Il padre del cane

L’UH1 era appena atterrato e gli infermieri corsero a recuperare i feriti.

Vernall Varnado scese per primo.

«Ma tu non sei ferito!» lo accolse l’equipaggio di terra.

«No che non lo sono. E adesso levatevi!».

Gli infermieri non badarono più a lui e si apprestarono a soccorrere i feriti, ma poi rimasero delusi. «Non c’è nessun ferito…».

«No, infatti. Sono io l’unico superstite» si mise a ridere Vernall Varnado.

Allora gli infermieri andarono via mentre il pilota spegneva il motore dell’UH1.

Vernall Varnado aveva voglia di riposare. Dopo aver visto tutto quello schifo, era convinto che se lo meritava. Solo che in quel momento arrivò il sergente. «Varnado, a rapporto!».

«Signor sergente, io…».

«Ho detto: a rapporto!».

Meglio non discutere con il sergente pensò Vernall Varnado, così si arrese e lo seguì.

Sfilarono fra i quonset sotto la bandiera a stelle e strisce, allora il sergente condusse Vernall Varnado fino al quonset comando. Vernall Varnado non amava quella situazione, soprattutto adesso che lì di fronte c’era un indovino che gli sorrideva sdentato.

Il sergente si rivolse a Vernall Varnado. «Rimani qua». Non disse altro, sparì dentro il quonset.

Vernall Varnado rimase immobile. Non voleva guardare l’indovino, ma questi iniziò a corteggiarlo. «Soldato, dai, vieni qua, ti leggo la mano».

«No, io non credo a queste cose. Figurati! In California…».

«Ma io posso dirti cosa ti succederà in futuro».

«Ho detto di no».

«Anche come morirai».

«Ho detto che non credo a queste cose».

«Ne sei sicuro? Eppure sei sopravvissuto a questa battaglia…».

«Oh, senti, se mi leggi la mano poi stai zitto?».

Mostrò di nuovo le gengive prive di denti. «Ma certo».

«Solo che non pago, eh!». Gli si avvicinò.

«Pagherai solo se ti piacerà quel che ti dirò» disse con sicurezza l’indovino.

«Certo, certo». Si accomodò accanto a quel tizio e fece uno sbuffo.

Adesso l’uomo aveva iniziato a cantilenare qualcosa, poi gli controllò la mano.

Vernall Varnado si aspettava qualche stupida banalità che aveva già sentito al cinema o visto nei fumetti: la linea della vita, si sarebbe arricchito, avrebbe avuto una bella moglie… Ma l’indovino lo lasciò esterrefatto. «Molto interessante quel che vedo. Avrai un figlio dal nome di un cane».

«Ehi, ma cosa dici! Vuoi offendere?». Vernall Varnado si arrabbiò. Non era venuto fin lì in Vietnam per essere preso in giro.

«E farà anche musica».

«Un figlio di un cane… che farà musica?».

«No, un figlio con un nome di cane, e farà musica, ho detto».

«Guarda, se credi che ti paghi dopo questi insulti, lasciamo stare, eh? Anzi, facciamo finta che non ci siamo mai incontrati che sennò ti picchio a sangue».

Fece spallucce, lasciandolo ancora più esterrefatto. «Fa’ come vuoi. Ma non desideri sapere il nome di tuo figlio?».

«Sì…». In quel momento fu colto alla sprovvista perché il sergente lo stava chiamando. «Adesso vengo». Vernall Varnado fu sollecito ad andarsene e sentì l’indovino dire: «Snoop Dogg».

Vernall Varnado non si preoccupò neanche di rispondergli male.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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Discussioni

    1. Già! L’idea del racconto mi venne un sabato del settembre dell’anno scorso… mi è sempre piaciuto spulciare le biografie dei personaggi famosi e inventare storie su di loro intersecandole sugli eventi geopolitici.
      Grazie per il tuo commento!

  1. Accidenti, che fotografia biografica! Originale come hai creato il vissuto, asciutto e senza fronzoli. Mi sono sorpresa davvero leggendo il nome. Non conosco il rapper se non il nome, non sono una grande intenditrice di questo genere di musica. Mi sono immedesimata nel ‘padre del cane’ perché anche a me fu letta la mano da una zingara, io ero tornata da un servizio in protezione civile col cane (eravamo un’unità cinofila) e non mi andava di ascoltarla; voglio morire ignara. Grazie, per aver scritto! Un salutone.

    1. Grazie!
      In effetti mi piace molto spulciare le biografie dei personaggi famosi e parlare delle loro avventure a tu per tu con certi eventi storici. Infatti Varnall Varnado era un veterano del Vietnam…
      Un caro saluto 🙂