Il mimo

In questi primi tredici giorni, il lavoro è stato impegnativo ma non sfiancante e, a grazie alle mance ricevute, a volte anche gratificante. Franco però ha sofferto molto, quando Gianni è stato in cima ai suoi pensieri, ricordando quello che era successo a inizio mese. Non aveva ancora ideato un buon piano, ma qualcosa doveva pur fare se voleva farla pagare al suo datore di lavoro. 

***

La strada è dissestata e, alla guida del suo furgoncino, Franco mantiene un’andatura lenta in modo che dietro il cibo non si metta a rotolare sul pianale. Giunto quasi a destinazione, continua a chiedersi se Mimmo non avesse qualcosa da chiedergli sul conto del cugino scomparso, giacché, conoscendo la sua situazione, non si spiega come mai ha preferito spendere di più per ricevere una consegna a domicilio e per di più affidandosi alla polleria del signor Maligno.

Con in mano la busta contenente pollo e patatine sta camminando, sul selciato che conduce alla porta, quando percepisce un scricchiolio di passi alle sue spalle. Comincia a sudare e i suoi riccioli gli si appiccicano sulla fronte, mentre si volta di scatto.

«Franco, sei in ritardo!» esclama il sosia di Mastro Lindo, facendo trasalire l’altro. «Sai che il tuo costume da pollo è davvero bello? Però con me puoi toglierlo, starai morendo di caldo.»

«Scusami per il ritardo, Mimmo», risponde togliendosi il copricapo e con un sorriso tirato. «Ma ho pensato di passare da te per ultimo, così da poter perdere qualche minuto in più, nel caso avessi qualcosa da chiedermi…  non è così?»

L’altro non risponde e, visto il periodo, non gli stringe nemmeno la mano. Indica la porta e dice: «Entriamo, ti offro qualcosa di fresco da bere.»

Versa del tè fatto in casa in due bicchieri con del ghiaccio e ne porge uno al suo ospite. Entrambi ne scolano avidamente la prima metà. 

«Devo chiederti un favore,» gli dice dopo aver preso un sacchetto da dove fuoriusce della stoffa cerata, di colore argento. «Mi servirebbe una giacca smanicata e un pantalone comodo, per lunedì mattina ce la fai?»

«A dire il vero sono molto impegnato, ma visto il tipo di lavoro posso farcela. Per cosa ti servono?»

«Il teatro come ben sai è ancora chiuso, così, visto che da giorno diciotto inizierà la libera uscita, ho pensato di mettermi a lavorare in strada. Tanto per racimolare qualcosa in attesa che a giugno riprenderò con gli spettacoli, salvo che questo maledetto virus non continui a creare problemi.»

«Fai bene, come vedi anche io mi sto dando da fare» dice, alludendo al proprio costume. «Ma farai i tuoi soliti numeri da ventriloquo insieme al tuo peluche?»

«No, visto che non si potranno fare assembramenti neanche all’aria aperta. Mi cimenterò come mimo, magari rimanendo immobile come una statua, così i passanti si fermeranno giusto il tempo per scattarmi qualche foto e non stazioneranno, sperando che mi lascino poi qualche monetina.»

Franco conosce le abilità dell’altro e, compiaciuto, fa un cenno d’assenso. Ma, comprendendo quanto l’amico fosse messo male, gli propone: «Senti, il signor Maligno mi ha commissionato un gran lavoro, la paga è buona e potrebbe servirmi una mano. Ti va di perdere qualche ora di sonno?» Il suo interlocutore alza le spalle, così lui gli spiega: «Hai presente il film ‘Scemo e più scemo’?» Mimmo annuisce. «Ricordi il furgoncino?» Sorridono entrambi, pensando al mezzo a mo’ di cane. «Devo trasformare il mio a mo’ di pollo, ma dovrò farlo di notte perché durante il giorno devo continuare il lavoro per la polleria.»

«In un altro periodo non lo avrei degnato neanche di una scorreggia, a quel pezzo di merda…»

«Stessa cosa avrei fatto io, quindi, ci stai?»

«Ma sì, tanto lavorerò per te e non credo che lui verrà a farci visita, giusto?»

«Ma figurati! Il mezzo è mio, lui deve pagarmi per la pubblicità che gli farò e non è necessario che venga a curiosare.» Finisce il suo tè e lancia un’occhiata al sacchetto. «Il tuo pranzo si starà freddando, è meglio che vada. Allora, mi raggiungi in campagna stasera, intorno le dieci e mezza?»

