Il giornalista

Serie: Le rose e le rouge


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Valentina, Rosa e la loro amica Gemma, si recano al bar del "Cinese", un uomo poco loquace, di origine napoletana che ha vissuto in Germania e solo nell'aspetto sembra di origine asiatica.

Una domenica mattina, mentre Piergiorgio spalancava il grande cancello nero del cimitero, Valentina spazzava le foglie e i petali caduti all’interno del chiosco. Nello stesso momento un uomo dall’aspetto sportivo e un fisico atletico, era sceso dalla sua grossa moto. A passo slanciato, con scarpe bianche da ginnastica, jeans e polo celestina, come il cielo di quella mattina, aveva attraversato la strada per dirigersi al chiosco.

«Ciao. Come stai?»

Valentina l’aveva raggelato con uno sguardo torvo, senza rispondere al saluto. «Che vuoi?»

«Ho bisogno di parlarti.»

«Non abbiamo niente da dirci.»

In quel momento era arrivata anche Rosa. «Buongiorno.»

«Ciao Rosa» aveva risposto all’amica, cambiando tono di voce. «Allora, che ti serve? Devi comprare fiori, o sei venuto solo a rompere?» aveva chiesto senza nessun garbo, all’uomo che non si era lasciato intimidire e mostrava un’espressione imperturbabile.

«Vorrei chiederti alcune informazioni.»

«Di qualsiasi cosa si tratti non ho tempo. Devo lavorare.»

«Possiamo sentirci in un altro momento. Dimmi tu quando potresti essere libera.»

«Sono molto impegnata.»

«Potremmo sentirci per telefono. Questo è il mio numero di cellulare e l’ e-mail» aveva concluso porgendole un cartoncino beige. «È importante, – aveva aggiunto – devo scrivere un pezzo e ho bisogno di verificare alcuni dati.»

«Sì, certo: aspetta e spera» aveva commentato lei, subito dopo, quando l’uomo aveva già raggiunto la parte opposta della strada.

«Ma quello non è…»

«Sì è lui. Il giornalista del D×D.»

«Com’è che si chiama? Aspetta… lo so. Giovanni Bu… Giovanni Bi… Giovanni… Boh!? Non mi ricordo.»

«Giovanni Boi.»

«Se non ricordo male, era un collega di Jean.»

«Sii… esatto, era un collega di Jean. Altre domande?»

«Perché lo hai trattato male?»

«Non l’ho trattato male.»

«Sì che lo hai trattato male. Di solito non sei così.»

«Così scorbutica, intendi?»

«Esatto: scorbutica.»

«Oggi mi sono alzata con la luna di traverso.»

«Uhm… di solito, quando sei un po’ storta, non usi quel tono con i clienti.»

«Lui non è un cliente e io sono qui per lavorare. Oggi è domenica, ci sarà molto da fare e non ho ancora finito di spazzare.»

«Va be’, va be’, ti do una mano, altrimenti va a finire che te la prendi anche con me.»

Subito dopo era calato il silenzio. Valentina muoveva la scopa da una parte all’altra del pavimento, urtando gli spigoli e i contenitori pieni di fiori. Aveva rovesciato un secchio ed era sul punto di spazzare anche i piedi di Rosa. La ragazza aveva preferito allontanarsi, per entrare nel cimitero a controllare se ci fosse da aggiungere acqua ai fiori, per conto di qualche cliente abituale che le lasciava quell’incarico e buone mance.

Quando aveva fatto ritorno al chiosco Valentina aveva un’aria ancora cupa.

«Che ne dici se vado al bar a prendere due cornetti al cioccolato o due bombe ripiene di crema, oppure due babà?»

«Sarebbe meglio una bottiglia di Fuoco dell’Etna

«Da quando in qua? Quello è un superalcolico più forte del Filuverru. Tu non eri astemia?»

«Ma no, scherzavo. Mi basta un bel babà al rum. Con Doppio Rum e Salasso, gli amici di Capitan Miki, distesa al sole, in riva al mare, a La Pelosa di Stintino.»

«Capitan… Miki?»

