Gli Obelischi

Serie: Il Manoscritto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La stirpe di Arat Varkut (Pianeta 0) dal momento in cui fu sparsa sul mondo, ha trascorso miriadi di mutazioni sino a raccogliere un sapere vasto come la trama del cosmo.

Il Gioco mi spinse lassù, fra le lame iridescenti degli Obelischi che dominavano Aarat Varkut la città accademia. Un’accozzaglia di edifici punteggiati da miriadi di occhi di vetro e acciaio, le cui pareti si fondono in un insieme di ferro e cemento. I palazzi quasi sembrano sostenersi l’un l’altro, non lasciando spazio alla luce.  La città era un gomitolo insensato di vicoli scuri e puzzolenti,  un cancro purulento cresciuto in verticale sulla nuda roccia, senza curarsi di  liberare il passaggio dell’aria fra gli edifici.  

Sotto l’Obelisco Maggiore s’era addensato il folle agglomerato urbanistico dell’Accademia.  Alla base del più imponente dei pilastri si assiepava un complesso di edifici consacrati al sapere d’ogni sorta d’argomento. Aarat Varkut era il nucleo in cui lo scibile del cosmo si  raccolse, coagulandosi fra le sue grottesche architetture. Nulla di non saputo abita all’ombra dei Cinque Obelischi. 

Finii in una fila che si allungava senza fine, risucchiata fra le mura di quest’assurda spirale architettonica, in attesa che un ufficiale vidimasse il mio lasciapassare per la Biblioteca del Secondo Anello. Non conoscevo alcuna delle lingue di chi mi stava attorno, perciò rimasi nel mio silenzio. Ogni autoctono parlava, invece, almeno una ventina di linguaggi, non avrebbe avuto problemi nel conversare con uno  qualsiasi degli stranieri brulicanti alle falde dell’Obelisco.  

Raggiunsi il banco dell’ufficiale preposto al Secondo Anello. Parlava la mia lingua, ovvio, mentre io non sbiascicavo una sola vocale della sua. Ci si sente premuti continuamente da un complesso di inferiorità verso i cittadini di Arat Varkut.

-Lei è il dottor/essa

La voce rugosa dell’Ufficiale s’interruppe quando lesse il mio nome per riprendere subito dopo aver trascritto rapidamente sul modulo:

-Adesso è l’Ospite K-09 – anticipò poi una mia domanda – Potremmo rilasciarle un documento in cui si riconoscano le sue credenziali, ma qui non avrebbe senso, lei non potrebbe praticare alcuna delle sue specializzazioni. Nessun titolo accademico che non sia stato meritato in un nostro Ateneo, raggiunge i livelli attesi dalle nostre competenze. Perciò il suo visto sarà efficace solo per dimostrare il fatto che lei si trova qui in veste di studente e null’altro. Ora, se non le dispiace, continuerei a riempire il modulo per l’ammissione all’Anello Universitario da lei richiesta.

Annuii disciplinatamente.

l’Ufficiale, un grasso tronco ligneo trasudante resina dentro cui guizzavano due occhi molli e arancioni, dai quali saettò un pigro sguardo che lesse con indifferenza la mia espressione, andò avanti .

-Mi dica il suo segno zodiacale.

Aprii la bocca dopo un istante di silenzio, balbettando di non aver inteso.

-Io…Non m’interesso di queste cose. Non saprei…

-Mi serve che lei mi dichiari il suo segno, signora.

-Non saprei davvero.

-Va bene, allora faccio io. Mi riferisca la sua data di nascita e il suo mondo di provenienza, per favore. Almeno la data di quando siete nati ve l’hanno fatta imparare nelle vostre scuole?

Prese, visibilmente seccato per la mancata risposta.

-Sì, ovvio. 

Gli dissi quanto voleva sapere.

Con uno sbuffo annoiato, e senza alcuno sforzo per calcolare a memoria, annotò: – Bene, l’Ospite K-09 è del Reonfuco.

Non esclamai la mia curiosità di sapere cosa fosse, per evitare altri disagi diplomatici, ma la mia faccia non poté nascondere lo stupore.

