura che la storia fosse fraintesa, sono felice essermi sbagliata.
Cavoli, molto bello!
Grazie, Kenji 😀
Cara Micol, bentornata ! I tuoi racconti mi mancavano, e questo è spietatamente amaro e dolce.
Secco, pungente, mi ha fatto amare di diverso amore ma di uguale tristezza e tenerezza sia la vecchina che la povera Ilana, Irina, Lanina o come cazzo si chiama. Bello come spiazzi chi legge con le ultime quattro parole, ci lasci così, affacciati ad un balcone di un piano alto facendoci accorgere che la ringhiera è traballante.
Ciao Naym, grazie e un bacione grande grande. Di questi tempi sono stata un po’ assente, spero di riprendere a frequentare questi lidi stabilmente. Anch’io ho amato in modo diverso queste due donne, hanno sulle spalle carichi diversi, ugualmente degni di un pensiero gentile. E sì, il sentimento a prevalere in me mentre scrivevo questa storia era la tristezza.
Oltre al racconto, mi piace molto il tono della scrittura.
Grazie mille, Alessandro. Di tanto in tanto mi spingo nel mondo della narrativa e, non so perchè, è sempre il mio lato “rabbioso” ad emergere. Ad ogni storia il suo linguaggio.