Il pavimento della scuola

Serie: L'incubo


Il giorno in cui Akseli rientrò al lavoro, Jenni avrebbe iniziato ad assistere Aila alle 8:00. Sarebbe rimasta con lei per la colazione e il pranzo, per poi andare via alle 13:00, circa due ore prima del ritorno di Akseli. Le condizioni di Aila sembravano migliorate da quando viveva con il figlio: riusciva a vestirsi da sola e a usare il bagno. La sua memoria era ormai compromessa e non era più in grado di svolgere alcune attività, come preparare il pranzo, ma la nuova routine in casa e alcuni farmaci, come la memantina, stavano avendo effetti positivi, rallentando il decorso della malattia.

Quella mattina Akseli si recò in un nuovo edificio per rivestire di linoleum i pavimenti di quella che sarebbe stata una scuola.

Svolgeva quella professione ormai da quindici anni e si sentiva fortunato, sapendo quanto fosse difficile trovare un lavoro e soprattutto, non detestarlo.

Essere un posatore di pavimenti aveva diversi vantaggi, tra cui la possibilità di gestire il proprio lavoro autonomamente; inoltre, la soddisfazione di aver contribuito alla realizzazione di un edificio, lasciando il segno con un lavoro ben fatto, era impagabile.

In effetti, Akseli era molto competente e apprezzato da tutti e questo lo spingeva a dare sempre il meglio di sé.

Parlò con i costruttori ed esibì i documenti, quindi iniziò a occuparsi della prima camera. Innanzitutto, usando una levigatrice, rese il pavimento perfettamente liscio, eliminando ogni piccolo rilievo o granello. Dopo aver ripulito, si concesse la pausa caffè delle 9:00. Passò quindi a misurare la stanza e, successivamente, a tagliare il linoleum (sempre qualche centimetro in più, per sicurezza).

Mentre osservava la lama affilata attraversare la superficie del materiale, la sua mente fu invasa da mille pensieri. Senza una ragione apparente, riaffiorò un ricordo lontano: aveva circa undici anni e si trovava al cimitero con la sua famiglia. Avevano appena partecipato al funerale dello zio e stavano camminando tra le tombe per raggiungere l’auto, parcheggiata lì vicino. D’un tratto, Akseli sentì una voce che lo chiamava e si voltò, ma non vide nessuno. Continuò a camminare e quando la sentì per la seconda volta, si fermò e capì che proveniva da una tomba. Lui non si scompose, né ebbe paura; semplicemente si avvicinò alla lapide per leggere il nome scritto sopra: si trattava di una bambina morta all’età di nove anni, appena pochi mesi prima.

Per ascoltare meglio, si mise carponi e posò l’orecchio sul terreno. Sentì piangere qualcuno. I suoi genitori si voltarono e, vedendolo in quella posizione, pensarono che avesse visto uno scoiattolo o chissà cos’altro.

«Akseli, che fai? Adesso sei tutto sporco di terra! Alzati subito», lo rimproverò sua madre.

Lui, preoccupato per la persona che stava piangendo, ma consapevole che non avrebbe potuto fare molto per lei, mise le mani ai lati della bocca, come per amplificare la sua voce, le accostò al terreno e urlò: «Mi dispiace, non posso aiutarti!»

Accostò nuovamente l’orecchio per ascoltare un’eventuale risposta, ma lo raggiunse solo il profondo silenzio sepolcrale.

I suoi genitori lo osservarono interdetti e lo richiamarono minacciandolo di punirlo severamente se non si fosse alzato all’istante.

Lui obbedì, ma non rivelò mai a nessuno il segreto della bambina che lo chiamava dalla tomba.

Tuttavia, specialmente nei mesi successivi, gli capitò di sognarla spesso. La vedeva rannicchiata dentro la bara, che piangeva. Ma quando provava ad avvicinarsi per tirarla fuori, lei non si accorgeva della sua presenza. Akseli urlava disperatamente e batteva i pugni contro la superficie di legno che, nel sogno, era diventata trasparente permettendogli di vedere la bambina al suo interno.

