IL GRANDE TOPO GRIGIO (PARTE II)

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NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un cucciolo di gatto di campagna scopre un mondo molto più grande di lui.

Da quel giorno il gatto cominciò a cercare topi in ogni angolo della campagna, che ne era ricca: Topi piccoli, topi grandi, topi bianchi, topi grigi. Gli anni passarono ed il gatto arancione crebbe di statura e, con essa, anche la sua fame di topi.

Una bella mattina, dopo che era piovuto e la campagna si risvegliava con l’odore della rugiada, il gatto si mise alla ricerca dei topi, ma non ne trovò. Allarmato, pensò di aver mangiato tutti i topi della campagna, così cammino per ore e ore, alla ricerca di nuovi topi da mangiare. Ad un tratto, dopo aver passato i confini del suo territorio, il gatto sentì nuovamente l’odore dei topi. Felice, il gatto arancione si mise a correre, ma si trovò in un luogo che non aveva mai visto; si trovava al limite della campagna, proprio dove il fiume cominciava a dividersi in più delta. Lì, il gatto arancione trovò una struttura. Grandi staccionate di legno e lunghe distese di spighe di grano dorate si sviluppavano davanti un vecchio mulino a vento. Il gatto si mise giù ed osservò la situazione; i topi non dovevano essere distanti. Avvicinandosi, il gatto arancione notò che dietro il mulino dalle grandi pale consunte c’era un’abitazione con il tetto rosso. Era piccola, con le finestre rotonde e le tende azzurre, un piccolo comignolo ed un gallo sul tetto. Fu allora che lo vide, forse lo spettacolo più bello a cui poteva aspirare di assistere: Un topo di dimensioni anomale uscì dall’abitazione, aveva poco pelo, la testa era praticamente nuda, ma aveva i baffi folti e grigi, con un bel paio di denti che sporgevano dalla bocca piccola. Il topo non stava a quattro zampe come gli altri topi, ma stava dritto sulle sue grandi zampe posteriori, coperte da cose che il gatto arancione non aveva mai visto. Aveva qualcosa di legno lunga e sottile in bocca e, ogni volta che la toglieva, grandi nuvole di fumo grigio uscivano dal topo.

“Un pasto così capita solo una volta nella vita, ma che dico, capita solo una volta in nove vite!” Pensò il gatto, pregustando già il sapore della sua nuova, gigantesca preda. Il gatto si avvinò al grande topo grigio senza farsi notare, studiandolo. “Una preda così grossa si caccia con l’astuzia.” Pensò il gatto, che nel corso della sua vita solitaria ne aveva viste di cotte e di crude. Decise di aspettare, di studiare il grande topo grigio e di colpirlo nel momento di massima vulnerabilità.

Così, il gatto arancione, nascosto fra le tegole rosse dell’abitazione del grande topo, cominciò a analizzarne i movimenti e le abitudini. Il grande topo grigio era un gran mattiniero; prima che la luce del sole potesse illuminare la verde campagna, lui era già sveglio, ad annaffiare i suoi campi e a prendersi cura del prato fiorito che si estendeva dietro il mulino. A metà mattina, il topo si fermava e metteva sul fuoco uno strumento grigio fatto di un materiale riflettente. Dopo poco, l’aria si riempì di un forte odore che il gatto trovò nauseante. Si nascose in un cespuglio proprio davanti casa del grande topo e lo vide versare un liquido scuro in una tazza per poi sedersi a sorseggiarlo sotto al portico della sua casa, alternando ogni sorso con un grande sbuffo di fumo che il topo aspirava dal pezzo di legno che portava dalla mano alla bocca. Poi il topo tornava ai suoi compiti. Con una grande falce tagliava il grano che portava al mulino che egli cominciava a spingere con grande forza, frantumando le spighe e trasformandole in una polvere biancastra.

Un pomeriggio che il topo non era al mulino, il gatto provò a spingere la pala di legno che il grande topo grigio utilizzava per far muovere il mulino. Era inamovibile. La forza del gatto arancione non era minimamente sufficiente a far muovere il meccanismo. Il gatto deglutì; il grande topo grigio doveva essere estremamente forte, ma il gatto si rassicurò; lui era sicuramente più veloce della sua preda.

Dopo una settimana di attenta analisi, il gatto notò che i topi più piccoli che abitavano in quell’area scappavano alla vista del grande topo grigio, così il gatto capì che la sua preda era da sola, nessuno sarebbe venuto per proteggerlo. Inoltre, il fatto che i topolini scappassero gli tornava utile; si cibava di loro, mentre attendeva il momento propizio per attaccare il grande topo grigio.

Il gatto arancione decise che i tempi erano maturi. Una leggera pioggia batteva sul mulino in movimento, il gatto aveva aspettato che il grande topo grigio vi entrasse per nascondersi appena sopra la porta. Nel momento in cui il topo ne uscì il gatto arancione lo attaccò alle spalle, saltando proprio sopra la testa della sua preda, afferrandola con gli artigli e cercando di farla cadere. Il grande topo grigio, però, non si scompose minimamente. Il gatto si sentì afferrare dalle grandi zampe callose a cinque dita del topo e boccheggiò, la presa era decisamente troppo stretta, poi fu lanciato via a molti metri di distanza.

Il gatto, stordito, si voltò verso il grande topo grigio, che lo guardava da lontano: Aveva fallito la sua caccia.

Ferito nell’orgoglio, il gatto si rifugiò fra i cespugli, scappando dalla vista del topo, che però tornò quasi subito a farsi gli affari suoi. Il gatto, testardo come pochi, provò ancora e ancora a catturare il topo, che però ormai aveva imparato a schivare il gatto, sembrava anche che il topo ci avesse preso gusto; dopo giorni di tentativi il grande topo grigio sembrava stare aspettando gli ormai giornalieri attacchi del gatto arancione che, in un momento di grande tristezza, mentre si accontentava dei piccoli topi che vivevano nella fattoria, realizzò una verità non trascurabile: Anche lui, come il grande topo grigio era da solo.

“Se solo ci fossero stati mia madre e i miei fratelli gliela avremmo fatta vedere noi a quel topo!” Pensò il gatto, che però perse l’appetito; era passato così tanto tempo dall’ultima volta che aveva visto la sua famiglia…

Continua...

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