Il Giardino Celeste

Serie: L'IMPERATORE DEI MARI: Il fortino dei proseliti

Xenxo atterrò sul manto erboso senza produrre suono alcuno, morbido ma deciso. Rimessosi in piedi respirò a pieni polmoni e pensò: “Aria di casa”, lasciandosi scappare un sorriso soddisfatto mentre stiracchiava i suoi possenti muscoli. Fece cadere sul suolo i suoi inseparabili strumenti: il ventaglio e l’otre.

Guardandosi intorno iniziò a passeggiare ammirando la solitudine della landa erbosa. In lontananza individuò i piccoli templi, dimore degli dèi.

Il sole splendeva alto, l’aria era immobile, ma fresca, man mano che il dio del vento si avvicinasse alla sua dimora, i fili d’erba lasciavano spazio a profumati e colorati fiori. Xenxo avvertì la potenza divina dei suoi fratelli e sorelle, non tutti erano presenti però.

I templi erano disposti a cerchio intorno al Padiglione degli Dèi, dove secondo le credenze umane, gli esseri sovrannaturali si riunivano per prendere importanti decisioni e per banchettare allegramente.

La dimora di Xenxo era piccola, come le altre del resto, le colonne portanti erano composte da turbinii d’aria, la porta in argento, liscia, nessun segno di distinzione. Il suo interno era composto da due stanze: la più grande era illuminata da alte torce di fuoco perennemente accese, sulle pareti erano scolpiti volti senza occhi intenti a soffiare, e in fondo lo scranno del dio; alle spalle della seduta una porta, anch’essa in argento, dava sulla camera dove Xenxo poteva riposarsi, arredata da un tronco ramoso, utile ad appendere gli utensili del dio, e un letto robusto.

Xenxo si sedette sul suo trono, accavallò le nerborute gambe e iniziò a lisciarsi la barba. I suoi occhi adesso avevano un colore normale, non erano più rossi come aveva visto il Sacerdote all’interno del tempio di Patajui; assumevano quel colore solo quando il dio del vento era adirato o impegnato in una battaglia.

Stirò le muscolose braccia verso l’alto, si concesse uno sbadiglio, continuava a tormentare la sua barba in distratti massaggi. Si alzò di scatto, afferrò ventaglio e otre lasciati ai piedi del trono, abbandonò il tempio e si diresse verso il Padiglione.

Sotto la struttura, che stanziava esattamente al entro dell’isola nel cielo, chiamata Giardino Celeste, dimora degli dèi, luogo invisibile e imperscrutabile a occhio umano, una tavola bandita con le offerte ricevute dagli dèi attendeva solo di essere assaltata dalla loro voracità. Xenxo si sedette al suo posto, staccò una coscia di tacchino e se la portò alla bocca.

«Che novità è questa, fratello?»

«Quale?» Rispose Xenxo senza nemmeno voltarsi.

«Mangi da solo? Non hai sentito la nostra presenza?»

«Eccome, Xaxura. Non riesco a capire infatti cosa facciate chiusi nelle vostre dimore e a ignorare tanta generosità.» Rispose asciutto l’uomo indicando il cibo.

«Stavamo discutendo.»

«E su cosa? Le discussioni non dovrebbero svolgersi nel Padiglione?»

«Solo quando siamo tutti presenti,lo sai bene, fratello.»

«Il tono della tua voce non mi piace per nulla.»

«Io invece odio il tuo atteggiamento, alquanto poco collaborativo.»

«Tu parli a me di collaborazione? Sai dove sono stato?»

«Non è affar mio.»

«Dovrebbe invece. Sono stato impegnato con un tuo credente. Se solo tu fossi stata presente, piuttosto che startene chiusa nel tuo bel tempio, avrei faticato molto meno, riuscendo a ottenere quello di cui avevo bisogno subito.»

«E di cosa avresti avuto di bisogno, cos’era questa impellenza?»

«Il sesto.»

«Non ci posso credere! Ancora con questa storia della protezione. Ma cosa te ne importa, sono degli esseri spregevoli, deboli, incapaci di badare a loro stessi, bisognosi di un supporto, di un aiuto, hanno bisogno di noi, e tu stai lì a preoccuparti per loro.»

