IL GIUDICE (L’inganno dell’evidenza) – Giada
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: IL GIUDICE (L’inganno dell’evidenza) – Giada
STAGIONE 1
Erano anni che Giada immaginava come sarebbe stata la sua vendetta. Si dice sia un piatto che si gusta freddo, ma per lei non era così; anzi, ancora oggi le motivazioni le procuravano ustioni all’anima.
A quincidi anni aveva perso sua sorella Lia, più grande di lei di tre anni, e tutto per colpa di un essere disgustoso. Ricordava ancora il giorno in cui le aveva raccontato di aver conosciuto un ragazzo: era al settimo cielo. Lei, fortemente in sovrappeso, non si considerava per niente bella, bensì come la vedeva la maggioranza della gente: ridicola. Eppure aveva incontrato un giovane bello e romantico che era interessato a lei. Giada non poteva che essere felice per la sorella. Sperava che chi si mostrava innamorato fosse sincero; in fondo Lia era simpatica, sensibile, intelligente e aveva un bel viso. A parte il fatto di essere obesa, non le mancava niente per far innamorare un uomo.
La sorella incominciò a uscire con questo ragazzo. Una sera lui la portò a casa sua, approfittando dell’assenza dei genitori.
«Vieni, andiamo in camera mia, ho tanta voglia di stare insieme a te… ti desidero» disse. Lia, innamorata e senza esperienza, lo seguì; anche lei lo desiderava, e quindi avvenne l’inevitabile.
Tornata a casa, non vedeva l’ora di raccontare tutto alla sorella; la prese per mano e la portò in camera sua.
«Vieni, siediti accanto a me» disse, indicando il letto con il palmo della mano. Giada si sedette e lei, con un largo sorriso, incominciò a raccontare:
«Giada, è successo!»
«Cosa è successo?»
«Ma dai, non fare la scema, hai capito… abbiamo fatto l’amore.»
«Ed è stato bello?»
«Certo… anzi, è stato bellissimo. Lui è dolcissimo… mi sono sentita come… come una regina. Vorrei che anche tu conoscessi un ragazzo così.»
Qualche giorno dopo quel sogno si trasformò nel peggiore degli incubi. Quell’individuo che agli occhi di Lia era sembrato un angelo si rivelò un viscido verme. Giada trovò in rete le foto della sorella nei momenti d’intimità con lui; il giovane non era riconoscibile, ma lei invece sì, e i particolari del suo corpo erano messi in evidenza, anzi, accentuati. Naturalmente non tardarono ad arrivare i commenti cattivi, distruttivi, corredati di faccine sghignazzanti. C’era chi la giudicava come una persona moralmente sporca, altri invece facevano capire che un “fenomeno da baraccone” come lei non doveva neanche osare pensare di ottenere quello che per altri è la normalità.
Cercò il modo per non far vedere tutto ciò alla sorella, ma ormai era tardi. La sentì singhiozzare nella sua camera; aprì la porta e corse ad abbracciarla.
«Non piangere, ti prego… sono dei parassiti buoni solo a vomitare veleno e la devono pagare!»
«No, ti sbagli, Giada. Sono io che ho sbagliato. Dovevo capire che una persona come me deve solo farsi da parte e lasciare vivere gli altri senza infastidirli con la propria presenza.»
«Ma sei impazzita a parlare così? Giuro che gliela farò pagare… dai, asciugati gli occhi e usciamo.»
«Io non uscirò mai più… mi vergogno troppo… mi sento ridicola e… anche sudicia.»
Lia aveva questa errata percezione di sé perché quelle effusioni di tenerezza — un normalissimo amplesso tra due persone — messe sotto un riflettore per poi essere lanciate in rete e viste attraverso lo sguardo morboso di persone poco intelligenti, finiscono per diventare volgari. E lei si era fatta suggestionare.
«Adesso basta, così fai il loro gioco! Tu non hai niente di cui vergognarti… sono loro a essere perversi.»
La ragazza fece di tutto per far tornare il sorriso alla sorella, ma fu impossibile. Una mattina entrò nella stanza della sorella e vide che era seduta in mezzo al letto, con le spalle appoggiate ai cuscini. Sembrava dormisse. Lei si avvicunò per svegliarla:
«Svegliati, daiiii, facciamo colazione insieme!»
Ma Lia non si muoveva. Pensò di scuoterla per farla destare, ma la sorella si piegò in avanti, cadendole addosso come un fantoccio. Fu allora che capì che l’aveva fatta finita assumendo tutti i medicinali che avevano in casa.
