IL GRANDE TOPO GRIGIO (PARTE III)

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NELLA PUNTATA PRECEDENTE: “Se solo ci fossero stati mia madre e i miei fratelli gliela avremmo fatta vedere noi a quel topo!” Pensò il gatto, che però perse l’appetito; era passato così tanto tempo dall’ultima volta che aveva visto la sua famiglia…

…che non ne ricordava né l’odore né le fattezze e pensò che anche loro, a quest’ora, si fossero completamente dimenticati di lui.

Ferito nell’orgoglio e con un senso di solitudine che non aveva mai provato fino ad allora il gatto arancione si arrese, smettendo di attaccare il grande topo grigio. Comunque, non si spostò dalla fattoria; si era abituato alle albe dorate, alle spighe di grano che dondolavano sotto il cielo azzurro, al rumore del mulino in funzione, all’odore del caffè del topo e, soprattutto, all’abbondanza di topolini che scorrazzavano liberi per la fattoria. Passava le giornate sdraiato sul tetto dalle tegole rosse, lasciando che i tramonti si susseguissero davanti a sé. Quando aveva fame si avventurava in cacce svogliate e, quando aveva sete, passeggiava verso il fiume, schivando le attenzioni del grande topo grigio che, nel frattempo, aveva notato la resa del gatto arancione.

Una mattina, il gatto fu svegliato da un odore nuovo, mai sentito fino a quel momento: Una fragranza così potente e attraente che fece dimenticare al gatto di quanto fossero gustosi i topi. Il gatto arancione scese dal tetto e, con circospezione, iniziò a seguire quel meraviglioso odore, solo per finire faccia a faccia con il grande topo grigio che sorrise, mostrando i due enormi incisivi che spaventarono il gatto, ma il topo non corse verso di lui né proferì parola, limitandosi a muovere lentamente le mani dietro la sua schiena. Il gatto arancione rimase a guardare, sempre all’erta, con il pelo ritto per il nervosismo. Il grande topo grigio si mosse, lanciando al gatto qualcosa che cadde proprio davanti ai suoi baffi; aveva lo stesso odore che stava inseguendo. Era un animale viscido, con la pelle squamata, gli occhi acquosi, la bocca aperta e la coda che finiva in una forma triangolare. Il gatto arancione si avvicinò curioso, annusando il curioso animale e, in preda ad una fame che non sentiva da un po’, addentò il pesce, portandolo in mezza ai cespugli per mangiarlo.

Aveva un sapore forte, che il gatto paragonò solo ai ratti più grassi e succulenti ma, anche loro, non si avvicinavano per niente a quel sapore divino. Nemmeno se ne accorse che del pesce erano rimaste solo le lische. Quasi in stato di shock, il gatto tornò ad appollaiarsi sul tetto pensieroso. Il grande topo grigio aveva quella delizia, forse ne aveva ancora. Così il gatto decise di intrufolarsi dentro casa del topo per cercare altri pesci. Quando arrivò alla finestra, il gatto si trovò di nuovo davanti al grande topo grigio che cominciò a ridere fragorosamente. “Buono eh?” Disse il grande topo grigio. Naturalmente il gatto non capì, non parlava la lingua del topo, che continuò a parlare. “Quei dannati topi mi stavano rovinando il raccolto, devo ringraziarti, anche se pure tu sei veramente un peperino.” Detto ciò, il grande topo grigio diede un altro pesce al gatto arancione che, stupito ed affamato in egual modo, non portò il suo pasto dietro i cespugli, cibandosene davanti al grande topo grigio che rientrò in casa ridendo.

Nei giorni successivi, il gatto arancione trovò nuovi pesci sotto il porticato della casa del topo che non aveva cattive intenzioni nei confronti del gatto che, piano piano, smise di avere timore del grande topo grigio. “Deve aver capito che sono un abile predatore, questi pesci saranno sicuramente il suo modo per dimostrarmi il rispetto che merito.” Pensò un giorno il gatto, mentre usava una lisca per ripulirsi i denti.

Un giorno il grande topo grigio smise di lanciare i pesci al gatto, limitandosi a lasciarli sotto il portico, dove il gatto cominciava a mangiare. Il grande topo grigio uscì di casa e si mise accanto al gatto, che rimase al suo posto. “Hai smesso di scappare?” Chiese il topo. Il gatto lo ignorò, non aveva più alcun timore della sua preda, che si sedette accanto al gatto con una bella tazza di caffè in mano.

Le stagioni si susseguirono, ed in primavera il gatto aveva cominciato a seguire il grande topo grigio quando usciva dal limite della fattoria per andare verso un grande lago dal quale pescava i pesci. Il gatto vide finalmente la fonte di tanta bontà, ma aveva ancora troppa paura dell’acqua per avvicinarsi quanto bastava per cacciare dei pesci freschi. Col tempo, però, il gatto cominciava ad avvicinarsi, fino a sedersi accanto al topo che gli lasciava i pesci più piccoli.

Una mattina, il grande topo grigio avvicinò la mano al gatto, piano, come per saggiare l’aggressività del micio che si lasciò toccare. Fu una sensazione strana; il gatto provò un calore distante, ma familiare. Mentre la mano del grande topo grigio accarezzava il pelo del gatto, egli ricordò le dormite sotto la pancia della madre, il contatto con i suoi fratelli e sorelle e la gioia che si prova quando qualcuno ti ama.

Per la prima volta dopo un tempo incalcolabile, il grande topo grigio ed il gatto arancione non erano più soli.

Un pomeriggio, dopo che il gatto arancione aveva fatto una bella pennica rigenerante all’ombra dei pioppi, il micio si avviò verso casa del suo amico. Era lì, sotto il portico, sdraiato per terra con la bocca aperta e gli occhi sgranati, ma tristemente spenti. Il gatto si avvicinò, scuotendolo con le sue zampe, ma il grande topo grigio non gli rispose; non lo avrebbe fatto mai più.

Il gatto arancione si mise con la testa sopra quella del grande topo grigio, mentre la vista gli si annebbiava e dagli occhi usciva una strana acqua salata che non conosceva.

Pochi giorni dopo, altri giganti simili al grande topo grigio lo portarono via, scacciando via il gatto che difese il topo con le unghie e con i denti, ma senza successo. La fattoria, da quel giorno, si fece silenziosa ed il gatto rimase sul tetto, a difesa di quella che ormai era la sua casa, non mangiando più neanche il più piccolo fra i topolini, in onore del suo amico: “Il Grande Topo Grigio.”

Continua...

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