Il gelo della vita
Serie: Il buco nero
- Episodio 1: La scomparsa
- Episodio 2: L’uccellino del cucù
- Episodio 3: La partenza
- Episodio 4: L’inverno di Dio
- Episodio 5: Gli echi nella tempesta
- Episodio 6: L’incontro perduto
- Episodio 7: Voci dal vuoto
- Episodio 8: La bambola morta
- Episodio 9: L’uomo dal cappotto grigio
- Episodio 10: Adele e Guglielmo
- Episodio 1: Riflessi di torcia
- Episodio 2: La chiave spezzata
- Episodio 3: Passi
- Episodio 4: Il gelo della vita
STAGIONE 1
STAGIONE 2
«I passi dell’uomo» gli feci. «Li sento bene. Sono più chiari e decisi, adesso.»
Guglielmo non fece caso alle mie parole. Lo vidi pensieroso; poi lo invitai a seguirmi nella sala del camino.
«Preferisco essere annunciato» mi disse, così lo lasciai sotto la porta e raggiunsi Arianna e Cristina. Le trovai accovacciate, a guardare le fiamme, come due bambine in ascolto di una fiaba. Mi avvicinai ad Arianna e le accennai sottovoce di Guglielmo, del fatto che ci avrebbe raggiunto, ma che aspettava il suo permesso per entrare.
«Li senti i passi dal piano di sopra? Cristina dice che è solo una mia impressione» mi disse Arianna.
«Saranno i passi dello sconosciuto, tutto qui» e poi guardai Cristina, che aveva il viso spento, affaticato. Non la vidi convinta.
«Potrebbe essere qualcos’altro. Come il vento, la neve, la tormenta, per esempio. A me non sembrano passi» disse Cristina, mentre Arianna insisteva: «Vengono dal piano di sopra, quindi dall’interno. Il vento, la neve e la tormenta vengono dall’esterno e non hanno lo stesso peso dei passi».
«L’uomo potrebbe avere aperto una finestra» disse Cristina. Arianna spostò il suo viso dalle fiamme del camino al mio, per avere una mia conferma e convincere Cristina che i suoni che sentiva corrispondessero ai passi dell’uomo e a nessun’altra ragione.
«Adesso non ha importanza. Farei entrare Guglielmo, piuttosto, se Arianna è d’accordo. Pare che si sia convinto a lasciarmi trafficare con la serratura del portone» dissi.
«Sei sicuro di farcela da solo?» disse Arianna.
«Posso provarci» dissi, quando la tosse grassa di un uomo mi fece girare verso la porta della sala del camino, dove affiorò il padre di Arianna. Gli andai subito incontro, imbarazzato, tendendogli una mano, che lui subito mi strinse. Arianna e Cristina erano ferme, indifferenti, come se lui non ci fosse.
«Sono contento di rivederla» gli dissi. Era pallido, disfatto, alquanto invecchiato. Gli accennai con disagio della tormenta, della neve. Alle mie parole si voltò verso la finestra.
«Dalla mia camera da letto riesco a vedere il paese nel bianco. Il paese perduto, come mi piace immaginarlo. È bellissimo. Non è mai stato così perfetto e così puro, nemmeno durante le tormente degli scorsi anni» mi disse, lasciandomi la mano.
Arianna lo raggiunse e lo abbracciò con affetto, come se non lo vedesse da anni. Io mi guardai intorno, disorientato. Il padre di Arianna affondò una mano nei capelli di sua figlia con un affetto parco, misterioso. Mi avvicinai a Cristina, che non si era ancora girata per salutarlo. Mi accostai con la bocca al suo orecchio, dicendole di Guglielmo, quando la voce del padre di Arianna mi invitò ad ascoltarlo.
«La porta è aperta, ma non c’è nessuno. Non è meglio chiuderla?» mi fece. Mi allontanai da Cristina e lasciai la sala per andare a chiudere la porta. Arianna mi disse di lasciarla socchiusa. Preferiva che la luce della casa illuminasse le scale, che erano sempre in penombra.