«Noi abbiamo bisogno di loro. Se tutti iniziassero a non credere più, ad assumere consapevolezza della loro forza, delle loro capacità, verremo dimenticati e sai cosa vuol dire per un Dio essere dimenticato? Equivale alla morte.»

«Non potrà mai accadere. Sono troppo deboli.»

«Io non voglio correre questo rischio. Tu sei libera di fare come meglio credi, ma ti avviso, sorella, non venirmi mai più a parlarmi di collaborazione.»

«Altrimenti cosa fai?» Disse una voce alle sue spalle.

Xenxo posò la coscia di tacchino, fece una smorfia molto infastidita, si alzò e disse: «Mio adorato fratello, Xoxe. Dio del sole, primogenito di questa meravigliosa e divina stirpe. Bellissimo, fortissimo, iroso, potente,» occhi e sorriso diedero luogo a un’espressione di sfida, «presuntuoso, arrogante ed egoista», concluse il dio del vento esibendosi in un beffardo inchino.

«Stai attento a come parli, Xenxo.»

«Dovresti conoscermi, fratello. Io scelgo sempre con adeguata arguzia le mie parole, dico ciò che penso esattamente come lo penso, ti do forse fastidio?»

«Non immagini quanto.»

«Lo immagino eccome, invece. Io provo lo stesso verso di te, costantemente.»

«Se solo gli umani sapessero che posto noioso hanno creato, forse inizierebbero a credere a qualcos’altro, non so, che ognuno di noi viva per i fatti suoi, risparmiandoci questi alterchi di mal vicinato.»

Xenxo, Xoxe e Xaxura si voltarono verso la tavola: una dea elegantissima, vestita di bianco, pelle diafana, capelli color dell’argento, occhi cerulei, li guardava con l’esile collo piegato da un lato. Era Xuxa, dea della luna.

«Non ha bisogno delle tue difese.»

«Io non mi schiero da parte alcuna, Xaxura cara. Non voglio avere nessuna parte in questi “divini” litigi. Non ne traggo beneficio.»

«Cerchi guai?»

«Dall’alba dei tempi hai sempre perso, sei tu la cercatrice di guai il cui nome coincide con il mio. Lo sai benissimo che non ti conviene, risparmiami dunque le tue sterili minacce.»

Xaxura fece qualche passo, Xoxe la bloccò per un braccio.

«Io vi porto i saluti di Oxuxxo. L’ho incontrato. Se a qualcuno dovesse interessare, sta bene.»

Al capo del tavolo si materializzò Xaxe, mentre spostava piatto e posate d’oro con i piedi.

«Sempre di gran classe, devo dire. Stai inzuppando tutto, ti dispiace?» Disse Xuxa, che si era affiancata alla nuova arrivata, sospingendo i piedi fradici verso il suolo.

«Non mi dispiace affatto. Chi manca? Ho una fame terribile.»

Xenxo lanciò uno sguardo a Xoxe e Xaxura, non era finita lì, e prese nuovamente posto, afferrò la sua coscia e la masticò rumorosamente.

Xuxa scosse la testa, desolata, si sistemò e con le graziose dita si preparò il piatto. Lo stesso fecero Xoxe e Xaxura. La dea del mare impiastricciò tutto facendo cadere le sue alghe, Xenxo era divertito, anche Xuxa si lasciò scappare un risolino.

Il banchetto continuò tra il racconto di Xaxe e Xenxo, e il silenzio di Xoxe e Xaxura. Finito di ascoltare la storia, il primo fra gli dei si stava per alzare quando una presenza ambigua si manifestò tra i presenti; era ancora invisibile ma vicina, chiara e potente.

Il dio del vento allontanò una sedia dal tavolo e sul posto corrispondente preparò due piatti, con le rispettive posate. Quando tutto fu pronto, una figura comparve seduta sul posto: metà corpo con le sembianze di un dio, l’altra metà con quelle di una dea. La parte maschile era nera, agitata, irascibile, quella femminile, invece, candida, mansueta, cordiale. Le spalle dell’essere sovrannaturale finivano in due colli che sostenevano due volti ben definiti: erano Axoxe e Oxio, la dea dell’amore e il dio dell’odio.