«Noi non eravamo ancora nate quando iniziarono a stampare quei fumetti. Li leggeva mio zio ─ il fratello di mia madre ─ e mia nonna li conservava. Quando andavo a trovarla, in estate, se mi vedeva un po’ annoiata mi mandava a frugare nel baule. Era come un forziere dei pirati, c’era di tutto. Non solo fumetti e libri per ragazzi, ma anche diari, disegni e poesie scritte su carta pergamena con la penna stilografica. Erano di mio nonno, dedicate alla sua cara mogliettina. L’aveva conquistata lentamente, con mazzolini di fiori e parole d’amore su carta. Numerose stagioni di corteggiamento seguite da vent’anni di fidanzamento, restando casta – diceva mia nonna – come il giglio di Nostra Signora Immacolata. Lui invece andava spesso alla Casa Rossa di Viale Cimitero, in città. Le ragazze erano pulite, profumate e costavano poco. Era un segreto, ma io lo avevo scoperto leggendo un pacco di lettere che avevo trovato nascoste in fondo al baule. Il foglio era firmato Mario Muru, un amico di mio nonno. Ho sempre pensato che la lettera fosse stata intercettata, sequestrata e nascosta da lei. Probabilmente, dopo tanti anni, non ricordava neppure che fosse lì.»

In quel momento, mentre Valentina raccontava, si era avvicinata al banco del chiosco una cliente. Era la “Vedova Allegra”. La donna che poco tempo prima, per la tomba di suo marito, avrebbe voluto fiori semprevivi, oppure finti. In mano aveva un bouquet di rose rosse, bianche e rosa.

«Avete per caso anche i lumini?» aveva chiesto alle ragazze.

«No, signora, ci dispiace; se vuole può trovarle dai cinesi, a pochi passi da qui.»

«Sono arrivata in taxi e non posso trattenermi. Oggi è l’anniversario della morte del mio compianto marito. Anzi vorrei chiedervi una cortesia. Potreste sostituire voi i fiori appassiti con questi?» Così dicendo aveva posato sul bancone il mazzo di rose che teneva in mano, resistenti alle intemperie e senza spine, in plastica PRC.

E subito dopo, con un sorriso smagliante, aveva iniziato a canticchiare. «Son tornate a fiorire le rose/E le dolci carezze del sol/Le farfalle s’inseguon festose/nell’azzurro con trepido vol (…)»

Le due donne erano rimaste interdette.

«Ditemi quanto vi devo per il disturbo» aveva aggiunto interrompendo quel verso di una vecchia canzone melodica di Nilla Pizzi.

Valentina e Rosa avevano sgranato gli occhi, senza trovare il coraggio di negare quel piccolo favore già consueto per tante altre clienti, gentili, generose e soprattutto barcollanti, che non riuscivano a salire sulla scala. Persone che i fiori li acquistavano ogni volta freschi, da loro.

La Vedova Allegra, a quel punto aveva rovesciato sul bancone il suo portamonete pieno dei soliti centesimi ingombranti, di varia grandezza. «Ciao, ciao, ragazze, a presto, bye, bye.» E poi, canticchiando «Ciao ciao non devi piangere/ (…) Ciao ciao vedrai che io ritornerò./»* era andata via.

*Ciao ciao – Canzone napoletana – Maria Nazionale – dall’album Storie ‘e femmene.

Serie: Le rose e le rouge


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Appena terminato di leggere il capitolo la prima cosa che ho pensato è stata: “ma poveretto il marito di quella Vedova Allegra!”.
    Mi è piaciuto tanto come hai introdotto il giornalista, ora c’è da capire come mai Valentina si sia comportata in quella maniera. Tanto che stava per spazzare anche i piedi di Rosa e come si dice: “se ti passa una scopa sui piedi, non ti sposi”.
    La parte che ho preferito è stata il racconto di Valentina sui nonni: mi ha catapultata in passato che sembra lontano, con le lettere scritte con carta e penna, eppure il fulcro rimane attuale.

    1. Ciao Mary, ti ringrazio e ti svelo che nella parte in cui Valentina racconta di sua nonna c’ é qualcosa di personale. Un ricordo della mia infanzia, nei periodi estivi trascorsi in casa dei miei nonni materni. C’era una nicchia nel muro di un ripostiglio, chiusa con due ante. Quando andai a curiosare, vidi che era pieno di libri, giornaletti e lettere d’amore un po’ diverse da quelle del racconto. Per me fu come scoprire un tesoro nascosto. E le mie vacanze scolastiche, inizialme un po’ noiose, diventarono subito come un bel viaggio avventuroso da ferma.
      Un viaggio che faccio continuamente ancora oggi.
      Un abbraccio.

  2. Mamma mia che brutta persona quella Vedova Allegra e che odio immaginare le monetine buttate a caso sul bancone che poi devi recuperare a grandissima fatica!
    Lui, invece, il giornalista. È proprio affascinante, mi sa di Bel Tenebroso.
    Sai cosa mi piace particolarmente delle tua serie? Mi piace il fatto che i personaggi sono caratterizzati moto bene, quasi ‘macchiette’ del buon teatro. A ciascuno puoi dare un nomignolo che racchiude ed esplicita le loro caratteristiche principali. I tuoi racconti mi rallegrano la mattinata. Un abbraccio

    1. Grazie Cristiana, mi fa piacere che i miei racconti possano rallegrarti o almeno non ti deprimano. É esattamente ció che spero. Un genere di narrativa realistica con un tono vagamente umoristico e con personaggi che appaiano spesso come caricature, per esaltare con leggerezza, certi aspetti caratteriali o temi che potrebbero essere rappresentati con un tono molto piú serio, o anche in una versione drammatica.