Cristina si affacciò nel corridoio, per poi venirmi incontro. Le dissi che Guglielmo non era più sotto la porta, dove lo avevo lasciato. Lei non mi rispose. Arianna voleva che lo cercassi. Suo padre sollevò la testa al soffitto, dicendo che secondo lui era tornato sopra. Sentiva il suono dei suoi passi. Io e Cristina ci guardammo. Sapevamo entrambi che i passi non erano di Guglielmo ma dell’uomo dal cappotto grigio – lo sconosciuto. Ci guardammo a lungo, senza resistenze. Arianna parlò all’orecchio di suo padre, che essendo molto più alto di lei dovette prima abbassarsi per consentire alla bocca della figlia di scandire le sue parole. Cristina si avvicinò a me e mi sussurrò anche lei qualcosa:
«Che cosa le ha detto Guglielmo?»
«Non ricordo.»
«Che cosa non ricorda?» mi disse, ma fui interrotto da Arianna: «Sarebbe bello avervi tutti qui a cena, questa sera. Vi andrebbe?» ci disse.
Suo padre le sorrise. Cristina mi esortò a rispondere ad Arianna, vedendomi sospeso, con la testa al soffitto, a seguire la direzione dei passi del piano di sopra, che mi portarono a dire qualcosa che avrei dovuto tacere – non ci pensai, fu un moto istintivo:
«Non sono i passi di Guglielmo. Non hanno la sua esilità. Mi ricordano i passi precedenti, gli stessi che abbiamo sentito quando Guglielmo era qui. Posso quindi escludere che si tratti di Guglielmo» guardando fisso Arianna, che mi bruciò vivo, con un’espressione di profondo disappunto, dicendomi che mi stavo sbagliando e che sopra non c’era nessuno oltre Guglielmo. Suo padre parve scrutare dentro di me la frattura del mio segreto, se non il grado di pentimento scaturito per aver detto qualcosa di troppo. Era sempre stato un uomo acuto, selvatico, intuitivo.
Quando Arianna si sganciò dal suo braccio per avvicinarsi a Cristina e portarla di nuovo con sé, nella sala del camino, il padre di Arianna mi disse che le risonanze a volte possono confondersi e le traiettorie degli spazi tradirsi; e che i passi che stavo sentendo non appartenevano a Guglielmo ma ad Arnaldo, che abitava più su, al terzo piano.
«Non è così, Arianna?» dando una voce brusca a sua figlia, che dalla sala del camino gli disse che non poteva escludere che si trattasse di Arnaldo, ma nemmeno che si trattasse di Guglielmo. Cristina aggiunse che i passi di Arnaldo non tradivano lo stesso peso degli altri, però. Lei li conosceva bene, quanto i passi di Guglielmo, ma mai quanto i passi di Arnaldo, precisò.
Il padre di Arianna ascoltò compiaciuto le parole di Cristina, la quale ritornò da me, chiedendomi di salire sopra e di controllare di chi fossero i passi.
«O di Guglielmo o di nessun altro, quindi? O forse di un fantasma? Ma i fantasmi non hanno passi» disse il padre di Arianna, fissandomi con durezza.
«Che cosa hai deciso per la cena?» mi disse Arianna.
«Ci sarò, naturalmente. Ne sono felice» le feci, guardando suo padre, che ci disse di coinvolgere Guglielmo e poi di fare un salto sopra, al terzo piano, per invitare a cena anche Arnaldo e sua moglie Erminia.
«L’inverno» concluse «invita a riscaldarci, a raccoglierci. Non ha nessun’altra funzione se non quella di riattivare il calore animale contro il gelo della vita.»
Serie: Il buco nero
- Episodio 1: Riflessi di torcia
- Episodio 2: La chiave spezzata
- Episodio 3: Passi
- Episodio 4: Il gelo della vita
Bene, molto bello!