«Va bene,» risponde togliendo l’incarto dal suo pranzo. Poi osserva le patatine fritte ormai flosce, il pollo non proprio succulento e fa una smorfia. «Io un pollo intero non lo mangio, pensavo che avrei consumato il resto per cena, ma credo che non lo farò. Vuoi rimanere a pranzo qui? In frigo c’è anche un’anguria bella fresca.»

«A dire il vero ho una porzione di anellini al forno, sul furgone. La prendo e così ci dividiamo un pranzo completo?»

Franco è piuttosto silenzioso, ascolta distrattamente l’amico e, dopo aver appreso che quella sera dovrà confezionargli degli abiti da operaio, non appena l’altro gli chiede se ha un badile da prestargli, sbianca. Il suo badile, quello usato per seppellire Gianni, è ancora nelle mani del signor Maligno. 

Mimmo nota che il colorito del volto del suo amico subisce un cambiamento, non intuisce il perché, ma essendo arrivati alla frutta e non riuscendo più a trattenersi, chiede: «So che nei giorni scorsi sei stato convocato un paio di volte dalla polizia. Ti conosco troppo bene e sono sicuro che tu non c’entri niente con la scomparsa di mio cugino, anzi, ho il presentimento che dietro ci sia Maligno, non lo credi anche tu?» L’altro non incrocia il suo sguardo, lo mantiene puntato sul pavimento e non fa trasparire nessuna emozione, così Mimmo lo incalza: «Secondo te, Gianni è ancora vivo?» Debolmente, Franco scuote la testa. «Visto quello che è successo, credo che sia una fortuna che i miei zii non siano più in vita, altrimenti sarebbero morti di crepacuore, non sapendo che fine abbia fatto il figlio. La questione è che oltre a me, non essendoci altri parenti, nessun’altro si sta interessando e le indagini non vanno avanti. In questura ho saputo che sei stato tu l’ultimo a sentire Gianni, quindi hanno sospettato di te, dopo aver letto il messaggio che hai inviato a Maligno, nel quale hai scritto che avevi sistemato la questione con Gianni…»

«Ho spiegato all’ispettore che con quel messaggio avevo dato la conferma a Maligno per il lavoro, e comunque io a Gianni lo avevo sentito tramite messaggi, quindi non c’è certezza che fosse stato lui a rispondermi…»

«Sì, so tutto. Ed è proprio per la mancanza di prove concrete che ti hanno lasciato stare in pace. E io ho anche insistito che sospendessero le indagini nei tuoi confronti e che le intensificassero su Maligno. Ma niente, a causa del lockdown in città nessuno ha visto qualcosa. E anche se Maligno aveva un movente, essendo stato in concorrenza con Gianni, quello ha pure un alibi e nessuna prova concreta che possa incriminarlo.» Mimmo stringe i pugni e i suoi bicipiti si gonfiarono.

«Queste cose le so anch’io,» disse dopo un po’, con tutta calma. «Ma ci sono altre cose che tu non sai…» Franco si blocca, vorrebbe trovare il coraggio per continuare ma non è facile, però, volendosi togliere un peso dalla coscienza una volta per tutte, credendo di potersi fidare di Mimmo, gli confessa: «Ti garantisco che quell’alibi è più falso di una banconota da due euro, perché ho visto Maligno con i miei occhi, mentre seppelliva il corpo di Gianni.» Mimmo strabuzza gli occhi, scuote la testa lentamente, è incredulo, ma prima che riprenda a parlare Franco lo anticipa: «Quel bastardo mi ha incastrato! Prima si è intrufolato in casa mia, mi ha fregato il caricabatteria dello smartphone per usarlo poi come arma del delitto, e un badile che gli è servito per seppellire Gianni nel bosco, dopo che lo ha soffocato. Se lo avessi accusato sarebbe stato la mia parola contro la sua. Vedi, lui possiede ancora i due oggetti con le mie impronte e con il DNA di Gianni… Quindi, riesci a immaginare perché ho taciuto?» Il volto di Franco è celato da una maschera di dolore.

L’altro inghiotte un grumo di saliva, annuisce lievemente e, non appena si riprende dallo choc, con tono un po’ brusco chiede: «E tu, dopo tutto questo, hai accettato di lavorare per quell’assassino?»

«Mimmo, rifletti… Maligno al momento non sospetta niente, ma io voglio fargliela pagare e lui morirà. Ho in mente qualcosa, ma non ho ancora ideato un buon piano che possa poi permettermi di farla franca. Però,» continua poi, fissando Mimmo negli occhi, «se tu mi aiuterai, molto probabilmente potremmo riuscire a vendicare Gianni senza che nessuno di noi finisca in galera.»

