Il mostro

«Immagina di doverti svegliare la mattina e il sole non sorge. Non sorge neanche a mezzogiorno. Hai i crampi allo stomaco, non riesci a mangiare, e se anche ti incaponisci a masticare qualcosa, poi lo vomiti. Hai la mente annebbiata per il poco sonno e non ricordi nulla. Dopo, devi uscire di casa con la pioggia, la grandine, il fuoco che cade dal cielo. Arrivi a destinazione e ti viene voglia di tornare a casa, chiuderti in camera, stenderti a letto e non uscire mai più. Ma lo devi fare. Ecco, sei qui, in questo luogo di tenebra. Senti urlare e la gente cerca di fuggire, ma è vincolata dal rimanere a tutti i costi. Entri dove devi entrare e c’è lui…»

«Lui chi?»

«Il mostro.»

«Forse è meglio che non continui…»

«No, invece.»

Deglutì. «E va bene.»

«Dicevo che c’è lui, il mostro. È grottesco a vedersi. Ha tutte le cose brutte che chiunque possa immaginarsi. È scortese, brutale con le parole, non gliene frega nulla dei sacrifici che hai fatto per prepararti. Allora ti chiama, è il tuo turno, e ti fa domande a raffica. Tu sei emozionato, hai paura… paura che basti un passo falso e soffrirai. Tu cerchi di essere bravo, di dimostrare che ti sei impegnato, ma a lui non importa; lui vuole solo che te ne vada al più presto, ma deve anche darti un giudizio. Pensa! A lui non frega nulla se sei bello o brutto, se sei di destra o sinistra… lui deve giudicare il tuo lavoro, anche se poi, da come si comporta, sembra più un giudizio su di te, piuttosto che sul tuo impegno.»

Deglutì di nuovo. «Ma è tanto terribile?»

«Lui sì, gli altri… uhm, dipende.»

«Da cosa?»

«Dalle loro personalità. Ci sono professori che sono troppo buoni, capiscono che lo studente si è sacrificato e gli dispiace bocciarti. Altri… Purtroppo ci sono altri insegnanti che trattano gli studenti con disprezzo. Quelli che pretendono le cose a memoria sono i peggiori. Sono quelli che se non sai dov’è la virgola nel paragrafo, ti guardano male, urlano e ti umiliano davanti a tutti.»

«Ma è brutta, l’università.»

«Diciamo che serve» scrollai le spalle.

«E poi com’è andata con il mostro?»

«Mi ha promosso. Ma solo perché non gli andava di avere uno studente in più da interrogare al prossimo appello. E mi ha detto di vergognarmi perché non sapevo bene la materia.»

«Cavoli!»

«Eh, sì, un vero mostro.» Guardai fuori dalla finestra. Il sole era sorto, non pioveva fuoco. Dopo questo esame, ne avrei dovuto fare un altro. Sperando di non avere davanti un altro mostro.

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Commenti

  1. Giuseppe Gallato

    Ciao Kenji e complimenti per questo racconto veloce, secco, potente. Mi hai davvero rapito sin dalle prime battute. Sono un docente, non universitario, ma ciò che sollevi è una questione a mio parere meritevole di attenzione. Sinceri complimenti e al prossimo librick! 🙂

  2. Antonino Trovato

    Ciao Kenji, ottimo esordio, semplice, scorrevole, con una narrazione fluida e quasi fiabesca, perché ho avuto proprio la sensazione di trovarmi di fronte ad una favoletta horror raccontata al campeggio😁! Hai fuso ottimamente le sensazioni con descrizioni suggestive, e la realtà in esse contenuta mi ha fatto tornare ai miei esami universitari: i mostri esistono, e sono nelle nostre viscere e dietro ad una scrivania universitaria😁! Ottimo esordio e… benvenuto!

    1. Kenji Albani Post author

      Ciao! Grazie per le lodi e per il benvenuto.
      Spero che anche i prossimi racconti siano all’altezza.

  3. faby fabiana

    Un racconto breve che condensa emozioni e realtà. Mix perfettamente amalgamato dai dialoghi e lo stile fluido. Un buon inizio, specchio di situazioni comuni ad età ed esperienze. L’io diventa noi. Un racconto che insegna che le esperienze diverranno ricordi.

    1. Kenji Albani Post author

      Grazie per aver letto il mio racconto. Ti dirò, penso ancora a questo professore che mi trattò male l’anno scorso… Ma nello stesso giorno firmai il mio primo contratto. Le due facce della medaglia!

  4. Micol Fusca

    Ciao Kenji. Tutti noi abbiamo provato almeno una volta le sensazioni che hai descritto e ho sentito un brivido sulla schiena. Trovo che il tuo racconto sia tristemente realistico, quello della scuola è per molti un periodo difficile. Forse, per la prima volta, ci si rende conto che per la società siamo solo un numero. Il tuo è uno dei mostri veri che la vita ci impone di affrontare: mal di stomaco, ansia, mani sudate. La scuola pretende spesso perfezione, uniformità. Esistono però eccezioni, accanto ai “mostri” siedono “maestri”. Sono loro che dobbiamo trattenere nel cuore.