  3. Bella La Pelosa, ma quanta confusione che c’è!
    Complimenti per i riferimenti, quello musicale non l’avevo colto. Eppure è una canzone che adoro.

    1. Vero: le nostre spiagge migliori, tra luglio e agosto, sono molto affollate. Bisognerebbe andarci a giugno, oppure a settembre. La Pelosa di Stintino per me é soprattutto un mare di ricordi indimenticabili.
      La canzone che adori immagino sia quella di Nilla Pizzi “Son tornate a fiorire le rose…” Scherzo, naturalmente.😉
      Grazie Francesco.
      P. S. Vorrei conoscere la vostra Sicilia come tu conosci la nostra isola. Ma… forse un giorno, chissà…

      1. Si, pero’ cavolo…. A Stintino è obbligatorio avere la stuoia per entrare in spiaggia, i turisti non lo sanno e si fanno spennare dai venditori ambulanti, per non parlare del costo dei parcheggi. Preferisco l’oasi di Biderosa 🙂 In Sicilia vacci prima o dopo l’estate cosi’ puoi viaggiare senza crepare di caldo, tanto dopo che hai visto le spiagge della Sardegna il top per la balneazione lo hai già passato. 😉

        1. I miei viaggj per ora sono tutti da ferma, ma spero, prima di diventare troppo vecchia, di potermi spostare liberamente. E ti ringrazio per il consiglio. La localitâ della Sicilia che mi hai suggerito, sarà una delle mie prime tappe di viaggio.

  4. Ho notato (ma forse è soltanto una mia interpretazione) che gli ultimi quattro episodi hanno nomi maschili. Mi piace il disegno che sta delineando questa serie. da una parte le donne, il loro mondo al femminile e un legame di amicizia che cresce. Dall’altro gli uomini che girano loro attorno. Non so perchè, mi danno l’aria di essere marginali, satelliti che ruotano loro attorno ma senza riuscire a scalfirle. In tutto questo la Vedova Allegra, adorabile mina vagante 😉

    1. “Adorabile mina vagante” te la rubo. Se vuoi passa pure in “ufficio” per reclamare i diritti d’autore.😅
      Non posso ancora dirti quale sia uno degli obiettivi principali attorno al quale ruotano femmine che spesso si scontrano coi maschi, poco si incontrano e soprattutto poco felicemente, salvo qualche eccezione. “Femmine contro maschi” o “Maschi contro femmine” come i titolo dei due famosi film? Uhm… credo che in questo caso sia tutta un’altra storia.
      Grazie Diosa/Dea.

    1. Ciao Arianna, l’appellativo “vedova allegra” é un suggerimento di due care autrici, che così l’hanno immaginata. Dopo queste tue parole credo che la faró ricomparire in qualche altro episodio, con il suo solito comportamento bizzarro.
      Grazie Arianna. Un abbraccio.

  5. Stavo per sottolineare altre frasi, altre parole. Ma mi sono reso conto che stavo monopolizzando l’area commenti e mi sono fermato. Un singolo episodio, meno di milleparole, eppure hai evocato un mondo. Anzi, tanti. Bravissima.

  6. “Erano di mio nonno, dedicate alla sua cara mogliettina. L’aveva conquistata lentamente, con mazzolini di fiori e parole d’amore su carta. Numerose stagioni di corteggiamento seguite da vent’anni di fidanzamento, r”
    Meravigliosa descrizione ❤️

    1. Fuoco dell’ Etna l’ho trovato per caso, in internet, mentre scrivevo questo episodio. Non ne avevo mai sentito parlare. Mi ha fatto pensare al nostro Filuverru, anche se prodottto in modo diverso. Ho pensato anche ai tanti “cugini” isolani, autori di Open, che lo avrebbero riconosciuto, ma il suo nome mi dà l’idea di un superalcolico un po’ troppo super per me, come pure la nostra acquavite.
      Grazie Giancarlo.

  7. “Valentina muoveva la scopa da una parte all’altra del pavimento, urtando gli spigoli e i contenitori pieni di fiori. Aveva rovesciato un secchio ed era sul punto di spazzare anche i piedi di Rosa.”
    Succede anche a me, quando mi girano le scatole… Qualsiasi cosa io stia facendo, faccio un casino!!!