«Conta pure su di me. Non so come potrò aiutarti, ma sono certo che insieme vendicheremo Gianni.»

«Grazie di tutto, Mimmo. Speravo che mi avresti compreso e aiutato. Adesso però devo andare, tra un po’ dovrò tornare a lavoro. Ci vediamo stasera e così pianificheremo qualcosa. Intanto, da lunedì, col tuo travestimento da mimo potresti appostarti di fronte la polleria, così da tenere d’occhio Maligno mentre io sarò a fare le consegne.»

«Studieremo i suoi spostamenti e poi lo colpiremo!» esclamò Mimmo il mimo, con un ghigno malefico.

 

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Discussioni

  1. Ciao Ivan,
    seguo il tuo thriller molto volentieri, lo trovo divertente e interessante.
    l’unico appunto che ti faccio è che secondo me la figura del mimo è un po’ troppo marginale per essere considerata l’argomento del racconto.
    Al prossimo episodio

    1. Nonostante il tuo disappunto, che non condivido più di tanto, sono felice perché hai categorizzato la storia come thriller, quindi grazie Alessandro. Questo librick presenta Mimmo il mimo, non so fino a che punto la sua figura sia così marginale… comunque hai letto entrambi gli episodi, quindi se vuoi puoi darmi una mano col prossimo LAB, proponendone un paio che si possano intrecciare bene… Ahahahaha

  2. La trama s’infittisce e sono sicuro che succederà qualcosa di stravagante nelle prossime puntate ?
    Bella storia Ivan, mi hai fatto venire voglia di pollo e patatine ?
    Mi è piaciuto leggere questo LibriCK e sono curioso di leggere il precedente. Credo che non sia facile pensare a una serie seguendo i LAB. in bocca al lupo!! ?

  3. Ciao Ivan, mi unisco a Tonino nel dire che questi tuoi ultimi lab potrebbero essere uniti in una serie. Finalmente Franco è riuscito a confidare il suo dolore a qualcuno, il peso sulle sue spalle era enorme. Lui e Mimmo formano una bella accoppiata e mi piace l’uso dell’ironia che alleggerisce il racconto pur rendendolo tensivo come caratteristica di un buon thriller

    1. Micol, sei molto incoraggiante, grazie! Ancora, per pubblicare una bella serie, non sono riuscito a inventarmi una buona trama. I LAB invece mi stimolano la fantasia e, anche se la sfida sarà difficile, voglio vedere dove tutti noi di Open, votando ogni mese, porteremo questi personaggi… probabilmente se ne aggiungeranno altri.

  4. Cristina Biolcati

    A me fanno ridere i dettagli. Su tutti, quando accenni al “sosia di Mastro Lindo”. Lo immagino ? Attendiamo, allora, per sapere che fine farà Maligno. Gianni va assolutamente vendicato! Alla prossima Ivan. Ciao.

    1. Ciao Cristina, spero sempre di far sorridere il lettore, e quanto ci riesco sono felice! Grazie per aver letto e spero di non deluderti al prossimo LAB.

  5. Ciao Ivan. Scrivere una serie sfruttando i lab non deve essere assolutamente semplice. Ti sei prefissato una bella sfida, ma sono sicuro che riuscirai nel tuo intento. Quando sento il nome Mimmo lo associo ormai a Maccio Capatonda… purtroppo! Ahahahaha, mannaggia! 🙂 Al prossimo librick, continua così! 🙂

    1. Ciao Peppe, grazie per l’incoraggiamento. Eh sì, sarà una bella sfida che non saprò fino a quanto durerà… Mi spiace ma non conosco Maccio Capatonda, quando mi son chiesto come avrei dovuto chiamare ‘sto mimo, mi è bastato aggiungere una “m” e voilà, il gioco è fatto! Ahahahah

  6. Ciao Ivan, ah così stai scrivendo una serie sui lab… È una bella sfida, ma perché non li leghi in una serie vera? Avevo notato i riferimenti a “Il sarto” e mi chiedevo: ma è il secondo episodio? La storia diventa intricata, anche se mi son fatto pure due risate ricordando Scemo e più scemo… Che film! Allora aspetto il prossimo episodio, vediamo che fine fa il maligno?! Un caro saluto, alla prossima!

    1. Ciao Tonino, grazie sempre per le tue visite. Lo so, dovrei decidermi a scrivere una serie e forse un giorno, quando mi metterò seriamente a progettare una trama adeguata, lo farò. Vedremo se riusciremo a vendicare Gianni nel prossimo episodio, dipenderà dal LAB… magari Maligno camperà un altro po’… boh!