Il giardino di notte

Era fatta, un altro giorno era finito, adesso c’era la notte. Era lì, Serafino, sorridente e immobile, ma vedendo che le luci intorno si erano spente e il buio nascondeva tutto uscì dal suo immobilismo e recuperò le armi dal deposito sotterraneo. «Presto, presto!» diceva.

Anche gli altri si muovevano in fretta. Dismisero gli abiti variopinti ma si lasciarono i berretti a punta, al loro posto indossarono le mimetiche e misero in mostra i piccoli fucili mitragliatori.

«Pronto» disse allora Serafino.

«Pronto».

«Pronto».

Fu tutto un riverberarsi di quella parola. Il piccolo esercito era diventato operativo.

Gnomi da giardino combattenti. Serafino era felice della cosa.

Allora si mossero tutti e si appostarono. C’era la staccionata e oltre c’era il giardino nemico.

«All’attacco, all’attacco!». Gli gnomi dell’altro giardino avevano agganciato la sommità del recinto con dei rampini e si stavano arrampicando. Quando comparvero, Serafino disse: «Spariamo. Fuoco, fuoco, fuoco!».

I piccoli fucili esplosero i colpi e alcuni di quegli gnomi si spezzarono, caddero. Si sentirono i tonfi della porcellana che si rompeva.

Gli altri gnomi rimasti spararono dall’alto delle pale in legno.

Serafino vide intorno la terra sollevarsi, ma reagì al fuoco. Sparò e rise.

Gli gnomi dell’altro giardino furono respinti, molti caddero, e allora fu il turno di loro nel contrattaccare. Corsero fino alla staccionata e fecero roteare i rampini, per poi agganciarsi alla sommità in legno. Si arrampicarono, mentre i nemici crivellavano di colpi il legno nella speranza di colpirli.

Serafino disse: «Maledetti, non hanno neppure il rispetto per questa sacra staccionata». Furono allora tutti in cima e senza più aspettare altro si lanciarono oltre. Allora atterrarono e si misero in posizione.

I nemici facevano grandinare il fuoco e uccisero gli gnomi di Serafino, ma questi ultimi contrattaccarono per poi varcare il vialetto e dilagare ovunque. Serafino divise la truppa in piccole squadre e perquisirono l’orto, il capanno degli attrezzi, la cuccia del cane il quale era troppo terrorizzato e lì trovarono uno gnomo nemico a cui frantumarono la testa con i calci dei fucili. Era fatta, il giardino nemico era caduto. Serafino, dunque, dispose delle truppe e con le restanti tornò nel proprio giardino.

Una guerricciola era finita, il 120/b aveva trionfato sul 120/a.

***

II mattino dopo, la famiglia Rossi del 120/b si svegliò e vide che tutto era in ordine, solo… quelle urla. «Che succede?» si chiese.

Erano i Bianchi, del 120/a. Stavano lamentandosi. «Che rovina… tutti i nostri poveri gnomi da giardino».

Padre, madre e figlio chiesero ai Bianchi di nuovo: «Che succede?».

«Sono stati rotti!».

Il figlio non ci poté credere, per questo si disse che quello gnomo da giardino che era accanto a lui non poteva sorridere. Non era possibile, no?

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