Il giorno del Legame

Serie: I marchi sulla pelle

  • Episodio 1: Il giorno del Legame
  • Episodio 2: Obbedire

Mya Bloom scrutava l’orizzonte dalla torre dalla propria camera, incerta se infrangere le regole per l’ennesima volta o provare a comportarsi da brava Lady. Suo padre le aveva spiegato che le ore prima del “Giorno del legame” era abitudine che un futuro Lakas le passasse a purificarsi e a riflettere. Eppure, Mya non vedeva l’ora di poter finalmente incontrare il proprio Ike. Aveva da poco compiuto diciassette anni e la sua posizione le dava diritto ad avere una guardia del corpo. Qualcuno che sarebbe stato capace di difenderla e di vegliare su di lei ogni giorno della propria vita. Non sapeva chi avrebbe investito quella carica, non sapeva se fosse stata una ragazza o un ragazzo. L’unica certezza riguardava l’età, di sicuro sarebbero stati coetanei. Forse, per la prima volta da quando era poco più di una bambina, avrebbe avuto un amico. Scosse la testa, avere cattivi pensieri appena una luna prima del “Giorno del legame” non era per nulla saggio. Saltò giù dal cornicione della finestra, incapace di riuscire a tenere a bada l’emozione. Per tenersi occupata, ripeté nella propria mente le dieci regole fondamentali del legame tra Ike e Lakas. Sarebbe stato disdicevole se le avesse dimenticate al momento di suggellare il patto. Certo, il Generale Denver le avrebbe elencate per lei, ma suo padre ci teneva affinché le conoscesse a memoria. Per cui, camminava solcando ogni singolo metro quadro della propria camera elencandole sulla punta delle dita. Il giorno sarebbe arrivato presto e finalmente avrebbe fatto il suo ingresso nella società. Avrebbe preso il proprio posto negli affare di famiglia, seguendo le orme del padre. Sospirò fermandosi un secondo, l’uomo premeva affinché diventasse una buona reggente per il proprio piccolo regno e una fedele alleata per i propri regnanti. Eppure, Mya avrebbe desiderato girare il mondo. Avrebbe desiderato vedere ogni città, paese, campagna e singolo albero del mondo, proprio come fece sua madre. Si voltò verso uno dei ritratti che aveva conservato nella propria camera, le si avvicinò per carezzarle il viso. La donna le mancava, aveva sempre sognato di essere al suo fianco nel “Giorno del legame”, ma era morta diversi anni prima proprio a causa della sua voglia di esplorare. Scosse la testa, ancora cattivi pensieri. Impose a sé stessa di essere la persona matura che la sua età richiedeva fosse. Dunque, diede una sciacquata al viso lentigginoso, spazzolò i lunghi capelli rossi e si infilò sotto le coperte. Chiuse gli occhi sperando che il sonno le facesse visita, ma più teneva le palpebre abbassate, più non vedeva altro che sé stessa nell’arena dell’Accademia. Suo padre alla propria destra, il Generale alla sinistra e l’Ike inginocchiato ai suoi piedi. Ridacchiò all’idea, sempre più eccitata. Si alzò ancora, riprese a camminare in tondo.

Fino a quando il sole non fece capolino nel cielo limpido e Miss Goodhope non bussò alla sua porta per prepararla. Quando finalmente sentì i colpi sul legno, corse ad aprire felice come una bambina.

-Buongiorno Miss Goodhope!

Miranda Goodhope era una donna in carne e dalle guance costantemente paonazze. Era stata la sua nutrice e col tempo, era diventata una figura rilevante nella vita di Mya.

-Buongiorno a lei, Lady Bloom – rispose con una riverenza.

La ragazza prese a saltellarle intorno, desiderosa come mai prima di comportarsi da perfetta signorina a modo.

-È parecchio euforica stamane e qualcosa mi fa pensare che non abbia chiuso occhio.

-Oh Miranda sono così felice! Finalmente potrò prendere il mio posto nel mondo e avere un Ike tutto per me!

La donna scosse il capo mentre tirava fuori dal baule un meraviglioso abito blu, annesso di scarpe dello stello colore e nastrini per i capelli. Lo adagiò sul letto con cura, poi soffermò lo sguardo sulla ragazza.

-Mya, non è un gioco. Un Ike è una persona e tu devi rispettarlo come tale.

-Questo lo so, ma sono lo stesso eccitata. Ogni persona importante ha un Ike – rispose sedendo sul letto a gambe incrociate e dondolandosi appena.

Miranda Goodhope scosse ancora il capo, Mya era solo una ragazzina e ancora non riusciva a capire determinate cose. D’altronde, era sempre vissuta sotto una campana di vetro.

-Adesso va a lavarti o rischierai anche di far tardi.

Non se lo fece ripetere due volte, scattò in piedi e si diresse verso la toilette.

-Credi che sarà un maschio o una femmina? – urlò mentre si disfaceva della camicia da notte.

-Non lo so, non esiste una regola per questo – rispose mentre rassettava la stanza.

-Io spero proprio sia una ragazza.

-Perché mai?

-Perché se fosse un ragazzo potrei innamorarmi di lui ed è contro le regole.

Quella frase mise in agitazione la nutrice, Mya era ancora talmente infantile da rischiare di infrangerle tutte e dieci le regole. Aveva cresciuto quella ragazzina come una figlia e le voleva bene come tale, ma sapeva quanto fosse frivola e poco attenta alle cose importanti. Suo padre, Lord Alater Bloom, aveva espresso più e più volte con lei la propria preoccupazione per il futuro della figlia.

