Il Mulo – episodio 4 La legge degli Urabeños.

Serie: Il Mulo


Sasha si appoggiò a Lally, minuscole particelle di sudore gli colavano fin sugli occhi.

Tenendosi premuto l’addome rimase sulle gambe non più stabili a fissare Lally.

Rimasero in silenzio per non richiamare l’attenzione dei due uomini dinanzi alla porta della suite.

Come se un connettore invisibile ne avesse collegato le menti attraverso lo sguardo che si erano appena scambiati,  a entrambi fu chiaro cosa dovevano fare.

Sarebbe stata una questione di due o tre minuti, fino all’ascensore, occorreva proibire al proprio corpo di reagire e ai brividi della paura di risalire nello stomaco, bloccando la ragione.

Guadagnarono l’uscita abbracciati.

Lally sorrise e Sasha le lasciò andare una pacca sopra le natiche. Gli uomini del Colombiano li lasciarono passare, uno dei due strizzò l’occhio all’altro dopo aver puntato il fondoschiena di Lally che spariva dietro le porte scorrevoli dell’ascensore.

*

Tra le pareti della suite, per la prima volta in tutta la sua vita, il Colombiano non fu più sicuro di non poter morire. Alzò un braccio, puntando il dito verso Alejandra che teneva la pistola senza tremori del polso.

Quello che Alejandra non sapeva è che il Colombiano non l’avrebbe mai potuta uccidere per quella ferrea regola del cartello degli Urabeños per la quale si proteggevano donne, bambini e puttane, a meno che non tradissero. Si proteggevano a costo della vita perché le puttane spesso erano le stesse sorelle e i bambini potevano essere arruolati nella guerriglia armata.

Una ventina di minuti dopo, non ricevendo alcun ordine da parte di Ivàn Sanchez, i suoi uomini entrarono nella suite.  Trovarono ciò che Lally gli aveva lasciato. Disarmarono Alejandra prima che il suo polso cedesse e scattasse la pressione sul grilletto della T.65, poi si affrettarono a chiamare oltreoceano.  

Dall’altro capo del telefono arrivò puntuale l’ordine di Dario Otoniel Ùsuga: «Ahora el mulo es tu hija».  (adesso il mulo è tua figlia)

Per la legge degli  Urabeños non si lasciavano soli i bambini, il Colombiano avrebbe dovuto farsi carico di Alejandra e del resto della famiglia nella valle del fiume Cauca. Non era importante il benessere di Alejandra, ma l’opinione che la gente del promontorio avrebbe avuto del Cartello, proteggere la famiglia voleva dire poter comprare altri ninos.

La madre di Alejandra cominciava a puzzare, mentre il cranio della guardia del corpo aveva preso a lievitare.

Gli uomini di Ivàn Sanchez si affrettarono a comporre il numero di telefono del ripulitore.

*

Mirko non rispose, né alla prima chiamata e neppure alle successive.

Avevamo inveito contro Sasha, maledetto lui e Lally per il casino che ci avevano tirato addosso. 

Chiesi che fine avesse fatto Alejandra e Lally bofonchiò qualcosa sulla legge degli Ùsuga.

Alla quinta volta che il telefono del ripulitore squillò, noi del cerchio prendemmo una decisione.

Sasha disse che dovevamo onorare il giuramento fatto sul fiume Trebbia, si piegò in avanti e vomitò dal dolore. Lally fece cenno di sì con la testa. Mirko tirò un pugno sul tavolo, poi, tutti, guardarono me.

Mirko aprì sul tavolo il portatile.

Il sudore ci grondava sulle facce, rendendole vitree come quelle dei fantasmi.

Alejandra aveva la stessa nostra età di quando tiravamo il frisbee tra le ortiche, ci somigliava perché come noi non era figlia di nessuno, asservita alle vie trafficate di droga, salvata dalla prostituzione minorile solo perché storpia, curata solo perché capace di custodire nel suo intestino migliaia di dollari sottoforma di ovuli.

Alejandra Maria, davanti al Colombiano, così come ci aveva raccontato Lally, non aveva avuto paura, negli occhi le aveva brillato il coraggio di chi non ha più niente da perdere.

Ci capimmo guardandoci in viso, gli uni con gli altri.

Misi in fila le lettere e i numeri, scesi nella coltre di nebbia sotto la rete web ufficiale, catalogai i codici dei conti correnti di Ivàn Sanchez e li incrociai con quelli delle Bahamas, svuotandoli. Spostai ogni centesimo sul conto corrente intestato al progetto Infancia y Salud di cui Lally conosceva le coordinate; milioni di dollari presero a uscire dai plafond dell’Argentina per far ritorno in Svizzera su un nuovo fond intestato a Alejandra Maria Cortillas, aperto col nome del tesoriere del consolato italo-colombiano. Stessa cosa fu fatta per gli immobili, dalle cliniche private ai Luxury hotels sulla costa di Miami, finanziando con somme da capogiro un progetto che avrebbe dato a molti bambini ciò che non era mai toccato a noi.

In ultimo, usai il sistema di copertura scendendo ancora più giù, sotto l’iceberg del web, attraverso vie inaccessibili che si autodistruggevano nel loro percorso, mandando in frantumi i circuiti dell’hardisk.

Poi arrivò il buio.

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Discussioni

  1. “ma l’opinione che la gente del promontorio avrebbe avuto del Cartello”
    Purtroppo, lì come qui, una parte della malavita si nutre della comunità creando un senso di “accoglienza” che genera catene invisibili