Il piccolo scontro

330 a.C.

Non erano più una falange, per ora. Le sarisse graffiavano il cielo mentre i fanti marciavano lungo il sentiero perso tra le rocce.

Era tutto così diverso dalla Macedonia.

Menandro era deciso a combattere per il re.

Re Alessandro.

Molti si chiedevano se sarebbe passato alla storia, se loro sarebbero passati alla storia.

Per il momento bastava che servissero agli ordini di Leonnato, poi si sarebbe visto se avevano avuto abbastanza valore per entrare a far parte della storiografia.

Dopo le rocce, il reparto si vide parare davanti il deserto. In lontananza c’era un fiume con delle paludi, non poteva essere un miraggio.

Il locago a cavallo agitò un braccio. «Non esitate, seguitemi!».

Così fecero.

Si avviarono in direzione del fiume, quando Menandro si accorse di qualcosa che stonava: respirava un’atmosfera di pericolo, e non era perché erano in guerra, ma era altro.

Stringendo la sarissa, si nascose dietro lo scudo.

Subito dopo, delle frecce vibrarono contro il suo scudo. Se non fosse stato così veloce, sarebbe finito per essere crivellato vivo.

Urla di allarme si diffusero di fante in fante, gli arcieri persiani fecero la loro comparsa: avevano il volto coperto dai turbanti, Menandro immaginò le loro smorfie come se fossero demoni del deserto.

I persiani li assalirono stando lontani dalle sarisse, continuarono a tirare le frecce, alcuni fanti caddero a terra feriti: le frecce li avevano colpiti ai piedi e alle caviglie.

Il piccolo reparto si ritrovò a essere circondato, via via erano decimati dalle frecce, se fossero esplosi in un’avanzata avrebbero goduto di una breve vittoria perché sarebbero stati accerchiati dopo essersi divisi.

Menandro rifletteva.

Lasciò la sarissa, mise mano allo xiphos.

Gli arcieri si fecero più vicini.

Il locago continuava a dare ordini, ma una freccia lo fece cadere dalla schiena del cavallo.

A Menandro venne un’idea. Corse fino al cavallo, riuscì a bloccarlo appena in tempo prima che fuggisse e dalla sua schiena lanciò delle ingiurie, poi continuò: «All’attacco, figli di Macedonia!».

«All’attacco» gli fecero eco.

Il locago era stato un idiota: bastava muoversi tutti insieme. Il reparto così fece, sotto la guida di Menandro. Gli zoccoli del cavallo stritolarono alcuni persiani, i fanti lo seguirono.

La forza esplosiva.

C’era stata.

Loro, i macedoni, erano destinati a trionfare.

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