Il Maestro Yoda

Serie: Operazione El Dorado Canyon


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Eugenio Valente continua a combattere i libici nel mar Mediterraneo. Si tratta dell'aprile 1986

Eugenio si diresse verso zero-zero-zero. Superò un banco di nubi volando a millecinquecento piedi d’altezza, rivide la terra di Sicilia, sentiva la mancanza di Milano, il Parco Sempione doveva essere stupendo adesso che era primavera, e poi la zona del Forlanini. Si doveva accontentare della Sicilia, e sotto certi aspetti era meglio; restare a casa con suo fratello gli risultava intollerabile.

«Valente» udì via radio. «Valente» di nuovo, una voce piena d’impazienza.

«Ci sono, signore».

A parlare era stato il colonnello, Eugenio Camporini, uno con le idee a posto, del resto era il suo mentore, il suo personale Maestro Yoda.

«Chi ha detto che ti puoi ritirare?» abbaiò il colonnello.

«Signore, erano libici, noi non siamo in guerra con loro».

«Certo, ma non sai che gli americani hanno deciso di uccidere Gheddafi».

«Non lo sapevo» ammise.

«Certo» ripeté. «Tu sei un capitano».

Alle volte Camporini sapeva essere insopportabile, ma rimaneva il fatto che era il suo maestro. Tutto quel che Eugenio sapeva del volo, e soprattutto del combattimento all’ultima pallottola nell’aria, lo doveva a lui. Era un po’ grazie al colonnello se aveva abbandonato l’atmosfera asfittica della Milano da bere, immersa nelle produzioni televisive della Fininvest, locali all’ultima moda in cui gli yuppies corteggiavano modelle anglosassoni o tedesco occidentali e c’erano quelli che sembravano gli ultimi colpi di coda del terrorismo… Sì, tutto molto bello ma Eugenio aveva il suo dramma. «Capisco».

«No, non hai capito. Torna indietro e affrontali. Uccidili». Si comportò come se Eugenio fosse il cane di un combattimento clandestino.

«Lo farò con piacere». Fece un nuovo giro della morte, puntò verso uno-otto-zero, lì dove il radar indicava i due MiG. Poco lontano – si parlava di decine di chilometri in quel labirinto di nuvole – gli altri F104S affrontavano i MiG del Colonnello di Tripoli, da non confondersi con Camporini.

Mentre filava a centinaia di nodi all’ora, Camporini spiegò: «I libici hanno esteso il loro spazio aereo nel golfo della Sirte, gli americani non sono d’accordo; e poi, con quel che è successo nella discoteca La Belle… Ci sono dietro i libici e Reagan vuole vendetta. Questa è l’operazione El Dorado Canyon ed è venuto il momento che Gheddafi muoia anche se, credo, Craxi non è d’accordo».

«Capisco». Eugenio era fuori dalle logiche di potere, non era mai stato in una stanza dei bottoni, la sua personale stanza dei bottoni era l’abitacolo dell’F104S. Dunque vide i MiG e attivò il Vulcan.

Serie: Operazione El Dorado Canyon


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Discussioni

  1. “Si comportò come se Eugenio fosse il cane di un combattimento clandestino.”
    Sbaglio o stai narrando una questione storica recente, molto grave, che ci ha toccati profondamente? Voglio scoprire quanto c’ é di romanzato in questa tua serie.

    1. Infatti la serie parla della crisi della Sirte del 1986 fra Stati Uniti e Libia. L’Italia non fu troppo coinvolta, in realtà, ma in questi racconti ha un ruolo più attivo per esigenze narratologiche; potevo adoperare un protagonista italoamericano, al contrario ho optato per un ufficiale della nostra Aeronautica militare