-Nulla di inspiegabile, dottoressa, la sua costellazione appartiene a un reticolo di ventidue raggruppamenti stellari, che abbiamo nominato Reticolo di Giambleo.

-Lei conosce a memoria gli astri del mio mondo, signore?

Ero allibita.

-Conosco quasi tutti i cieli di provenienza delle persone che entrano in Città, non sarei qui, altrimenti. Andiamo avanti.

-Mi dichiari in quale razza l’hanno classificata sul suo mondo.

-Appartengo alla specie umana.-

-Non le ho chiesto la specie, ma la razza in cui è stato classificata all’interno della sua specie.

Sorrisi incredula: -Si sbaglia, il nostro mondo ha abolito i sistemi razzisti da secoli.

-Nessun errore, ma comprendo le lacune nelle politiche dell’istruzione nei vostri mondi, perciò perderò altro tempo nel chiederle del suo impiego.

Gli enunziai la mia professione, e, il tronco sudante, con la solita aria di sufficienza riempì velocemente i campi sul modulo: 

-Uzieca. – sospirò, guardandomi perso -Lei è un’ Uzieca, capisce?

-Non capisco davvero cosa significhi, mi spiace.

Nella sua espressione scocciata riconobbi la domanda retorica ed inespressa ‘ma come si fa a vivere in una simile ignoranza? ’:

– Un Uzieco, qualunque sia la sua specie – rispose- è un essere dedicato alla ricerca superiore, parola sempre relativa ai sistemi accademici di cui fa parte. In pratica un Uzieco è un ricercatore universitario, un dottore dell’argomento di cui è stato indottrinato. Lei è un’Uzeca.

-Allora, signore, stiamo parlando di casta, non di razza. –

La correzione mi parve ovvia, ma il suo piglio si fece scuro: 

– Non insegni a me certe cose, chiaro? – mi fece notare come il mio destino in quel luogo dipendesse dal suo timbro sul mio lasciapassare.

-Mi scusi, non volevo essere maleducata.

-Non si preoccupi. Capirete anche voi, un giorno, lo spero, che la classificazione nella quale si dispone le mente, precede ogni specificazione biologica e da forma all’essere.

Mi sarebbe piaciuto capire cosa intendesse quel burocrate col termine ‘mente’, ma non mi diede modo di avanzare le mie perplessità, giocherellando col timbro, mi fece intuire che non avevo alcun altro diritto di sapere se non quello che mi avrebbe concesso lui.

-Mi dichiari, adesso, il livello della sua onestà.

-Non ne ho idea, signore, mi perdoni.

– Santa pazienza. Va bene, allora mi dica quante volte è stato battezzato nella religione, o in una qualche dottrina politica, militare?

-Non ha senso questa domanda. – 

Ero atterrita. 

-Mi sto spazientendo, lei con la sua ignoranza non può mettere in dubbio l’educazione e l’istruzione dell’urbe! Mi dica solo: non lo so, e vedremo di venirne a capo!

-Non volevo essere indisponente, signore, abbia pazienza, qui è tutto nuovo e devo imparare molto, ancora.

L’ufficiale si rabbonì. Dovevo ottenere quel visto, avevo attraversato centurie per essere lì, in quel preciso istante. 

-Una sola volta, sono stato battezzata solo una volta, nella religione che si pratica ove son nata. Non aderisco ad alcuna politica, né scuola militare. 

Appuntò la cosa sul modulo con un numero incomprensibile. Non conobbi mai il mio livello di onestà inteso al modo di Arat Varkut. 

Dopo non so quanto tempo trascorso risucchiato in quel gorgo di nonsenso, l’ufficiale mi lasciò libero di accedere alla biblioteca col prezioso foglio timbrato.

Probabilmente la mia onestà, secondo gli strambi canoni dell’accademia,  doveva essere di un livello accettabile. 

L’ingresso della Biblioteca Centrale mi proiettò in una vastità straniante; l’ambiente privo di riferimenti geometrici, vuota d’ogni appiglio con la logica architettonica a me familiare, m’impediva d’orientarmi. Cercai qualcosa di simile a un pannello su cui capire almeno l’ubicazione dei vari dipartimenti all’interno dell’edificio.

-il quadro giallo, signora.