Passarono mesi prima che riacquistasse un minimo di stabilità emotiva. Provava un odio feroce verso chi si era preso gioco di sua sorella; meditava le vendette più spietate, poi passava ai sensi di colpa. Trascorreva Le notti a farsi domande:
“Dovevo dirglielo di stare attenta… Quella sera era strana… non dovevo lasciarla sola… io me ne ero accorta ma mi sono convinta che sbagliavo… per dormire. Forse ho detto qualcosa che l’ha ferita? No, non ho detto niente… basta, basta… Ti sei divertito? Vedrai, un giorno ti farò pagare anche tutti i dubbi che mi hai costretto ad avere. Ma dovevo dirglielo, dovevo dirglielo… non poteva essere innamorato di lei… ho sbagliato io… no, no, perché non poteva essere? Perché no? Lia era bella? Non è vero che penso che fosse brutta… Dio aiutami: la mia testa, la mia testa… è un mulino che gira… fermalo, ti prego.”
Non poteva ammetterlo ma anche a lei era sembrato strano che un ragazzo giovane e bello fosse interessato a sua sorella, ma pensando questo si sentiva simile a tutti quelli che avevano deriso Lia. Quello che però più non riusciva a capire era come possa un essere umano divertirsi umiliando, illudendo e annientando una persona che non ti ha mai fatto del male, anzi, che ti vuole anche bene. Ma come se non bastasse, neanche la Giustizia riuscì a punire i responsabili, che non furono identificati, e tutto alla fine fu considerato come una ragazzata finita male.
Passò qualche anno. Conseguì il diploma e si iscrisse all’università per studiare chirurgia estetica. Voleva aiutare tutti quelli che hanno un aspetto che la società non accetta; pensò che fosse molto più facile ottenere progressi nella medicina che non nella mentalità della gente. Aveva raggiunto diversi obiettivi che si era imposta, ma non dimenticava quello che era successo anni prima. Non poteva perdonare quello che avevano subito la sorella e lei stessa. Stava solo aspettando il momento più propizio per mettere in atto la sua vendetta; pensava di colpire quando chi voleva punire avrebbe avuto più da perdere, in modo da fargli più male.
Il tempo non aveva sfocato l’immagine e il peso di quel “fantoccio” inanimato.
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: IL GIUDICE (L’inganno dell’evidenza) – Giada
Interessante questa nuova serie! Mi ha colpito la differenza, per temi e contenuti,. con la precedente, sono curiosa di sapere come continuerà. Mi ha stupita un particolare: il fatto che Giada reputasse sua sorella “non degna” di quel bel ragazzo, e la conseguente scelta di diventare chirurga estetica per aiutare le persone a sentirsi belle. Si parla spesso di aiutare le persone ad accettarsi come sono, o appunto “cambiare” la mentalità della gente, tu invece hai scelto di sviluppare la trama in senso opposto, ho trovato la scelta molto originale. Sono curiosa di capire come e se questo particolare si collegherà alla bellezza. Inoltre, la trovo un’idea originale.
Ciao Concetta, è un inizio intrigante di una storia che tocca temi attuali (la denigrazione tramite internet), universali (l’accettazione di sé) e storici (la vendetta). Mi ha preso in contropiede, positivamente, l’idea che “che fosse molto più facile ottenere progressi nella medicina che non nella mentalità della gente.”: una bella riflessione. Un altro bel passaggio è la crisi di Giada nel flusso di coscienza. A me, leggendolo, ha stimolato un esame di coscienza. Lo stesso a cui mi sottopongo immaginando la vendetta che la giovane dottoressa preparerà. Complimenti!
Ciao Concetta. Il tuo testo ha una base narrativa molto solida perchè affronta temi forti e attuali, costruisce una motivazione di vendetta credibile, segue una struttura chiara e produce un buon impatto emotivo, con un conflitto interiore della protagonista interessante e una chiusura efficace e visiva. Nel complesso, l’idea funziona e ha un buon potenziale narrativo.
Se posso spingermi un po’, credo che la storia sia in alcuni punti troppo spiegata invece che mostrata, con molte parti riassuntive o psicologiche che riducono il coinvolgimento diretto del lettore, e alcuni dialoghi mi danno l’impressione di trasmettere informazioni più che restituire una voce realistica ai personaggi. Rafforzando questi due aspetti, il testo guadagnerebbe subito in forza e intensità.
Sono convinta che la storia possa crescere molto, avendo una base narrativa già solida e, lavorando su scene più vive e dialoghi più naturali, possa diventare davvero incisiva e coinvolgente.
Grazie del commento e dei preziosi consigli, Cristiana!🙏🙂
Grazie a te per questa bella serie che sembra volersi addentrare in tematiche particolarmente care, credo, a tutti.
Spero di esserne all’altezza🙏
Be’, che dire se non che mi è piaciuto
Grazie infinite per il tuo commento. Kenji.