Il lago di Laux
Serie: La strana storia dei mediamente organizzati
Riordina Episodi- Episodio 1: La leggenda della Bell’Alda
- Episodio 2: L’Erta
- Episodio 3: Come tutto รจ cominciato
- Episodio 4: Il Monte Musinรจ
- Episodio 5: In cima
- Episodio 6: Nel regno dei ragni
- Episodio 7: Occhio, ginocchio!
- Episodio 8: Il lago di Laux
STAGIONE 1
(Immagine di copertina di Fabio Elia)
La terza tappa aveva a che fare con lโinfanzia di Favie. Il nostro capo banda aveva trascorso i suoi anni piรน verdi in un campeggio a Fenestrelle e voleva trascinarci in unโoperazione nostalgia. Per arruolarci senza problemi ci ha chiarito subito che ci sarebbe stato poco da camminare e tanto da ammirare.
In quei giorni, una miaโฆnon so come definirla perchรจ, quando lโho chiamata ex mi ha riso in faccia, mentre le volte in cui non ho detto nulla, ha sottolineato lei che eravamo stati insieme. Ulteriore conferma che alle donne non va mai bene nulla. Vabbรจ, nel dubbio la chiamerรฒ Eli. Eli ha visto le foto delle nostre precedenti escursioni e si รจ entusiasmata. Eโ sempre stata attratta dallo sport e dalle cose assurde (il che spiegherebbe perchรจ รจ stata con me; intendo le cose assurde, non lo sport) e perciรฒ, questa roba delle camminate notturne lโha esaltata. Mi ha chiesto di aggiornarla e cosรฌ, quando le ho proposto di venire a Fenestrelle, ha accettato, aggiungendo che avrebbe portato anche sua cugina. Benissimo. Il gruppo avrebbe gradito due femmine in piรน.
Saremmo stati: loro due, me, Favie, Ele, Veo, Scilli (tornato nel gruppo perchรจ non cโera da camminare tanto) e lโimmancabile Blaco. Io avevo scelto, per comoditร , di mettere quei pantaloni della tuta del tipo morbido. Sapevo di rischiare qualche sfottรฒ, conoscendo i miei polli ed infatti, quando ci siamo congiunti con Eli e la cugina, il dispettoso Veo, ha subito commentato:
-Oh! Sei venuto in pigiama?-
Io ho sorriso di circostanza, di fronte alle ragazze, e ho sminuito:
-Ma sรฌ, ma no, ma boh.-
La caciara del gruppo copriva le mie argomentazioni inesistenti. Eli sembrava contenta di vedermi, mi ha abbracciato calorosamente e mi ha presentato la cugina. Quando รจ di buonumore, Eli รจ una delle persone con cui mi diverto di piรน. Quella sera lo era.
Ricordo tornanti e strada buia. Quando siamo scesi dalle auto, ci siamo subito resi conto che lโaria era molto piรน fresca che a Torino. Eli sembrava una bambina, diceva che quellโaria le ricordava quando era in Germania, da piccola. La cugina le stava vicino, disorientata. Io avevo le stecche, quelle per camminare in montagna. Il mio rapporto con queste ultime sarebbe stato duraturo. Sarebbero diventate per me come il martello per Thor, o come lo scudo di Captain America, etc. etc. Peccato che quella sera sarebbero servite a poco e credo di averle lasciate in macchina. Favie, arrivando ci ha fatto vedere il campeggio dove aveva passato mille estati. Provavo ad immaginarmelo, da bambino; me lo immaginavo un piccolo urlatore inarrestabileโฆe insopportabile. Di quelli che gridano sempre, per qualsiasi cosa, con quelle voci squillanti che ti penetrano fino al cervelletto.
Abbiamo cominciato a salire per unโerta. Io parlavo con Eli e la cugina. Gli altri, dietro, con le torce, avevano scoperto che puntando la luce sui leggins della cugina, potevano vedere in controluce il suo perizoma e quello era diventato il gioco della serata. Ogni tanto ci fermavamo a fare foto artistiche. In lontananza, lโabbaiare di cani e qualche luce di case isolate. Eli si lamentava che forse doveva andare in bagno e si chiedeva come avrebbe fatto se le fosse divenuto impellente. Analizzava il bosco in cerca di nicchie abbastanza nascoste e adatte, ma poi pare esserle passata. A volte, le piace semplicemente dire cose come questa, cosรฌ come le piace ruttare sonoramente, eppure รจ anche romantica. Quando stavamo assieme, se provavo a sottolineare questi suoi aspetti da maschiaccio, si incazzava terribilmente.
Comunque salivamo. Parlando, esce fuori che la cugina disegna.
-Ma dai!- Faccio io- Allora il destino ci ha fatti incontrare-
Giuro che non era una tattica per abbordarla, anche se devo dire che era molto carina. Il disegnatore della copertina di โAtmanโ, il mio precedente romanzo, non avrebbe potuto realizzare per me la cover del saggio che avrei pubblicato a breve, โPsicologia e buddismoโ, e cosรฌ io ero in cerca di un nuovo disegnatore. Ed ecco che me ne cade uno in braccio. E che disegnatore! La cugina si dimostra disponibile (parlo sempre e solo della copertina del saggio). Eโ una notte magnifica. Dallโalto si vede il Forte di Fenestrelle. Una fortezza che scende giรน attraverso enormi scaloni. Sembra un enorme serpente di roccia che si inerpica attraverso i costoni, o una di quelle fiabesche strutture da storie medievali di streghe. Sembra di essere trasportati in un altra dimensione. Rimaniamo un poโ lรฌ inebetiti a guardare. Favie guarda fiero i nostri volti attoniti, contento che i nostri cuori sfiorino quelli dellโinfante che era stato, quando le prime volte si era inebetito anche lui di fronte a quello spettacolo.