«Grazie, Xenxo. Molto premuroso.» Disse la dea, gioviale.

«Ha fatto solo il suo dovere.» Intervenne Oxio.

«Mangia, fratello. Sembra tutto buonissimo.»

«Come mai da queste parti?» Chiese Xoxe.

«Nostalgia di casa.» Sorrise Axoxe.

«Non è vero. Colpa vostra, e dei vostri litigi. Io avrei benissimo fatto a meno di vedere i vostri musi. Maledetti.»

«Dovresti calmarti, Oxio.»

«Già», intervenne Xaxura, «e assaporare il tuo pranzo.»

Oxio provò ad alzarsi, ma la sua controparte non glielo permise, poi disse: «Ve lo dico solo una volta, sono stufo di avere parti di me dentro di voi. Non avete motivo di guardarci dall’alto in basso, non avete motivo di odiarci.»

«Il Dio dell’odio invita a non odiare. Molto divertente.» Intervenne Xuxa.

«C’è poco da ridere. Loro distruggeranno tutto. Saranno la nostra rovina se continuano così.»

«Non essere drammatico, fratellino. C’è molta più parte di me in loro. Non succederà nulla. Sono solo screzi tra fratelli. In fondo Xoxe si prende cura di noi, teme per noi. La sua responsabilità di fratello maggiore è molto grande. Non abbiamo nemmeno idea di cosa possa voler dire. Non è forse così, Xoxe?»

Il dio del sole rimase in silenzio. Xaxura stava per intervenire ma, nuovamente, Xoxe la fermò prendendola per un braccio, chiuse gli occhi, appoggiò la schiena e poi disse: «Vorrei riposare. Concedono i miei fratelli e sorelle il permesso di abbandonare il banchetto?»

Nessuno rispose. Xoxe si alzò, imitato da Xaxura, ma il dio le lanciò uno sguardo imperioso e penetrante. La dea della natura si lasciò cadere nuovamente al suo posto, affranta, umiliata.

Xenxo sorrise. Xaxe continuava a tormentare la tovaglia imbrattandola di ogni cosa passasse tra le sue mani. Xuxa fece spallucce e riprese a sorseggiare il contenuto del suo calice di cristallo. Gli ultimi arrivati osservarono Xoxe entrare nel suo tempio, poi iniziarono a mangiare.

Serie: L'IMPERATORE DEI MARI: Il fortino dei proseliti
  • Episodio 1: Il Giardino Celeste
  • Episodio 2: Lezione numero uno
  • Episodio 3: La sala della cultura
  • Episodio 4: Questione di scelte
  • Episodio 5: Un’inattesa convocazione
  • Episodio 6: Il potere della mente
  • Episodio 7: Giorno di paga
  • Episodio 8: Il baule
  • Episodio 9: Nessuna reticenza
  • Episodio 10: Ordinarie liti familiari
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy, Narrativa

    Letture correlate

    Discussioni

      1. No nessuna in particolare, più avanti credo che capirai anche il perché, cerco di spiegare l’origine di questi dei. Comunque credo sia doveroso avvisarti che questa é la seconda stagione. Sono contento che ti piaccia

    1. “La dimora di Xenxo era piccola, come le altre del resto, le colonne portanti erano composte da turbinii d’aria, la porta in argento, liscia, nessun segno di distinzione. Il “
      Molto bella questa descrizione.

      1. Be’ ho cercato di “personalizzarla” data la natura della sua divinità, contento che abbia fatto effetto

    2. Un po’ difficile la lettura dei nomi con le X, ma rendono bene l’effetto e hanno anche un non so che di onomatopeico.
      Il racconto però mi piace! E anche alcuni dettagli descrittivi sono molto belli

      1. Ciao Marco, mi fa piacere che questo episodio ti sia piaciuto, però attenzione: é il primo episodio della seconda stagione, se vuoi puoi tornare indietro tra i miei librick e leggere la prima stagione.
        Una domanda: cosa intendi con onomatopeico quando ti riferisci ai nomi degli dèi?
        Grazie per essere passato e a presto