Il Nome Delle Cose

Serie: Humans


Quando riaprì gli occhi non si ricordò subito tutto quello che era accaduto. Gli ci vollero diversi secondi prima di riprendere coscienza del suo corpo. Allungò le mani per sentirne la consistenza, ed era ancora lì, tutto intero. Si guardò intorno per capire dove fosse, in cerca di qualcosa di familiare, anche se sapeva benissimo che non c’era niente di familiare per lui nel mondo. La stanza era grigia e asettica, lui era sdraiato su di un lettino quindi decise di sollevare il busto e allora sentì un dolore dietro le spalle, proprio dove una volta c’erano le sue ali. Si guardò il petto e si rese conto di averlo completamente fasciato. Sfiorò le fasce bianche con la punta delle dita, erano ruvide e calde. Si alzò in piedi anche se il dolore alla schiena era davvero forte, strinse i denti d’istinto e si avviò verso l’unica finestra che c’era in quella stanza e guardò fuori. L’unico panorama che gli era offerto erano le finestre dell’ala opposta, sollevò lo sguardo verso il cielo di cui poteva vedere solo una piccola porzione incorniciata dal tetto della struttura e provò una strana sensazione. Gli esseri umani la chiamano malinconia, lui non sapeva che nome darle. Una sorta di tristezza che non aveva mai provato prima di quel momento, lontano da casa, da tutto quello che conosceva, dalla sua realtà e dal suo stato superiore alla semplice condizione di essere umano.

Distolse lo sguardo e cercò di concentrarsi, aveva deliberatamente deciso di cadere sulla terra, disobbedendo ad un ordine preciso macchiandosi di una colpa di cui prima o poi avrebbe dovuto pagare le conseguenze. Notò che c’era un mobiletto vicino al lettino in cui stava prima e sul ripiano erano stati appoggiati dei vestiti. C’era anche un biglietto, ma lui non sapeva leggere. L’osservò più e più volte nel tentativo di capirne il significato, ma era impossibile per lui. Cominciò a rendersi conto che abituarsi alla sua attuale condizione avrebbe richiesto più tempo del previsto. Si sentiva come se avesse fallito ancor prima di aver cominciato. Era la seconda strana sensazione che provava senza sapere che nome darle, e chissà quante altre ne avrebbe incontrate lungo il suo cammino, ma era poi davvero così importante dare un nome ad ogni cosa? Si chiese. Da quando aveva acquisito quel corpo e quindi tutte le caratteristiche dell’uomo ne aveva assunto anche i difetti, i limiti e le ossessioni, sentiva la necessità di dare un nome a qualunque cosa provasse o vedesse, come se dandole un nome avesse l’illusione di poterle controllare, cosa che non gli era mai accaduta in precedenza.

<<Salve, vedo che si è rimesso alla grande!>> un ragazzo entrò nella stanza, era vestito di bianco ed aveva un largo sorriso dipinto sul volto. Senza perdere tempo si avvicinò al ragazzo porgendogli il biglietto.

<<Per me?>> chiese, ma lui scosse la testa e mosse il dito sul biglietto cercando di farsi capire.

<<Vuole che glielo legga?>> chiese ancora il ragazzo prendendo il foglietto in mano.

<<Vediamo… Ti ho lasciato questi vestiti in modo che tu non vada in giro nudo. Non so chi tu sia e come mai non riesci a parlare, ma ti auguro di trovare la tua strada ed ogni bene. Ti scrivo anche l’indirizzo di Don Raffaele, è una brava persona, vai pure da lui, ti aiuterà si avrai bisogno… Claire!>>

Il ragazzo riconsegnò il biglietto al paziente che era rimasto in silenzio.

<<Davvero lei non sa parlare?>> chiese, e lui scosse la testa in segno di diniego.

<<Mi faccia fare qualche controllo e poi vediamo cosa si può fare…>>

Il ragazzo lo fece accomodare nuovamente sul lettino e mentre faceva i suoi controlli di routine l’uomo ripensava al biglietto, ripensava a Claire, una donna davvero molto gentile, cosa che lo aveva stupito fin da subito. Per quanto ne sapeva lui il mondo non era un posto colmo di gente gentile ed altruista, tutto il contrario, sapeva che le anime da salvare si contavano sulle dita di una mano e per questo qualcuno sopra di lui aveva preso una decisione. Una decisione assurda a cui lui si era opposto con forza, e il risultato era stato quella sua discesa sulla terra.

