Il girone Pronto Soccorso

Per raccontar la mia nuova avventura,

farò, ma senza mai pretesa alcuna,

usando Dante e rime e simil struttura.

Una notte dolorante senza fin, senza lacune,

a mendicar per casa van sollievo dal mio male,

decisi che all’alba senza dubbio alcune

avrei preso tosto, la retta via dell’ospedale.

“Lasciate ogni speranza di pronto soccorso o voi che entrate”

queste parole vid’io scritte al sommo di un portale

e mai parole furon più che profetiche e centrate.

Di “soccorso” quanto ne volete, a fiumi e a frotte

ma il “pronto” è dubbio e incerto, dalle sorti non scontate.

Attesi ore lunghe tal mesi su barellotte,

contando ogni dolor e fu ssi dura,

ma quando toccò a me, pensai, è la fine delle lotte.

Entrai e ancor il cor mi si spaura,

quando vidi lei si tale un animale,

la dottoressa ignobil di quella struttura.

Luicia Ferri era il suo nome e mi prese male,

per il nomignolo che le davan i suoi.

Era mezza nascosta, mostrava un sol guanciale,

dietro la scrivania, muggiva come buoi,

e uscìan serpenti dalla chioma sua,

come Medusa per impietrir chi vuoi.

Io umil dannato alla cospetta sua,

con testa e corpo in fiamme dal dolor

e lei chiese “Ma che è venuto sol per una bua?”.

Ero li d’impaccio per il suo nobil valor

e lei “sa che qui più non otterrà,

flebo e punturina, cos’altro ancor?

Torni a casa e se il sonno non verrà,

o conta pecorelle che saltan tese

o una compressa che la esaudirà”.

L’ avrei inviata lieto a quel paese

dove non c’è altra briga da pensar,

se non sedere nel cesso per un lungo mese

per espletare sin sosta, ne moderar,

tutta adunata la sua deiezione

a sfischio, liscia, senza refrenar,

che poi andando in ogni direzione,

in testa anche un po’ le andrà a cader,

da dar mangiar ai serpenti a colazione.

Ma nessuna mia parola riuscii ad emettere od oder,

tanto ero li stordito e la testa come nel pallon,

uscii da quel girone col male in corpo, quasi per ceder.

Fu ssi peggio nel mio gran letton,

e quindi il dì seguente, lì dovetti ahimè tornar,

ma visitai gironi di luce e d’altro ton.

Incontrai fate, angeli e medici da onorar,

gente più che sublime, brava e colma di bellezza

e il mio dolor lontano, non vidi più tornar.

Ma se ripenso invece a miss bruttezza

e alla sua chioma ormai di color marron,

penso a chi si sente oro ma è solo na monnezza.

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Discussioni

  1. Ciao Giorgio, la tua impietosa “Comedìa” mi ha fatto sorridere. L’ironia con cui hai ammantato le effettive disgrazie di un paziente alle prese con i gironi infernali del Pronto Soccorso ha sdrammatizzato il tono pur non togliendo alcun significato. A volte, il mezzo migliore per arrivare alla gente è questo: una sana ironia in grado di far riflettere.

  2. Ciao Giorgio, di certo lo stile ricorda autori come Dante o Petrarca, o comunque gli albori della letteratura italiana, ma i contenuti sono goliardici e ironici, riportandomi alla mente Boccaccio! Uno stile coraggioso e ricercato, meriti i miei complimenti per il tentativo e per le risate che mi sono fatto, anche se purtroppo so bene quanto siano reali le difficoltà che incorre un paziente nei pronto soccorso!