Poco dopo, sbuchiamo in un villaggio che sembra uscito dalle favole. Non cโรจ nessuno. Nessun segno di vita. Le case sono cosรฌ belle e perfette che sembra il set di un film. Anzi di un cartone in stile Heidi. Viuzze, fontane e finestre di legno. Sembra un villaggio fantasma; cโรจ un silenzio rotto solo dai nostri schiamazzi. Ci disperdiamo a gruppetti in questo paesello. Ognuno preso a fare foto a destra e sinistra. A fatica, riusciamo a ricongiungerci e sbuchiamo su una vallata mozzafiato. Mozzafiato per due motivi: perchรจ era bellissima e perchรจ ci spirava un vento gelido. Ci coprivamo alla bellโe meglio. Io avevo su una felpa, ma non bastava. Lโaria era pura, cristallina. La si poteva sentire in tutta la sua freschezza nitida, dentro le narici e sulla faccia. Il panorama era bellissimo. Cโera un lago. Il lago di Laux. Ci siamo stesi sui nostri teli, accartocciandoci lโuno contro lโaltro.
-Ma vieni piรน vicino!- Mi ordina Eli, tirandomi a sรจ.
Io mi rendo conto, una volta di piรน, che sono un poโ restรฌo al contatto umano. Eโ vero che io e lei, quando stavamo assieme, eravamo abituati a stabilire un contatto fisico con una certa facilitร e frequenza, ma a me รจ sempre bastato restare single per un poโ, per tornare a sentirmi attorno una specie di bolla di vetro che mi tiene a distanza dagli altri e che faccio fatica ad infrangere. Comunque mi sono avvicinato ad Eli, quando con la sua grazia, me lo ha perentoriamente ordinato, ma non oltre quella soglia oltre la quale la mia barriera immaginaria non mi fa procedere. Ci passavamo il vino, parlando di film. Accanto a noi, unโalta montagna scura e scoscesa, oltre la quale si vedevano brillare le stelle. Il vento mugghiava contro quellโalta parete. Dallโaltro lato del lago, un tranquillo gruppo di casette illuminate da piccoli lampioncini. Vicino a noi, sulla riva del lago, un unico albero ci era testimone. Sembrava un posto incantato, magico. Era meraviglioso. Mi sono guardato attorno ed ho avuto unโilluminazione (parola azzeccatissima); ho pensato che era quello il posto che avrebbe fatto da copertina per โpsicologia e buddismoโ. Lo avrei detto alla cugina di Eli ed ella avrebbe rappresentato lโalbero, il lago ed un budda in meditazione che, riflettendosi nellโacqua, dava vita allโimmagine di Adler (allievo di Freud). Quella sarebbe stata lโimmagine della copertina, con la sola variante che lโalbero sarebbe stato uno di quelli che si vedono nei cartoni giapponesi, dai petali rosso acceso che si spargono come coriandoli quando il vento li scuote via dai rami.
Il posto era fantastico, ma il freddo non ci ha fatto godere in tranquillitร quella meraviglia e cosรฌ, dopo poco, ci siamo avviati verso la ridiscesa. Scilli si faceva โben volereโ dal caratterino di Eli, uscendosene con il suo โromanticismoโ da terroncello di Venaria. Lei, attraverso le mie espressioni, cercava di capire come doveva interpretare certe frasi, di questo o quel mio amico, che giudicava negativamente (Eli non pesa le parole, le passa proprio al setaccio) e io, con espressione bonaria, sdrammatizzavo ogni volta. La sua volontร di mantenere il suo buonumore quella sera ha vinto sul suo carattere puntiglioso e irritabile. A persone come Scilli e Veo bisogna abituarsi per gradi. Anche Veo, in macchina, con qualcuno dei suoi nonsense, le aveva destabilizzate. Io non le spiegavo niente, confidando sul fatto che la vita stessa รจ la migliore maestra.
Scendendo, ricordo che Eli mi teneva sotto braccio e, ad un certo punto, mentre stavo per scivolare lungo la discesa sterrata, la morsa del suo braccio mi ha salvato, facendomi mantenere lโequilibrio. Abbiamo scherzato sul fatto che stesse facendo palestra, ma sprattutto sul fatto che, scivolando, avevo avuto le movenze che ricordavano un passo di Charleston. Non la finiva piรน di ridere.
Poco dopo, eravamo in viaggio con le auto. Dormivamo quasi tutti. Si era fatto tardi come sempre; la strada buia, il calduccio della macchina e le curve che ti cullavano sembravano concorrere al nostro sonno.
A un certo punto, mi hanno svegliato. Eravamo ad un autogrill. Mi sono tirato su. Lโaria della notte mi ha svegliato in un secondo. Ho buttato un occhio dentro lโaltra macchina. Le ragazze dormivano. Sono andato dagli altri a mangiare un panino, sparando le ultime cavolate, che il sonno rendeva peggiori del solito.
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