
Il grande pigiama
«Osservi una lapide ed ecco che diventa un dato di fatto» dice Julienne, la mia ragazza.
Non riesce a parlare d’altro.
«Il problema di un corpo in decomposizione è il pigiama» interviene suo zio, esperto di parenti morti. «È l’unica cosa che ti rimane.»
Certo, se sai che pigiama scegliere.
«Dopo anni di sepoltura, arriva il momento di tirar fuori i resti» dice, con l’aria di chi ha avuto una visione. «Vedere cos’è rimasto del grande pigiama.»
Il vecchio giura di aver raccolto i resti del pigiama di sua moglie e di averli usati come tela per dipingere un quadro, pensate un po’, come se quei brandelli potessero ancora tenerla in vita.
«Il pigiama, dopo tutto quel tempo, diventa una vecchia pergamena» aggiunge. «Puoi riscriverci sopra una storia diversa.» E accidenti, lui l’ha fatto davvero.
Sapete, da queste parti, non appena i corpi vengono dissotterrati, parenti rancorosi si gettano sui cadaveri per strappare via i gioielli sopravvissuti, un tempo promesse d’amore eterno; bottino da arraffare e rivendere, testimonianze di un affetto mai abbastanza forte da durare.
Insomma, a nessuno frega un accidente di questi pigiami, tranne a suo zio e, ora, a me.
Per lui, ci sono più pigiami che esseri umani.
«Un terzo della produzione globale di pigiami è per la gente che sotterriamo» mi informa. «Tessuti logori che si fondono con succhi gastrici e teschi umani.»
É diventato un esperto dopo la morte di sua moglie, Natalia, e stranamente, ecco qualcosa di nuovo a cui pensare.
«Morire con un pigiama addosso è un lusso, ragazzo» mi sputa fuori lo zio. «Quando qualcuno ti muore davanti, faresti meglio a infilargli un pigiama all’istante.»
La regola è chiara: Qui i cadaveri vengono vestiti di pigiami.
Qualcuno crede che ci sia un paradiso per quelli in pigiama.
Da queste parti la gente ha fede in cose che non potreste mai immaginare, oltre tutto ciò che riuscite a concepire.
La dignità che abbiamo perso in vita tentiamo di ricomporla in quei pochi, patetici attimi finali.
Ora, ho davanti a me tre pigiami e la commessa, una certa Clarissa, mi dice che ciò che cerco non è disponibile.
«Può comunque lasciarmi i suoi dati e le faremo sapere.»
Il punto è che questo moccioso devo seppellirlo domani.
Prima che questo accada, ho bisogno di un pigiama nuovo, e se possibile, con un “paperino ricamato sopra”.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
La filosofia, o l’ideologia, del riciclaggio dei rifiuti portata al massimo livello: fino ai confini dell’arte, direi.
Macabro quanto basta per rovesciarsi un humor. E la brevità, la sintesi, è davvero notevole. È proprio vero che un racconto ben riuscito richiede quel certo numero di parole e non di più.
Molto bello, ma come ti è venuto in mente? Lo so che è una domanda un po’ scema, ma non sono riuscita a evitarla.
Ciao Lucky, ammetto che il finale mi ha davvero destabilizzato. Non entro in dettagli per evitare spoiler ma l’ultima frase contiene un universo di sotto trame. Mi è piaciuto. Ah, ho notato il tag librick. Volevi forse candidare questo racconto per la rivista? Io ti consiglio di farlo perché merita…
Il tuo racconto è una staffilata mordace, da rileggere almeno un paio di volte per vedere alla fine cosa ti torna. La curiosità di sapere da dove venga o ti sia venuta la teoria del pigiama è forte, ma non chiedo niente, piuttosto torno a rileggere. Scritto benissimo, credo che, fra i tuoi molti racconti che mi hanno incuriosita, questo sia quello che preferisco.
Ciao Tiziana, grazie mille per i tuoi preziosi commenti. Sono contento che questo racconto ti abbia colpito particolarmente, dato che è quello che sento più mio tra tutti.
Le idee, come sempre, nascono da astrazioni, spunti presi da discorsi, scene di vita quotidiana.
Chissà, forse esiste davvero un luogo dove tutte queste idee si ammucchiano, in attesa di essere raccolte.
Grazie ancora per la tua lettura attenta e per il supporto costante.