Il nuovo capo di Dharma

Serie: Nero Dharma


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Finale!

Il cielo sembrava di piombo.

Adriano era nato quando c’era il pericolo che l’Unione Sovietica attaccasse l’Occidente con il botto atomico, e sorvolando che pure adesso c’era la minaccia nucleare, si ricordò della sua infanzia. Non era che il cielo gli sarebbe crollato stritolandoli? Un diluvio di fuoco, la morte collettiva.

Sodoma e Gomorra.

Gomorra!

Scacciò il pensiero di quel pennivendolo che si era arricchito gettando fango sulla sua città e continuò a guidare lungo l’autostrada.

Si sforzò di considerare quella una bella giornata. Accese la radio.

M2O.

Ritmi house riempirono l’abitacolo, Marcello zompettò felice, dietro di loro il signor Vitale ascoltava un audio di Whatsapp con l’auricolare nelle orecchie.

Marcello stava per dire qualcosa di gioioso quando distorse la bocca in un urlo animalesco. «Guarda!».

Vicino alla corsia di emergenza c’era una volante della stradale e lo sbirro agitava la palina verso di loro.

Adriano accelerò senza attendere gli ordini degli altri. Vide con lo specchietto retrovisore che gli sbirri erano balzati sulla Leon e ora li inseguivano a sirene spiegate. Maledetti.

Adriano filò nella corsia di sorpasso, suonava il clacson, le automobili intorno sembravano fare delle facce da deficienti.

Dalla Leon partirono dei colpi di pistola.

Come grandine, ridussero in ragnatele di cristalli il vetro posteriore.

«Tranquillo». Marcello aveva notato il nervosismo di Adriano. «È antiproiettile».

«Sul serio?». Adriano era scettico.

Un attimo dopo, vide che sul freno a mano abbassato c’era del sangue.

Il signor Vitale si era accasciato in avanti, sputava sangue, rantolava.

Marcello imprecò. «L’hanno colpito».

«Dicevi che il vetro era antiproiettile».

Il collega reagì con una bestemmia.

Adesso la loro macchina era lontana dalla Leon azzurra. Adriano prese uno svincolo, si avventurò nella campagna tutta industrie e officine. Non più cielo di piombo, ma abitacolo di sangue.

Accostò e diede un calcio allo pneumatico.

Marcello era sempre sporco di purpureo, ma scioccato. «Aiutami».

Adriano accorse. Fecero delle manovre per salvare la vita all’uomo, e lui sorrise con i denti pittati di sangue. «Mi stai salvando la vita, bravo ragazzo».

«Faccio il mio dovere».

«Se muoio, sarai tu il capo…».

«Non lo dica neanche per scherzo». Il tempo che Adriano lo dicesse che gli occhi dell’uomo diventarono vitrei. Adriano insisté, Marcello lo bloccò:

«Il signor Vitale è morto».

«No» si limitò a dire Adriano.

Erano tutti e due disorientati, Marcello si incollò al cellulare del fu boss.

Adriano non gli diede retta, finché Marcello non gli si rivolse di nuovo, uno scintillio negli occhi. «In base al nostro antico codice sei tu il nuovo capo».

«Cosa?» balbettò.

«Sì. Hai sentito le sue ultime parole, sei tu il capo, di diritto. È stato il suo ultimo ordine».

Adriano era senza fiato.

Dharma aveva un nuovo capo, ma Adriano si sarebbe guardato da Marcello: non si sapeva mai.

Serie: Nero Dharma


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Anche oggi ho lasciato delle “mollichine” negli episodi precedenti, per segnalare il mio passaggio. Una storia davvero cruda, che di norma siamo abituati ad associare ad un pulp (non per nulla fin dal principio mi ha ricordato i film di Tarantino). La nota dolente è che lungi dall’essere finzione letteraria o cinematografica, tutto questo esiste: a volte è davvero difficile venire a patti con la mostruosità insita nella razza umana.