<<Allora, io ho finito…>> il ragazzo lo riportò alla realtà <<Venga con me, la porto da una persona che forse può fare qualcosa per questo suo problema col parlare!>>

Il ragazzo lo condusse in un’altra stanza non lontana dalla sua dove c’era un anziano signore seduto sul lettino intento a leggere un libro.

<<Signor Mattei, come si sente oggi?>> chiese il ragazzo cortesemente.

<<Sto morendo… esattamente come ieri figliolo!>> il signor Mattei indossava un paio di occhiali dalla montatura dorata che gli conferivano un’aria elegante anche se i suoi pochi e radi capelli bianchi erano tutt’altro che pettinati e stonavano decisamente con l’aspetto che quegli occhiali gli conferivano.

<<Chi mi hai portato?>> chiese al ragazzo.

<<Oh sì, lui è… non so come si chiama, la cartellina dice solo Michael con un punto interrogativo, quindi non so. In ogni caso ha un problema, non sa parlare…>>

Il signor Mattei spinse con l’indice gli occhiali più in su e osservò dall’alto in basso l’uomo chiamato Michael-punto-interrogativo, e disse:

<<Non posso aiutarlo, se non ha mai imparato a parlare non imparerà più!>>

Il ragazzo si avvicinò al letto.

<<Andiamo, lei è stato un fenomenale insegnante di lettere.>> fece una pausa, si voltò un istante verso Michael-punto-interrogativo e poi tornò a guardare il vecchio signor Mattei.

<<Inoltre, credo sia innamorato. Si è risvegliato nel lettino da solo con un biglietto di una certa Claire e un indirizzo, non ha nient’altro! Avanti, ci provi per favore!>>

Il ragazzo aveva inventato di sana pianta quella storiella sull’essere innamorato, ma conosceva il signor Mattei, e sapeva perfettamente che non avrebbe rinunciato all’idea romantica di aiutare un uomo innamorato.

Il vecchio fece cenno a Michael-punto-interrogativo di avvicinarsi e lui lo fece.

<<Bene, ragazzo mio!>> disse poi sorridendo <<Vediamo che cosa riusciamo a far entrare in quella tua zucca vuota!>>

L’uomo non aveva idea di come quell’anziano signore avrebbe potuto aiutarlo, ma non poteva fare altrimenti, doveva imparare a parlare, come avrebbe potuto altrimenti muoversi nel mondo senza conoscere il linguaggio? Era impossibile. Del resto non aveva avuto molto tempo per limare i dettagli quando aveva deciso di cadere sulla terra, tutto era successo molto in fretta e se per rimediare doveva prestare ascolto a quel vecchio signore con gli occhiali dalla montatura dorata, allora andava bene così. Intanto il ragazzo che lo aveva accompagnato lì aveva lasciato la stanza dando la possibilità ai due di fare conoscenza.

<<Ti avverto che le cose non saranno facili. Io sono un’insegnante severo e pretendo risultati!>>

Michael-punto-interrogativo annuì con la testa. Sentì la terza sensazione salirgli dallo stomaco, ancora una volta non sapeva che nome dargli, tuttavia non se ne preoccupò, in breve tempo sarebbe riuscito a dare un nome a qualunque cosa.

Serie: Humans


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Un punto di vista interessante, hai saputo descrivere bene l’alienità di Michael?. In questo nuovo episodio ho sentito con forza l’analogia con Lucifero da una diversa prospettiva. Un Lucifero buono, ben inteso. Caduto sulla terra per seguire la sua strada dopo aver reciso il legame di sudditanza al padre. Qui ci vedo un adolescente, affamato di conoscenza e in cerca di affermare la sua identità come individuo singolo.

  2. Di questa storia mi piace la sfida di descrivere il mondo dal punto di vista di un estraneo. É un tema già sondato ma che ogni creativo può interpretare come crede. Questa storia scorre fluida come la discesa di Michael dal cielo. Stiamo a vedere dove porterà.

  3. Un bel capitolo, il punto di partenza per Micheal-punto interrogativo. Mi piace molto questa storia anche perché sono certa, ci sarà molto da scoprire sulla nuova vita ma anche su quella antecedente la caduta. Molto curiosa di leggere i prossimi episodi. Bravo!