Il ninja sopravvissuto

Mi chiamo Shigeru Kobo e sono una tartaruga umanoide, o meglio un uomo con fattezze di tartaruga. Un mutante, ecco! Il creatore di quelli come me si è ispirato a un cartone animato per bambini umani: le Tartarughe Ninja. Ma quelle sono idee balzane, fantasiose. Io sono realtà. Ho un nome giapponese, non italiano, e giro sempre armato come un samurai. Ho l’elmo pesante con tanto di maschera baffuta, la smorfia demoniaca che spaventa tutti. Indosso un pastrano e sotto l’armatura. Porto i sandali e con il bo bastono i miei nemici, con il nunchaku li percuoto, il mio chigiriki gli spappola i muscoli, il sai li pugnala e la katana li affetta; con le shuriken li colpisco da lontano. Amo le armi e, data la situazione in cui mi trovo, sono utilissime. Tempo fa ero nello spazio e la mia navicella è scesa sulla Terra. Mi aspettavo di trovare i miei simili, ma… ahimè, sono passati milioni di anni da quando lasciai il pianeta Terra – credo che abbia compiuto un cronoviaggio nel cosmo; un errore degli ingegneri. Adesso non c’è più l’uomo, sulla Terra, né le tartarughe mutanti miei simili. Il mondo è dominato da polpi umanoidi. Sono molli, invertebrati, amano l’acqua salata. Hanno teste piene di tentacoli e, al posto delle braccia, orridi tentacoli ricoperti di ventose.

Mi hanno accolto come un nemico.

Combatto i polpi umani, li faccio a pezzi. Uso le arti marziali innate che possiedo per combatterli.

E non ne ho pietà.

Vivo come un reietto e sono in cerca del segreto: perché sono stato inviato nel cosmo, se poi nessuno che ne abbia memoria del motivo è rimasto in vita?

Continuo a combattere e smembro i loro corpi raccapriccianti. Me ne cibo, anche, e per questo sono disprezzato. Sono visto come un mostro, da loro – io mostro fra mostri, ah! – e mi odiano.

Anch’io li odio, e per questo li combatto.

Loro hanno armi al plasma, io solo l’equipaggiamento dei samurai o dei ninja di quel che un tempo era chiamato… Giappone medievale.

Il mio cuore è corroso dall’odio. Non ho sentimenti positivi… Tranne uno.

Speranza.

Ogni notte, prima di addormentarmi nel mio nascondiglio, alzo lo sguardo verso le stelle e cerco qualcosa che si muove.

Non comete o asteroidi.

Loro, cerco loro.

Non sono stato l’unico a essere stato inviato nel nulla siderale. Anche i miei simili, sono lì, fra corpi celesti e pulviscolo cosmico.

Guardo, e aspetto.

Un giorno scenderanno sulla Terra e io li accoglierò.

Lo so per certo: io sono l’avanguardia.

Pure loro scopriranno quel che è successo e guarderemo in avanti: procreeremo e combatteremo.

Un giorno accadrà.

E un altro giorno, noi tartarughe mutanti, prolifereremo e sostituiremo i polpi umanoidi.

Una nazione di tartarughe, oh, sì.

Sono un sopravvissuto? Per il momento, per il momento.

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Discussioni

  1. Ciao Kenji, che racconto malinconico… Mi hai sorpresa piacevolmente, hai saputo far esprimere alla tua creatura tutto il dolore di un’anima sola. E la speranza, che mai deve morire: in fondo, tutti noi guardiamo le stelle sperando in un giorno migliore.

    1. Ciao Micol e grazie per avermi letto! Molto bella la tua interpretazione.