Mi sentii sussurrare dietro il collo. Mi voltai raccapricciato dalla vicinanza di quel tipo glabro e vermiforme al mio collo. Sentii il suo fiato carezzarmi la giugulare.

-La vedo spaesata – continuò a sibilare- ma non ne abbia timore, è normale sentirsi persi per gli stranieri che varcano la prima volta l’atrio delle nostre belle accademie.

-Con chi starei parlando…?-

-Uh, con un maleducato! – ritirò d’un centimetro appena la sua lingua da me, contrito – Le sono piombato addosso senza neppure presentarmi, possa perdonarmi.

-Non saprei neppure chi perdonare, visto che non la conosco e continuo a non sapere il suo nome.

-Sono l’Assistente Didattico, il mio ruolo è quello di inserire gli stranieri alla loro prima volta nella struttura. Come può arguire questo palazzo è ampio e articolato, ci si perde facilmente se non se ne conoscono i segreti per orientarvisi.

-D’accordo. Se ho inteso bene, lei è venuto ad aiutarmi?

-Ha capito molto bene. Ora mi dica per favore dove vuole andare. –

Sibilò.

– Cerco il dipartimento di Scienze dell’Antichità, sezione Paleografia.

Riferii puntuale.

-Ottimo. È sul quadro giallo, vede?-

Da una sorta di bolla di plasma giallastro si contorse sino a prendere la forma di un pannello rettangolare. Il tipo vermiforme, al momento che il bulbo plasmatico iniziò ad attorcigliarsi su se stesso creando cavità e rigonfiamenti, continuò: -Deve seguire il percorso tinteggiato con quel colore, strada e pareti. Si mantenga sempre nelle zone gialle e arriverà direttamente a Scienze dell’Antichità. Una volta lì un ufficiale come me l’indirizzerà verso la biblioteca di Paleografia.

M’incuriosì l’ossessiva presenza di ufficiali, ora altezzosi e arroganti, ora melliflui, ma tutti erano posseduti dal medesimo assillo del servizio. Provai una strana sensazione con quei tizi, mi rimase addosso qualcosa di umido, come se quella loro bizzarra fisima di esserti utili fosse una bava appiccicosa, ma era una sensazione interiore, non si trattava di vera sostanza. Camminai barcollando incerto, cercando gli ambienti che innanzi a me prendevano a pulsare di un giallo cangiante, ora era intenso e abbacinante, ora vivo come le distese di grano, ora la putredine della carne marcia. Il mio olfatto era invaso da afrori così estremi da affossarmi in uno stato ipnotico. Il silenzio quasi assoluto in cui procedevo non faceva che spingermi ancor più alla deriva di uno straniamento sensoriale dalle caratteristiche ultraterrene.

Raggiunsi finalmente in uno stato catatonico il padiglione.

-Signora, si accomodi e si riprenda.

Assecondai quel consiglio, sentendomi sorretti il gomito da un qualcosa di molliccio e caldo.

[…]

Serie: Il Manoscritto


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Discussioni

  1. “Uzieco è un ricercatore universitario, un dottore dell’argomento di cui è stato indottrinato. Lei è un’Uzeca.”
    La razza dei ricercatori non è poi cosí stramba come classificazione 😂

  2. Ah finalmente un brano della mitica Alessandra che sono riuscito a comprendere quasi per intero!
    Scherzi a parte, ottima prova, la tua scrittura è potente e immaginifica e mi piace da pazzi anche quando mi ci perdo. Non son oavvezzo alla fantascienza, ma non credo aver moa letto nulla de genere, così diverso eppure così credibile, e in alcuni punti mi ha fatto ancher sorridere.
    Alla prossima

  3. – Un Uzieco, qualunque sia la sua specie – rispose- è un essere dedicato alla ricerca superiore, parola sempre relativa ai sistemi accademici di cui fa parte. In pratica un Uzieco è un ricercatore universitario, un dottore dell’argomento di cui è stato indottrinato.
    Finalmente ho scoperto chi è il Dottor Alessandro Orsini: un Uzieco!

  4. Ciao Alessandra, bello questo inizio di viaggio alla ricerca del Sapere, seguiro’ senz’altro le altre tappe del peregrinare dell’Uzieca K09 !