Il letto di Virginia

Il giorno del matrimonio, Anna aveva già un bella pancia che si faceva notare e il vestito da sposa forse le stringeva un pò troppo il seno pieno.

Certo, qualcuno nelle ultime panche della chiesa mormorava nemmeno troppo sotto voce, che vista la condizione, la sposa poteva tranquillamente evitarlo quel bianco candido che aveva scelto.

“Ha voglia di vestirsi di bianco tanto nostro signore mica è stupido” disse aspra una cugina della madre di Anna al marito che le sedeva accanto.

“Non fare la bacchettona… son giovani e se la godono e poi non mi pare proprio che tu fossi una timorata di Dio”. 

La vecchia cugina non replicò ma si guardò in giro preoccupata che qualcuno avesse sentito.

Nel complesso quel giorno tutti avevano un bel sorriso sulla faccia e nessuno sembrava ricordare i particolari della loro storia.

Per i tempi che correvano, erano i primi anni ’60 e non c’era tutta la liberà di oggi, quello scandalo passò molto più rapidamente di quanto avessero immaginato le famiglie dei novelli sposi e quel pancione pareva essere stato lì da sempre, come il vecchio castagno che con la sua ombra rinfrescava il sagrato della chiesa: tutti sapevano che c’era ma nessuno lo notava più.

A Virginia invece quel bambino pesava quanto un macigno di marmo.

Con Giorgio era stata fidanzata per 8 anni e 8 anni di fidanzamento in quegli anni volevano dire un sacco di cose.

Volevano dire matrimonio, volevano dire figli, volevano dire indipendenza e volevano dire la bellezza dell’attesa di tutto ciò.

Così quando Giorgio una sera di quattro mesi prima, brutale come un animale affamato, le disse senza tante cortesie che di quel futuro non se ne sarebbe fatto più di nulla, lei sentì sgretolarsi il pavimento sotto i piedi. Improvvisamente e con la violenza pura di un tornato tropicale la sua vita fu presa, ribaltata, agitata e sbattuta in tutte le direzioni possibili e poi lasciata lì, accartocciata su se stessa senza avere la minima idea di quello che le era successo.

Quella sera Giorgio, senza battere ciglio le disse addio, le disse che tutti si aspettano da lui che rimediasse e che per lei, per la donna che avrebbe dovuto sposare, ormai non c’era più posto.

La lasciò davanti alla porta di casa, con la borsetta stretta al seno a guardare impallidita la macchina rossa di Giorgio perdersi nel buio oltre la luce densa del lampione che ogni notte, con il suo riverbero giallo e insidioso, le impediva di prendere sonno.

Non era una stupida Virginia e sapeva che ogni tanto Giorgio si divertiva ad alzare altre sottane ma quelli erano altri tempi e certe tentazioni erano accettate in silenzio, addirittura spacciate come segni di mascolinità.

“Cosa vorresti? Un bell’imbusto che rimane a casa a fare l’uncinetto davanti al fuoco?” Le disse una volta sua nonna quando un pomeriggio trovò il coraggio di parlare di quel problema.

“L’uncinetto no però..”

“Però nulla… se ti fanno male gli occhi chiudili per un pò.. io ho sempre fatto così”

Discorso chiuso.

E così fece anche Virginia, sicura del fatto che il giorno che Giorgio le avrebbe visto crescere la pancia mese dopo mese, con dentro quel figlio di cui parlavano spesso, tutto sarebbe cambiato. Tutti gli uomini cambiano con un figlio e ne era sicura, il suo Giorgio avrebbe dimenticato tutte le altre sottane e così avrebbe fatto anche lei.

* * * *

Anna e Giorgio erano tornati dal viaggio di nozze da un paio di mesi quando nacque il loro bambino. Giovanni venne al mondo gridando come un disgraziato e pesante come un vitello: quattro chili e mezzo e con tanto di quel fiato da fare concorrenza ad un tenore della Scala.