-Credi che gli piacerò?

-Non devi piacergli, deve obbedirti.

Mya si sporse appena dal separé,sul viso ancora da bambina uno sguardo confuso.

-Ma io voglio che sia felice.

Miss Goodhope fece roteare gli occhi prima di imporle di darsi una sbrigata o a nulla sarebbe servita la sua notte in bianco. La ragazza trafficò ancora qualche minuto alla toilette, poi raggiunse la donna per vestirsi. Lasciò che le chiudesse il corpetto e che intrecciasse i nastri tra i boccoli, che le spruzzasse una generosa dose di profumo e le lisciasse le ultime pieghe del vestito.

-Sei pronta.

Mya si guardò il grembo passandoci le mani e le sorrise.

-Ricordati di tenere il mento alto e di non correre, una Lady non lo fa mai. E per tutto ciò che esiste di buono a questo mondo, Mya, dosa le parole.

La ragazza annuì con energia, poi seguì la nutrice verso la propria carrozza. Suo padre l’aspettava già all’Accademia.

Non appena mise piede sul gradino per salire nel cubicolo, sentì tutta la propria eccitazione trasmutare in ansia. Ci sarebbero state centinaia e centinaia di persona nell’arena, altri come lei avrebbero stretto il Legame con il proprio Ike. Si accomodò e quando i cavalli partirono, prese a torturarsi le dita giocherellandoci.

L’accademia non distava tanto, appena poco più di trenta minuti di viaggio e si mostrò in tutta la propria maestosità. La struttura circolare e costellata da finestrelle, fungeva da protezione per l’arena, fulcro dell’intera Accademia. Ed era proprio lì che suo padre e il Generale l’attendevano. Un soldato l’aiutò a scendere dalla carrozza porgendogli il proprio braccio e la scortò all’interno.

L’arena era gremita di gente, tutti in attesa di vedere i nuovi Ike e i rispettivi Lakas. Ogni anno, il “Giorno del legame” richiamava ogni curioso da ogni terra.

Mya camminò lungo il tappeto steso per non sporcare le vesti dei gentiluomini e gentildonne che prendevano parte all’evento, una lunga lingua rossa che li separava dalla sabbia grezza. Una volta di fronte Lord Bloom e il generale Carter Denver, si prodigò in una riverenza a favore del padre.

-Lady Bloom, che piacere rivederla- la salutò il Generale con un baciamano.

La ragazza ricambiò con un sorriso, poi prese il suo posto assieme a un’altra decina di ragazzi. Qualcuno lo conosceva di vista, con qualcun altro aveva scambiato appena un paio di parole a una qualche cerimonia.

La cerimonia iniziò con il consueto discorso da parte del Generale Denver, l’uomo ringraziò i presenti e rivolse parole di orgoglio verso i proprio cadetti pronti a diventare Ike effettivi. Usò parole gentili per i futuri Lakas e di rispetto per le loro famiglie. Poi, chiamò a sé uno per uno i suoi ragazzi.

Mya attendeva con ansia di sapere chi le sarebbe stato assegnato, scrutava ogni volto aspettando che il Generale pronunciasse il nome della propria famiglia. Il suo turno, giunse quando rimasero solo tre futuri Ike; una ragazza e due ragazzi.

-11-19, sei stata assegnata alla famiglia Bloom.

Mya sgranò gli occhi, osservò ogni passo di quella minuscola ragazzina senza distogliere mai lo sguardo. Era minuta, sottile e senza la benché minima forma. Capelli scuri e lunghi raggruppati in una coda alta e glaciali occhi di un inverosimile verde chiarissimo. Si avvicinò al Generale con passo silenzioso, Mya non riuscì a sentire nemmeno lo scricchiolio delle pietre sotto gli stivali. La guardò incantata e intimorita, chiedendosi come una ragazzina tanto leggiadra potesse trasformarsi, all’occorrenza, in un’assassina. Abbassò il capo di fronte al Generale, l’uomo le mise una mano su una spalle e le rivolse un cenno d’assenso. Solo dopo quel gesto, si fermò di fronte a Mya inchinandosi e attendendo l’ordine per potersi rialzare. Alater Bloom diede di gomito alla figlia che sembrò svegliarsi solo in quel momento dallo stato di incanto nel quale si era persa.

-Alzati- balbettò.

L’Ike si alzò e Mya constatò fosse più bassa di lei.

-Da qui, inizia il vostro percorso come Ike e Lakas- proclamò il Generale.

1)Un Ike è sottomesso al proprio Lakas

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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Simona, finalmente in veste fantasy! Come puoi immaginare sono felicissima. P è partita con il botto. Amo particolarmente le ambientazioni e caratterizzazioni di Marion Zimmer Bradley nel ciclo Darkover e mi ha sempre affascinato il legame “catenas” stipulato da due persone che offrono la loro vita una all’altra. Anche se la mia è solo una sensazione, penso che quello fra Lakas e Ike mi coinvolgerà altrettanto 😀

      1. Micol Fusca

        E’ partito l’invio prima che potessi correggere la prima frase: “Per me la tua serie è partita con il botto” 🙂

      2. Simona Lombardi Post author

        Buongiorno Micol, é sempre un piacere vedere un tuo pensiero circa uno dei miei lavori. Ebbene sì, ci stavo lavorando da qualche mese a questa storia e ormai é quasi pronta. Spero proprio ti piaccia!
        A presto,
        S.