«Sono qui, mi senti?» gridava lui angosciato. Ma niente da fare, lei non lo sentiva.

Poi, quando Akseli si arrendeva all’evidenza di non poterla aiutare, lei all’improvviso si asciugava le lacrime e lo fissava negli occhi; lui restava pietrificato dal suo sguardo. La bambina strisciava all’interno della bara, portando il viso vicino al suo, come per guardarlo meglio; poi accennava un sorriso e il suo volto mutava. Akseli vedeva quei lineamenti delicati assumere sembianze rudi, la pelle liscia raggrinzirsi e i capelli diventare grigi. A quel punto, lanciava un urlo di terrore e si svegliava di soprassalto.

Mentre la lama scivolava sul linoleum verde, Akseli pensò a quell’incubo che l’aveva tormentato per tanto tempo e che poi era svanito, dileguandosi persino dalla memoria. Che strano.

Gli tornarono in mente anche le parole che Jenni gli aveva rivolto il giorno prima: “tu hai un dono”.

In effetti, il suo passato da medium lo dimostrava: era connesso in modo speciale con l’aldilà; le anime dei defunti, per qualche ragione particolare, erano inclini a parlare con lui. E questo, anche se non l’avrebbe mai ammesso, lo faceva sentire potente.

E poi c’era Onni. Non vedeva suo figlio da tanto tempo e gli mancava immensamente. In fondo, era per lui che aveva iniziato la sua attività di medium ed era lui l’unica persona che si trovava dall’altra parte con cui davvero voleva avere un contatto.

Una volta tagliata la superficie di linoleum, iniziò ad applicarla nella prima stanza; stendendo lo strato di colla, gli balenò l’idea di approfittare della presenza di Jenni per contattare Onni. Lei avrebbe saputo cosa fare se si fosse presentato un imprevisto. Che motivo c’era di essere tanto cacasotto? Dopotutto, cosa era successo davvero? Un tizio di mezza età era apparso e aveva spento le luci. Nessuno si era fatto male. Gli spiriti non possono farci niente, non è così?

Continua...

Serie: L'incubo


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi è piaciuta tantissimo la narrazione che alterna il momento pratico del lavoro manuale al pensiero che torna ai sogni e al proprio bimbo che non c’è più.
    Ho immaginato Akseli che medita mentre le sue mani continuano a lavorare e ho pensato che succede la stessa cosa a molti di noi, soprattutto quando svolgiamo lavori per noi abituali. Siamo lì, intenti, ma la mente vola.
    Questa alternanza ha dato ritmo alla narrazione e poi, aggiungo, entrare nella mente del protagonista, ci permettere di conoscere meglio la sua storia, quasi di vederla.
    A proposito, la domanda finale era per noi lettori?
    🙂

  2. Ciao Arianna, bellissimo episodio. È proprio vero quello che prova Akseli: le persone sensitive si sentono potenti, ma allo stesso tempo sono spaventate dalle proprie capacità. Forse troverai strano quello che penso, ma vedo un’affinità tra il lavoro di Akseli (ristrutturare edifici) e i suoi poteri: la voglia di restituire a qualcosa, o a qualcuno, una parte perduta👏👏👏😘

    1. Sai che non ci avevo pensato? Ho scelto quel lavoro per Akseli solo perché è lo stesso lavoro di mio marito 😅 quindi è stato facile chiedere a lui tutti i dettagli (come si taglia il linoleum, ad esempio). Ma la tua intuizione è straordinaria! Grazie davvero ❤️

  3. Ciao Arianna, l’episodio del cimitero e il sogno sono la conferma che Akseli è davvero speciale. Mi chiedo se la bambina non stesse chiedendo aiuto per una ragione legata alla sua morte. Una storia che continua a incuriosirmi e piacermi molto, bravissima!