Il generale in vacanza

Non aveva molta voglia di lavorare, era sabato sera, ma la Farnesina l’aveva chiamato.

«Eccomi». Antonio fece il suo ingresso al numero uno del piazzale della Farnesina e tutti lo salutarono. Ci fu chi gli fece il saluto militare, chi gli porse la mano. Fu un bell’affare per Antonio salutare tutti uno a uno, ma ci tenne a farlo, anche se adesso non vedeva l’ora di andare a cena. «Cosa succede?».

«Signore, il generale Marchetti è scomparso».

«Cosa? Quando è successo?».

«Era in vacanza con la famiglia in Thailandia. È uscito dall’albergo e non è più tornato. Sua moglie ha avvertito la polizia locale e anche la nostra ambasciata».

«Dove è successo?».

«A Bangkok».

«Ahia, Bangkok. Non è mica un bel posto dove stare…».

Intorno, tutti pendevano dalle sue labbra.

Antonio scosse il capo. Se non fosse stato per lui, nessuno avrebbe fatto un passo. «Voglio andare nel suo ufficio».

***

Il generale Marchetti comandava una brigata e il suo ufficio era a Palazzo Baracchini, al numero otto di via Venti Settembre. Antonio fu accolto da tanti saluti e chi non lo salutò lo guardò con rispetto, ma lui ci era abituato.

«Voglio perquisire l’ufficio di Marchetti».

Alcuni attendenti lo accompagnarono in un ufficio pulito, arioso, ben illuminato. C’erano poltrone, piante e poi le bandiere di Italia e Unione Europea. La foto del Capo dello Stato troneggiava sopra la scrivania.

«Voglio sapere tutto di quel che faceva Marchetti».

I collaboratori di Antonio si misero al computer mentre altri perquisirono gli scaffali. C’erano faldoni di documenti ma anche manuali di strategia militare e trigonometria.

Antonio giocherellò con un modellino di carro armato e stette a guardare i suoi che sudavano sette camicie.

«Signore, chiedo scusa».

Si girò a guardare il suo uomo. «Dimmi, Pietro».

«Il generale Marchetti, dice qui, si occupava di armi batteriologiche».

«C’è un nesso tra la Thailandia e questo tipo di armi?».

«Cinesi?…» si arrischiò a dire.

«Può darsi che il Guoanbu l’abbia rapito. In fondo, la Thailandia è sotto casa per i cinesi… ma no, non può essere. Avrebbe più senso se avessero fatto sparire un generale americano, ma un italiano… un italiano? Voglio dare io un’occhiata».

Antonio prese un libro e lo sfogliò tutto, senza trovare nulla. Fece lo stesso con un secondo che parlava delle Guerre Puniche, ma rimase scontentato. Un terzo e da quelle pagine caddero dei fogli. Antonio li prese e fischiò. C’erano foto pornografiche di una ragazza che doveva essere thailandese e lesse i testi in inglese.

«Ha un’amante, il generale Marchetti, e sta proprio a Bangkok».

I collaboratori di Antonio erano imbarazzati.

Antonio prese il cellulare e fece una chiamata all’estero.

«Pronto?» rispose una voce irritata.

«Generale, qua è l’Italia. Vedi bene di finire di spupazzarti l’amante che stiamo tutti in pensiero per te». Chiuse la chiamata e disse ai suoi: «Non sapeva chi fosse, per questo ha risposto. Al numero della moglie figurarsi se rispondeva». Sbadigliò. «Bene, se il generale ha voluto divertirsi, è un mio diritto rilassarmi. È sabato sera. Vado!».

Per quel che lo riguardava, aveva terminato il suo incarico.

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Discussioni

  1. Ciao Kenji, anche questo racconto ha un risvolto amaro. Spesso persone che appaiono al di sopra di tutto nascondono qualche scheletro nell’armadio, è giusto ricordarlo grazie a personaggi come il tuo Generale

  2. Insomma, ognuno sceglie la propria vacanza. L’altra faccia della rigidità di un generale…. forse poteva essere dipanata più gradatamente la trama, ma forse tu volevi dargli questo taglio rapido. Dietro chissà quali ipotesi di strategia bellica, il risvolto altrettanto amaro del turismo sessuale.

  3. Da un punto di vista tecnico, noto come tutte le parole che hai usato sono precise e mai sprecate, favorendo una scrittura agevole che si dipana con armonia e ritmo. Rispetto ad altri tuoi lavori che ho letto, credo tu abbia fatto un lavoro di sottrazione. In questo racconto funziona bene, e lo storytelling lascia presagire un seguito.