Il peso delle stelle

Serie: Segreti e passioni


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Omicidi, inganni, amori, verità nascoste, ambientati nella frammentata campagna siciliana. Personaggi tormentati si confrontano con crimini intricati, mentre la tensione cresce in trame dense di colpi di scena e finali ambigui, dove giustizia e vendetta si intrecciano.

La masseria dei fratelli La Rosa si stagliava contro il cielo notturno come un monolito scuro, circondata dal silenzio dei campi gelati. L’aria era pungente, ogni respiro si tramutava in nuvole di vapore che si dissolvevano rapidamente.

Fofo’ La Rosa alzò lo sguardo e osservava il cielo stellato. A fianco a lui, Livestru, con le mani nelle tasche della sua giacca in renna fissava il buio con la stessa intensità di chi cerca qualcosa che non può vedere.

«Dobbiamo prestare attenzione, vecchio mio» disse Fofo’, rompendo il silenzio, la sua voce aveva un tono basso, quasi cospiratorio, «non ho intenzione di tornare in galera. Una volta basta e avanza.»

Livestru lo guardò di lato, gli occhi freddi ma pieni di un’inquietudine difficile da nascondere. «Forse dovrebbe iniziare a pensare di fare la cosa giusta, ‘zzì Fofo’.»

Fofo’ scoppiò in una risata amara, scuotendo la testa. «La cosa giusta? E quali fussi? Vivere di stenti? Rinunciare a tutto? Tornare a quello che ero tanti anni fa?», fece una pausa, portando le dita alle labbra, «svegliati, Livestru. Non ci sono preti. Non c’è redenzione pi chiddi come noi. Siamo solo capri espiatori, siamo il rovescio della medaglia, siamo il sale che insaporisce le pietanze.»

Livestru strinse la mascella, il gelo della notte sembrava farsi più intenso. «Forse no», replicò con calma, «ma possiamo scegliere quando fermarci, di ragionare e soprattuto di non peggiorare le cose. Potete evitare di trascinare vostro fratello Angelo e me in questa spirale di disperazione, avete una possibilità di vivere una vita normale.»

«Mio fratello non ha bisogno di avvocati, lo sa lui cos’è meglio pi iddu. Che significa una vita normale in questo posto dimenticato da Dio? Tra queste colline e queste campagne, alzarsi la mattina e tornare la sera a casa con la stanchezza che corrode le ossa e divora l’ossigeno», sbottò Fofo’ alzando la voce, «qui la gente sopravvive a malapena, mentre quelli che dovrebbero proteggerci ci sfruttano. Non venirmi a parlare di giustizia, Livestru. Non qui, non adesso e non proprio tu.»

Il silenzio tornò per un istante, interrotto solo dal lieve vento che gelava i loro visi. Livestru si passò una mano sulla barba incolta, come se cercasse le parole giuste, ma quando le trovò, queste uscirono più dure di quanto volesse. «Eppure, continuando così, non fate altro che dar loro ragione. Alimentate lo stesso sistema che disprezzate. Non è giustizia, è vendetta cieca.»

Fofo’ si girò verso di lui, gli occhi stretti e carichi di una rabbia antica, quasi primordiale. «Vendetta cieca? Senti chi parla. Tu, con le mani sporche di sangue, vieni a insegnare la giustizia a me? Sai cosa sei, Livestru? Un ipocrita. Un dannato ipocrita», fece dei passi verso il ragazzo. «Tu sei esattamente come me, anzi forse sei anche peggio di me, di mio fratello e dei fantasmi di Nardu e Lisciannaru, solo che hai trovato un modo migliore per dormire la notte, e questo modo non so quale sia, tuttavia te lo leggo negli occhi, da quando sei andato via qualcosa è cambiato in te. Stai ben attento a quello che fai, Livestruzzu o non ti basterà scappare di nuovo.»

Livestru non replicò subito. Sentiva il cuore battere forte nel petto, non per paura, ma per il peso delle parole di Fofo’. Non se le aspettava, cadeva di non meritarle per tutto quello che aveva fatto in passato per lui. Ognuna di esse lo colpì come pugni ben assestati, andavano a segno nel profondo, dove lui stesso sapeva che la verità si nascondeva. Forse Fofo’ aveva ragione. Forse il suo tentativo di cambiare era solo una maschera, una recita per giustificare ciò che era stato.

«Non sono qui per giudicarvi, Fofo’», disse infine, con una voce quasi stanca, «sto cercando di fare qualcosa di diverso. Vorrei lasciare il segno in questo mondo anche se non cambia nulla.»

Fofo’ lo fissò per un lungo momento, poi si voltò verso il cielo stellato. «Sei un sognatore, Livestru. E sai cosa succede ai sognatori? Li schiacciano. Sempre. Non voglio essere io a farlo, voglio tenerti a lungo al mio fianco, Cori di cani.»

Livestru rimase in silenzio. Il gelo della notte sembrava penetrare persino nelle sue ossa, ma il vero freddo veniva dall’interno. Dopo qualche istante si girò e iniziò a camminare verso la macchina parcheggiata poco distante. Si voltò prima di salire sulla sua Uno Turbo nera.

Fofo’ rimase immobile, avvolto dal silenzio della masseria. Le stelle continuavano a brillare sopra di loro, indifferenti al dramma che si consumava sotto il loro sguardo eterno. Livestru si allontanò, consapevole che non aveva risolto nulla, tormentato dall’incapacità di cambiare chi gli stava accanto. Non credeva che Fofo’ avesse ragione: i sognatori non finiscono schiacciati. Doveva stare attento a come si sarebbe mosso da quel momento in poi.

Serie: Segreti e passioni


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “«Eppure, continuando così, non fate altro che dar loro ragione. Alimentate lo stesso sistema che disprezzate. Non è giustizia, è vendetta cieca.»”
    molto bella