Il Generale

Serie: Dove inizia il coraggio


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo una notte trascorsa con Maxim, un giovane senzatetto da cui si sente attratta, Daria sta per incontrare suo padre, l’uomo che fin da piccola condiziona e giudica le sue scelte.
Lungo il tragitto, si confida con il suo amico e autista Alessio, che la sprona a vivere la sua vita come desidera.

A tratti appare il torrente dove mio padre mi portava a pescare da bambina, ora gonfio e marrone per la pioggia di stanotte.

Le parole di Alessio sono belle, ma la realtà è meno poetica e più complicata.

“Papà non è cattivo.” Mi esce quasi in un sussurro e mi sento un po’ infantile.

Lo sguardo del mio amico intercetta il mio tramite lo specchietto. “Lo so Dada, anche io lo conosco da diversi anni.”

Sospiro, a volte è proprio faticoso tradurre i pensieri in parole. “Intendo che se è così duro con me è solo perché mi vuole bene e desidera il meglio per la mia vita.”

Alessio scrolla appena la testa. “Ha già fatto tutto quello che poteva. Ti ha cresciuta—”

“Da solo.” La voce è più brusca di quanto avrei voluto. “Certo, c’erano i nonni e tua mamma, ma lui ha dovuto coprire il ruolo di entrambi i genitori.” E nessuno più di Ale può capire cosa significhi.

Rallenta su un breve tratto rettilineo per lasciar passare un gatto. “Mia madre non mi impone come vivere.”

“Dovrebbe, visto le scelte di merda che fai.” Mi pento ancora prima di finire la frase. L’ho ferito, ha la mascella contratta e non dice nulla. Ale è tanto bravo e saggio nel dare consigli, quanto negato nelle sue relazioni.

Mi sporgo tra i sedili e addolcisco il tono. “Lara si è più fatta sentire?”

Lui sorride senza allegria. “Tu cercheresti ancora uno che voleva obbligarti ad abortire?”

Gli accarezzo la guancia con due dita, ha la pelle liscia come quella di un bambino. “Ti sei lasciato prendere dal panico, non l’avresti fatto sul serio.”

Lui scala le marce e imbocca la stradina secondaria che conduce a casa di papà. “Cambia poco, sono stato lo stesso un coglione.”

“Ma puoi provare a rimediare.”

Superiamo la curva del vecchio albero di eucalipto e la cancellata tinteggiata di fresco della villa compare davanti a noi.

“Siamo arrivati.”

So che questa informazione inutile è il modo di Ale di chiudere la conversazione e io lo assecondo, tornerò alla carica in un altro momento.

Il cancello si apre e la Mercedes avanza piano. Anche se non vorrei, aspetto che il mio amico scenda e mi apra la portiera, proprio come pretende mio padre.

Ringrazio Alessio con un sorriso un po’ incerto e lui risponde con un occhiolino.

Non è arrabbiato con me, per fortuna.

Il mandorlo piantato da mio nonno quando sono nata è già ricoperto di fiori bianchi, sono così belli che viene voglia di accarezzargli. Poco lontano, sotto il limone, un merlo saltella curioso.

Elio, il tuttofare, è dall’altra parte del giardino con il suo immancabile cappellino del Genoa, una camicia in jeans e una scopa di saggina. Ricambia il mio saluto con un cenno quasi impercettibile e torna con lo sguardo per terra.

Entro in casa e vengo accolta da un delizioso aroma di pesce al forno. Lascio lo zaino e il giubbotto all’attaccapanni al muro e Rita si materializza dalla cucina. 

Indossa pantaloni e cardigan neri, un rossetto rosato e ha i capelli corti tenuti in ordine da delle forcine. Si sistema gli occhiali sul naso e allarga le braccia per accogliermi. Il suo profumo sa di fiori d’arancio, per me significa casa. Mi ricorda tutte le volte in cui Rita mi ha consolata e rassicurata che non ci fosse niente di sbagliato in me, nonostante i miei genitori.

“Vai a sederti ciccia, vi servo subito il pranzo.”

Annuisco e mi sposto in sala, l’ansia che torna a farsi sentire nel petto.

Il tavolo è apparecchiato con una delle tovaglie ricamate di mia nonna, piatti in porcellana con fiorellini argentati e calici.

Papà è già seduto, indossa una camicia a righe blu e il prezioso orologio di mio nonno, un pezzo da collezione che penso si porti anche a letto. Non risponde al mio buongiorno, la sua espressione è indecifrabile, non sembra né arrabbiato né contento di vedermi.