Il figlioletto prese a “cantare” ogni notte tanto che Giorgio alle prime note del figlio e con la scusa del lavoro, si alzava e se ne andava a dormire nella vecchia camera a casa dei suoi genitori.

Purtroppo certe abitudini non cambiano nemmeno con un figlio e dalle coperte della sua vecchia casa alle coperte di altri letti più caldi, il passo fu breve e così Giorgio finì velocemente per ritrovare la strada di casa di Virginia che durante il giorno lo malediceva in tutte le lingue del mondo, ma di notte lasciava comunque la porta di casa aperta.

L’intero inverno passò silenzioso con quello strano via vai notturno per le strade strette del paese ma appena la primavera fece sbocciare i primi fiori, Giovanni smise improvvisamente di cantare lasciando la casa immersa nel silenzio e suo padre senza più una ragione plausibile per allontanarsi da casa in piena notte.

Il risultato di tutto quel noioso silenzio fu una bella bimba, Giulia, che nacque circa un anno dopo che suo fratello abbandonò la promettente strada del canto.

E fu proprio con la nascita di quella graziosa piccolina, che successe una cosa piuttosto strana.

In un paese di provincia come il loro dove ogni finestra nasconde degli occhi curiosi, non era certo un mistero per nessuno che Giorgio era tornato ad infilarsi sotto le coperte delle sua ex-promessa sposa. La cosa strana che successe fu che dopo la nascita di Giulia e non prima, improvvisamente il paese guardava Virginia come una poco di buono, una rovina famiglie, un’arrivista che pensava solo al proprio tornaconto.

“Ma davvero si dice questo di me?”

“Non fare quella che casca dalle nuvole Virginia.. almeno non con me!”

A parlarle francamente e per la prima volta, fu la sua amica di infanzia Marzia.

Non che fosse una stupida Virginia, almeno non oltre la misura in cui l’amore ci rende tali, e certo si era accorta che la gente ora la salutava con meno calore e che nessuno avesse più tempo per due parole con lei ma mai aveva pensato che la causa di tutta quella freddezza fosse quella verità.

“Così io sarei la rovina famiglie? … incredibile…”

Accarezzò per un momento la testa del gatto persiano dell’amica che le si era accoccolato in grembo ma senza sentirlo veramente.

“Doveva sposare me.. eravamo persino andati a cercare la chiesa dove sposarci e adesso la gente dice che sono io la puttana! IO?? Quando tutti sanno come sono andate le cose.”

“Andiamo.. nessuno dice che sei una puttana.. solo che devi stare al tuo posto!”

“E lei? Lei non doveva stare al suo posto?”

“Ascolta .. non riesco a dirtelo diversamente.. tu sei diventata il passato.. non importa più un accidente a nessuno se eri la fidanzata di quello scemo, se era tutto pronto per il vostro matrimonio e se Anna era la sua amante quando stavate insieme.. Ora tutti si sono scordati di te. Punto. Questa la verità.. che ti piaccia o no.”

Rimasero per qualche minuto in silenzio, Virginia a cercare di concentrarsi sulle rumorose fusa del gatto per non scoppiare a piangere e l’amica seduta in poltrona a pensare se non fosse stata troppo dura con lei.

Le fusa però non furono sufficienti a deviare tutti i pensieri che correvano nella mente della ragazza: scoppiò a piangere di un pianto sommesso e quasi elegante, ma lo stesso pieno di lacrime amare.

L’amica la fece sfogare senza dire nient’altro convinta che qualcuno doveva farla cadere per permetterle di rialzarsi.

* * * *

Passarono gli anni e alla piccola Giulia fece seguito Marco, un bel torello che a differenza del fratello, amava crogiolarsi nel sonno e nei sogni.

Anna e Giorgio iniziarono ad invecchiare, con i capelli di lui che si facevano sempre più radi e quelli di lei che si accorciavano di pari passo con gli anni che aumentavano e sebbene fossero perfettamente a conoscenza che il loro rapporto non era stato costruito sull’amore, almeno quello vero, rimasero insieme per 53 anni.

Però per ciascuna notte di quei 53 lunghi anni, la porta di casa di Virginia rimase aperta ed il suo letto sempre pronto ad accogliere Giorgio che da parte sua, non riuscì mai a rinunciarvi nemmeno quando Giulia, in età di ragione, disse al padre che era arrivato il momento di smettere di fare soffrire le persone.

In quel letto, che non si aprì mai a nessun altro se non al sogno che un giorno Giorgio vi rimanesse, quel rapporto clandestino maturò al pari di quello ufficiale fino al punto che i due iniziarono a godere della sola vicinanza l’uno dell’altro, non occorreva che si dicessero niente… lui si allontanava da casa in silenzio ed in silenzio entrava nel letto dell’ex fidanzata diventata sua amante.

A Virginia bastava così.

Con il tempo i loro corpi facevano sempre più fatica a muoversi, il loro carattere ad inasprirsi e la loro memoria a vacillare ma quando si addormentavano vicini, le loro menti correvano insieme verso un passato di gioventù dove tutto era rimasto al suo posto.

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Discussioni

  1. È un racconto che fa pensare questo… Fa pensare all’amore e al non amore, all’egoismo e al non saper lasciar andare. Trovo molta attualità in questo racconto, perché per quanto le epoche possano cambiare certe dinamiche invece no e colgo note dolci amare, e provo un po’ di tristezza. Chissà perché Giorgio non si è tenuto stretto Virginia senza gettarsi tra le braccia di un’altra, se poi era sempre da lei che tornava… Strano, l’animo umano. Bel racconto e bello il tuo stile, è stato un piacere leggerti!

    1. Grazie Vanessa del tuo bel commento e del tempo che mi hai dedicato. Mi ha fatto molto piacere leggerlo.
      Grazie ancora.

  2. Descrivi benissimo una certa mentalità e tutte le varie problematiche legate ad essa. Una storia comunque sempre attuale. Scritta benissimo. Breve e molto intensa.

    1. Grazie Silvia per il tempo che mi hai dedicato ed il tuo commento che mi ha fatto molto piacere leggere.
      Grazie di nuovo.

    1. Mauro, sono felice che ti abbia ricordato qualcosa di tuo, è sempre bello quando si crea una sorta di empatia, succede spesso anche a me.
      Grazie del tempo che mi hai dedicato.
      Alla prossima

  3. Il tuo racconto ha i colori dei filmini sbobinati a fatica dalle vecchie cineprese, di quelli muti, col rumore del motorino in sottofondo, che però raccontano tanto: di tempi in cui dietro ai silenzi dei finti perbenismi si celavano storie come questa, ma si chiudeva gli occhi. Si sente molto la voce di Virginia nel tuo racconto, mi chiedo cosa pensasse Anna, perché tutti hanno scordato Virginia, ma Giorgio di fatto no…

    1. Si hai ragione, il racconto ha il sapore di filmati sborniati di sera dove il cono di luce del proiettore è l’unico ad illuminare i volti dei protagonisti.. e pensa che la storia di fondo, seppur rimodellata, è una storia vera!!
      Grazie del tuo tempo..
      Ciao,

  4. Racconto scritto bene, mi piace lo spazio che hai dato alla mentalità di provincia anni ’60 e ai punti di vista esterni che osservano, e giudicano, le dinamiche del triangolo.

  5. Mi piace molto il tuo modo di scrivere, parli della coppia, argomento che io ho trattato molto, e analizzi tante fasi del rapporto. Continua su questa fase di introspezione, secondo me ti esce molto bene. Bravo!

    1. Grazie Marta,
      Si, ammetto che il comportamento umano mi affascina molto, sopratutto guardare le dinamiche e i legami, alle volte molto crudeli, che si instaurano all’interno di una coppia.
      Il racconto si è ispirato ad una storia vera che mi raccontarono molti anni fa e che non ho mai dimenticato..
      Grazie per il tuo tempo.