Le labbra sottili rimangono strette in una linea e gli occhi verdi, uno dei pochi tratti che abbiamo in comune, mi percorrono dall’alto verso il basso, giudicano il mio viso struccato e l’ abbigliamento inadeguato. Meno dieci punti, Daria.

Mi avvicino per baciarlo sulla guancia rasata, il suo solito profumo intenso si infila prepotente in gola e nel naso e mi stordisce.

Scosto la sedia al suo fianco e lui prende la bottiglia di Vermentino dalla glacette e ne versa un dito nel mio calice.

Ne mando giù un sorso, è fresco e con un retrogusto agrumato.

“Come mai non hai avuto tempo per vestirti per bene?” La voce del Generale è bassa e profonda, parte come una carezza, ma può trasformarsi in un attimo in uno schiaffo bruciante.

Sostengo il suo sguardo. “Ho dormito poco stanotte e mi sono svegliata tardi. Dovevo scegliere tra arrivare puntuale e mettermi in tiro.” 

Un sopracciglio del Generale si alza. “E se avessi avuto un colloquio o uno dei tuoi esami all’università avresti fatto la stessa scelta?”

Ecco, so già quale sarà il prossimo argomento scomodo, lo studio. Ma va bene tutto, basta tenermi lontana dalle domande che potrebbero condurre a Maxim.

Rita arriva con l’antipasto, un vassoio di acciughe marinate.

Ne metto in bocca una, è così morbida che si scioglie in bocca, il limone mi pizzica la lingua.

“Come stanno andando le lezioni?”

Nel peggior modo possibile, papà. Prendo un pezzo di pane integrale e forzo un sorriso. “Procedono.”

Il professor Perego mi ha riferito di vederti distratta, non ti offri mai di rispondere alle sue domande.”

Il professor Perego, sosia meno barbuto e più giovane di Albus Silente, uno dei più cari amici di mio padre, nonché mia spina nel fianco.

“Sto studiando per il suo esame.”

Non dico che le sue lezioni sono più soporifere di una scatola di melatonina e l’ultima volta che ho aperto uno dei suoi libri sono rimasta venti minuti sulla stessa pagina senza capirci un accidente.

“Se lasciassi quel lavoretto stupido ti verrebbe più facile concentrarti.”

Ecco l’argomento spinoso numero tre, la libreria della mia amica Gioia. Per il Generale il libri sono utili solo per studiare, sennò sono una distrazione stupida e dannosa, un modo per fuggire dalla realtà. 

Ignora tutte le volte in cui leggere e creare una storia mi ha salvata.

Continua...

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Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

  1. Quando una storia è ben scritta, i personaggi sono veri, hanno una loro storia, background, idee e voce, obiettivi ed errori. Ed Alessio è tutto questo.
    Le descrizioni ci danno una base su cui far muovere le vicende, quando vediamo Rita per la prima volta, già la conosciamo. E l’attesa per l’incontro con il papà di Daria, sembra più nella sua testa che fuori.
    Ti rinnovo i complimenti, vediamo come procede il pranzo tra i due. Tra l’altro devo andare a preparare il mio 😀

  2. “Ignora tutte le volte in cui leggere e creare una storia mi ha salvata.”
    Ogni volta che leggo una storia, soprattutto una ben scritta, passo sempre un po’ di tempo a chiedermi quanto ci sia dell’autrice. Questa frase in particolare mi ha stuzzicato parecchio questa riflessione. Non ti chiedo di rispondermi, ma ho fantasticato su Daria che legge per scappare dal generale e Melania che scrive per scappare da qualcos’altro 🙂

  3. Il padre di Daria è un uomo deluso dagli affetti e questo l’ha indurito. Per la figlia cerca prima basi sicure che la rendano forte e indipendente. Il punto, però, è quel “prima” in cui potrebbe restare intrappolata a guardare scorrere la sua giovinezza senza afferrarla al volo: non sempre i treni ripassano. Spero che Daria riesca a bilanciare amore, studio e lavoro.👏👏👏

  4. Ciao Melania, questo episodio mi ha fatto sentire tutta l’ansia di Daria ancora prima che arrivasse a tavola 😅 Il Generale ha davvero un talento speciale nel trasformare una semplice domanda in un interrogatorio! E mi è piaciuto tantissimo il contrasto tra la sua durezza e la dolcezza di Rita, Sento già che questo pranzo non finirà bene!😱